IL PAVIMENTO POLICROMO IN CERAMICA DELLA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO IN ENNA

IL PAVIMENTO POLICROMO IN CERAMICA DELLA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO IN ENNA

“Quando il 25 e 26 marzo dello scorso anno, dopo i lavori di messa in sicurezza delle strutture murarie, della copertura e restauro conservativo del prospetto, la chiesa di San Michele Arcangelo è stata riapertain occasione delle Giornate di Primavera, ad iniziativa del FAI (Fondo Ambiente Italiano), Delegazione di Enna,diretta da Nietta Bruno, rendendo possibile interessanti visite guidateadiverse centinaia di persone,grande è stata la mia emozione nel rivedere nella sua interezza e splendore il pavimento policromoin mattonelle di ceramica, da me disegnato e realizzato nel lontano 1957”. A parlare è il prof. Giuseppe Marzilla, già docente e preside dell’Istituto d’Arte, ora Liceo Artistico di Enna.In quelle due giornate di visita il Marzilla. con grande soddisfazione, ha potuto constatare il grandeinteresse di quanti, magari per la prima volta, hanno avuto modo di ammirare il monumento sacro nel suo insieme, rimasto chiuso perinagibilità peralcuni decenni.Gli ennesi e i tanti turisti hanno avuto modo diapprezzare -oltre la particolare pianta ellittica in stile arabo-normanna della chiesa, con le sue opere d’arte (stucchi barocchi, cantoria e quadreria) – il pavimento rifatto sessant’anni fa a Santo Stefano di Camastra (ME).La successione degli eventi realizzativi dell’operasonominuziosamentedescritti in un dossier predisposto dallo stesso Marzilla, fattoci pervenire qualche tempo fa.“Tutto ha inizio negli anni ’50 del secolo scorso -si legge tra le righe del dossier – quando la signorina Maria Giuliano (membro del Terz’ Ordine Carmelitano), una pia donna che faceva volontariato a favore degli ultimi, che collaborava gratuitamente presso l’allora orfanatrofio femminilegestito dalle suore Canossiane,annesso alla Chiesa di San Michele, constatò che la decorazione del pavimento in ceramica della chiesaera molto deteriorata e quindioccorreva porvi rimedio”. La Giuliano, nella speranza di trovare interlocutori validi per la soluzione del problema, contattò il geometra LoVerme, funzionario dell’Ufficio del Genio Civile, il quale si prodigò ad iniziare tutto l’iter autorizzativo e di finanziamento per eseguirei lavori di rifacimento del pavimento. Ma come fareper approntare le mattonelle occorrenti per la nuova pavimentazione? La signorina fu indirizzata a prendere contatocon il prof. Luigi Cascio, direttore della locale Scuola d’Arte,il quale si mise subito alla ricerca di un laboratorio idoneo alla realizzazione del pavimento. Occorrevainoltresceglierela persona adatta per la stesura del disegno-progetto.Preferì, ritenendolo capace,il giovane prof. Giuseppe Marzilla, da poco diplomato presso le Belle Arti di Palermo.L’incaricato, dopo un sopralluogo, individuò circa 20 mattonelle preesistenti in discretecondizioni, comunque leggibili per lariproduzionedeldisegno originario.Va ricordato che l’antico pavimento, attribuito a Mastro Antonio Brandinosu disegno di Vito Mammana,realizzato a Caltagirone, tra il 1761 e il 1765, si era rovinatocol trascorrere del tempo, mail definitivo degrado si ebbe durante i decenni di permanenza delle suore Canossiane, le quali – nell’intendo di far bene – facevano il lavaggio con acqua arricchita di acido muriatico che dava brillantezza ai colori, ma a lungo andare arrecògravissimi danni. “Avuto l’incarico – ricorda Marzilla – iniziai la preparazione del disegno, prima ridotto e poi su scala 100/100. Ciò mi impegnò dal febbraio 1955 all’aprile 1956, perché dovetti approntare anche gli spolveri, occorrenti per il trasferimento del disegno sul supporto definitivo, onde consentire la successiva pittura con motivi a tralci”. Per la decorazione e i coloriil Marzilla prese spunto dalle mattonelle recuperate, riuscendo magistralmente a riportare il decoro originario di gusto barocco. È stato soltanto aggiunto all’ingresso lo stemma della Chiesa Madre, che rappresenta le tre torri del castello sormontate dall’immagine della Madonna.Inoltre altre mattonelle incorniciano la scritta, con numeri romani, dell’anno di esecuzione.Il prof. Cascio contattò il Preside della Scuola d’Arte di Santo Stefano di Camastra per individuare in zona un laboratorio ben attrezzato per la produzione delle mattonelle. La grande professionalitàdei titolari della fornace,Giorgio Curci e Gaetano Franco,con la loro qualificata assistenza,consentirono al Nostro di completare il lavoro di stesura degli smalti colorati e di assistere alle varie fasi di cottura. Particolareggiata e ben documentata è la descrizione fatta del prof. Marzialla nel dossier, dove, passo dopo passo, descrive tutto l’iter della realizzazione del pavimento, comprese le difficoltà incontrate in corso d’opera, tutte superate brillantemente. Il ragguardevole numero di mattonelle, ben 4900, tutte numerate, impostate su pedane in legno, furono spedite a Enna per la messa in opera.Occorre infine dire che oltre alla pavimentazione dell’ovale (mq. 162) è stato ripavimentato il transetto per mq. 30, dove sono state inserite alcune mattonelle originarie a suo tempo recuperate. “Nelle due Giornate di Primavera FAI (25-26 marzo 2017), alla riapertura della chiesa dopo 25 anni di inagibilità, nel vedere i visitatori guardare con meraviglia il pavimento decorato, il mio pensiero è andato alla signoria Maria Giuliano che con la sua filantropia, ci ha regalato tale emozione”. Cosìha scritto il prof. Marzilla a chiusura del suo dossier.(Nella foto: l’interno della chiesa di S. Michele)
Salvatore Presti

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