Il punto sul mercato del lavoro in Italia: tra stallo dell’occupazione e successo della formazione professionale di alto livello

Il punto sul mercato del lavoro in Italia: tra stallo dell’occupazione e successo della formazione professionale di alto livello

 

Economia e mondo del lavoro proseguono nel faticoso percorso di risanamento e, nonostante il persistere di nodi cruciali come la forte pressione fiscale e l’elevato tasso di evasione, l’Italia torna lentamente a crescere, in attesa di scoprire quali saranno gli esiti dell’inedita situazione politica e dei nuovi equilibri di forza che vanno delineandosi in Europa come nel resto del mondo.

In uno scenario che offre ben poche certezze, sia i giovani – alle prese con il loro debutto nel mercato del lavoro – sia i professionisti – alla ricerca di possibilità di crescita, si trovano di fronte ad una sfida che non prevede facili soluzioni o scorciatoie e che, come confermato da ogni statistica, continua a trovare la migliore risposta nella formazione specialistica.

I dati Istat sull’occupazione nel primo trimestre del 2018

L’economia nazionale è attraversata da segnali contrastanti: nei primi mesi del 2018, i dati relativi a produzione industriale, import, export, vendite al dettaglio e prezzi al consumo hanno continuato ad oscillare tra il segno più ed il segno meno, descrivendo un quadro di sostanziale stabilità, seppur con qualche timido segnale incoraggiante.

Il +1,4% fatto registrare dal PIL al termine dello scorso anno rappresenta il risultato migliore conseguito dal paese dal 2010 ad oggi;  va comunque segnalato che il valore complessivo del Prodotto Interno Lordo italiano rimane lontano da quello precedente alla crisi economica.

I dati aggregati relativi all’andamento del mercato del lavoro nel primo trimestre del 2018, pubblicati dall’Istat, mostrano segnali apparentemente incoraggianti: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il numero degli occupati è cresciuto di 147.000 unità. Tuttavia, nel confronto con il trimestre precedente, si scopre che il tasso di disoccupazione è in realtà aumentato, anche se solo di uno 0,1% (passando all’11,1%).

Il vero dato riguarda il nuovo boom dei contratti a tempo determinato: nei dodici mesi considerati, il numero dei rapporti di lavoro a termine è cresciuto di 385.000 unità, mentre parallelamente venivano interrotte 52.000 collaborazioni a tempo indeterminato e anche il numero dei lavoratori autonomi registrava un pesante meno 186.000.

 

La situazione occupazionale dei giovani laureati

Mentre la precarietà torna purtroppo a crescere, i numeri presentati da AlmaLaurea all’interno dell’annuale report sullo stato occupazione dei neodottori italiani mostrano qualche segnale incoraggiante. Lo scorso anno, il tasso di disoccupazione tra i dottori in possesso di un titolo triennale era in calo del 9,2% rispetto al 2013, mentre, per i laureati magistrali, la riduzione dei senza lavoro si attestava attorno ai 6,5 punti percentuali.

Viceversa, crescita moderata, e comunque significativa, per il tasso di occupazione, che per i neo-dottori a dodici mesi dal conseguimento della laurea triennale passa dal 68,2% del 2016 al 71,1% dello scorso anno, mentre per i laureati magistrali cresce dal 70,8% al 73,9%.

 

La crescita degli studenti impegnati in percorsi di master

Tra i trend in crescita segnalati da Almalaurea, spicca quello dei laureati che al termine del biennio della magistrale scelgono di proseguire il proprio percorso di studi frequentando una scuola di specializzazione o un master, pratica sempre più comune specie tra i dottori nelle discipline dell’economia, della finanza e del marketing.

Come a più riprese emerso da sondaggi e statistiche elaborate a partire dall’esperienza di studenti ed imprese, la formazione universitaria italiana continua a peccare sul fronte della professionalizzazione dei discenti, che al termine del percorso di studi si trovano a padroneggiare un ricco bagaglio di conoscenze, senza tuttavia essere in possesso degli strumenti e delle logiche aziendali necessarie per un’immediata operatività sul campo.

 

Il modello esemplare delle Business School

È proprio nell’ambito della finanza e delle scienze economiche che, anche in Italia, si è assistito alla nascita e allo sviluppo di programmi formativi altamente specialistici, mirati proprio alla definizione di determinate figure professionali: i master delle Business School.

Fulcro dell’offerta di queste particolari scuole di specializzazione è l’unione di lezioni in aula tenute da manager e esperti professionisti, ed una ricca serie di esercitazioni pratiche, nel corso delle quali gli studenti mettono alla prova quanto appreso in aula, sviluppano nuove competenze e, soprattutto, acquisiscono un vero metodo di lavoro.

I piani di studio dei master in finanza sono un lampante esempio di questo modello, pensato per rispondere alle esigenze di formazione e aggiornamento di giovani laureati e di professionisti del settore.

I migliori programmi spaziano dall’analisi consuntiva dei documenti informativi di base, quali appunto i Bilanci e le situazioni contabili infrannuali, alle analisi preventive attraverso sia i processi di Pianificazione (Business Planning e Financial modeling) che di Programmazione (Treasury management e analisi e valutazione degli strumenti di finanziamento), il tutto attraverso l’analisi di case study, le esercitazioni guidate tramite Excel e persino esercizi in role playing.

La formula dei master curati dalle Business School riscuote consensi in virtù del taglio moderno e operativo attento alle reali richieste del mercato delle aziende, ma anche grazie alla trasparenza con cui tutte le informazioni relative a durata del percorso di studi, contenuti delle singole lezioni, curriculum e competenze della faculty, svolgimento delle esercitazioni e testimonianze degli studenti, vengono rese facilmente accessibili (si veda ad esempio la pagina di presentazione di questo master in finanza).

 

I vantaggi del diploma di master sul piano professionale

L’efficacia dello strumento di un master in finanza appare evidente quando si considerano i dati raccolti. A questo proposito, sempre da AlmaLaurea: il tasso di occupazione ad un anno dal completamento di un percorso di master risulta, mediamente, pari all’84%, con uno scarto di ben 13 punti percentuali rispetto al valore osservato nel caso dei laureati triennali. Numeri interessanti anche per quanto riguarda la retribuzione mensile netta, che passa dai 1.153 euro dei laureati magistrali biennali ai 1.523 euro dei dottori in possesso di un master, con un incremento pari al 32%.

 

Conclusioni

In un mercato del lavoro che sembra offrire sempre meno certezze, la necessità di investire nello sviluppo delle proprie competenze e nel costante aggiornamento delle conoscenze è ancora oggi il modo più sicuro per costruire una professionalità versatile e, quindi, facilmente spendibile.

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