Il Presidente provinciale di Confcommercio Maurizio Prestifilippo su chiusura Bar Bonina di Regalbuto

Dovrà stare chiuso sette giorni, nella settimana di Pasqua, il Bar di Orazio Bonina, in Piazza Vittorio Veneto a Regalbuto. Un decreto, firmato dal Questore di Enna, adottato su proposta del Comando dei Carabinieri di Nicosia, ferma i battenti del “Bar pasticceria Vittorio Veneto”.

Da qualche tempo i Carabinieri avevano messo sotto la loro attenzione il “Bar Vittorio Veneto”; lo hanno fatto in seguito ad una lite avvenuta tra due persone, di cui uno era dentro il bar per consumare qualcosa. I due sono stati divisi, come sempre avviene in questi casi e il titolare ha avvertito i Carabinieri della locale Stazione, mettendo a disposizione anche i filmati delle telecamere interne. Eppure i Carabinieri hanno incredibilmente negato questa circostanza.

A distanza di mesi, d’estate, si è verificato un altro episodio. Fuori dal bar, che si trova in una piazza particolarmente frequentata della città, tra due giovani scapestrati è scoppiata una lite. Sono stati immediatamente avvertiti i Carabinieri, che sono arrivati quando l’alterco era già terminato e i due giovani si erano allontanati. Dunque niente a che fare col bar Bonina.

Ecco i due gravi episodi che hanno indotto il Questore di Enna ad applicare l’articolo 100 del T.U.L.P.S., definendo, di fatto, il Caffè Vittorio Veneto un «abituale ritrovo di persone pregiudicate e pericolose».

È lecito sollevare dubbi sulla opportunità di un provvedimento punitivo, che sembra voler suggerire ai titolari di pubblici esercizi di dover intervenire in prima persona negando la somministrazione a persone di dubbia reputazione e chiedendo loro di non entrare nei bar.

Ciò sarebbe impossibile, deleterio, pericoloso!

Chi è in stato di libertà può entrare in qualunque esercizio pubblico e non sono gli esercenti che possono intervenire negando loro la consumazione.

Da questo a ritenere un bar come “abituale ritrovo di persone pregiudicate e pericolose” c’è un abisso. In particolare è impossibile crederlo per il bar di Orazio Bonina, che è in pieno centro e in cui non ci sono né tavoli, né spazi per soggiornare. Se persone pericolose vogliono incontrarsi, il bar Bonina è il posto meno consigliabile: è talmente centrale e frequentato, che lì tutti vedrebbero i pregiudicati incontrarsi, proprio a partire dai Carabinieri, che dovrebbero tenerli sotto controllo.

Non è ininfluente nella vicenda, che non si fermerà a livello della ristretta comunità provinciale, il ruolo che Orazio Bonina esercita da anni nella sua città, quello di presidente della Delegazione comunale di Confcommercio: un ruolo di rappresentanza sindacale che gli è valso il rispetto e la stima di tanti colleghi e dell’intera dirigenza del sindacato datoriale ennese.

Il Presidente provinciale di Confcommercio, Maurizio Prestifilippo, ancor prima che venisse adottato il provvedimento di chiusura, aveva chiesto ripetutamente di essere ricevuto dal Questore di Enna. La segreteria del Questore era perfino in imbarazzo nel dover comunicare il diniego del massimo rappresentante della Polizia a ricevere il presidente provinciale di Confcommercio. A parte le scuse di generici impegni, era evidente che il Questore non lo volesse incontrare, interrompendo così una ultradecennale consuetudine di collaborazione e di reciproco rispetto.

La reazione del Presidente Confcommercio Maurizio Prestifilippo, all’indomani della notifica del provvedimento di chiusura comminato a Orazio Bonina, è amareggiata:

«Così si è scritta un’altra pagina amara di questa Sicilia meravigliosa e terribile – commenta Maurizio Prestifilippo – Nel colpire Orazio Bonina si sono colpite le persone oneste di una comunità cittadina e la Confcommercio, il sindacato dei commercianti che Orazio rappresenta nel più alto livello provinciale. Mai avevamo sentito così forte il distacco delle istituzioni dal sindacato che sempre si è battuto contro la delinquenza, il racket delle estorsioni, l’usura, con atti coraggiosi e il sacrificio di tanti suoi esponenti».

«Non essere stati ricevuti dal Questore ci umilia e ci offende – continua il Presidente Prestifilippo – L’errore plateale che si è consumato, applicando uno strumento antiquato e controproducente nei confronti del bar Bonina, lascerà un segno incancellabile in tutti noi, mina alla base la fiducia che non era mai mancata nei Carabinieri e nella Polizia. Da Presidente di Confcommercio mi sento di esprimere a Orazio Bonina e ai suoi familiari, profondamente lesi nella loro sensibilità e nel loro alto senso dell’onore, la mia piena fiducia nella correttezza della persona e il sostegno pieno del sindacato e della sua dirigenza».

«Quando all’intelligenza e alla sensibilità si sostituiscono spregiudicatezza e cinismo si fanno gravi danni all’immagine delle istituzioni – sostiene Prestifilippo – Al Questore giunge la richiesta di mostrare maggiore attenzione nei confronti di un territorio che ancora lui non conosce appieno e all’interno del quale bisogna distinguere tra chi lavora con onestà e passione e chi è abituato a delinquere. Perché sono i primi che devono essere tutelati dai secondi attraverso l’azione forte e intelligente delle forze dell’ordine».

«Infatti i Carabinieri di Nicosia, al termine della proposta di chiusura, affermano che il provvedimento è adottato per tutelare i commercianti onesti. Ma come – si chiede il Presidente di Confcommercio – per tutelare i commercianti onesti si chiudono le loro attività? Invece di limitare la libertà di movimento dei malfattori si rovina la reputazione di gente buona, corretta e laboriosa? Invece di difendere e tutelare le buone attività, costruite col lavoro di ogni giorno, si mette a repentaglio l’attività del rappresentante sindacale dei commercianti? E lo si fa proprio nella settimana di Pasqua, periodo di lavoro intenso per una pasticceria?»

«Ecco perché – conclude Maurizio Prestifilippo – quello di Regalbuto non può restare un caso taciuto di uso improprio di una legge autoritaria, adottata durante il periodo fascista, che attribuisce agli organi di polizia un potere immenso, senza contrappesi, che pregiudica invece la fiducia che tutti dobbiamo avere nell’azione integerrima dei difensori dell’ordine pubblico»

 

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