Il futuro amministrativo di Roma; l’opinione di Angiolo Alerci

Esattamente settantacinque anni fa nel 1946,in occasione delle prime elezioni amministrative dopo la caduta del fascismo l’ing.Salvatore Rebecchini della D.C.Sindaco eletto, constatò che in seno al Consiglio non vi era una omogenea maggioranza che potesse consentire un serio governo della città e rassegnò le dimissioni, determinando lo scioglimento del Consiglio.

A creare motivi di ingovernabilità fu il risultato elettorale conseguito dal Fronte dell’Uomo Qualunque ,formazione politica creata soltanto pochi mesi prima,che con oltre 100.000 voti elesse ben 17 consiglieri, numero esattamente uguale ai consiglieri eletti nella lista della D.C., mentre il Blocco del Popolo (PCI e PSI) ne conquistò 30 e le altre liste 16 (5 il PRI,5 il PNM,4 il PLI e 1 lista civica).

Al Sindaco Rebecchini subentrò nelle vesti di Commissario il dr. Mario De Cesare, allora Vice Capo della Polizia, che resse le sorti della città dal 28 dicembre 1946 al 4 novembre 1947.

In occasione delle nuove elezioni effettuate dopo dieci mesi, venne sostanzialmente modificata la composizione del Consiglio aumentando da 17 a 27 il numero dei consiglieri D.C., riducendo da 17 a 8 quelle dell’UQ, da 30 a 28 quelli del B.d.P. ridimensionando le altre liste ( PRI da 6 a 5,PNM dal 5 a 4 e PLI da 4 a 1) e determinando l’elezione di 3 consiglieri del M.S.I..

L’ing. Rebecchini venne nuovamente eletto Sindaco ed amministrò la città dal 5 novembre del 1948 al 2 luglio del 1956, con una maggioranza formata con il P.R,I.,con il P.L.I. e con il P.S.D.I.

Questa premessa serve solo a confrontare la situazione di allora con quella di oggi.

La situazione politica italiana, e quella di Roma in particolare, presenta una certa analogia con quella creatasi nel 1947.

Solo che oggi come terzo incomodo non c’è il Fronte dell’Uomo Qualunque che, dopo il grosso exploit nel giro di pochi mesi scomparve, ma il Movimento Cinque Stelle che è in buona salute e sta dimostrando, con qualche errore veniale, di sapere bene utilizzare e sfruttare al massimo tutti gli errori e gli effetti di tutti gli scandali che hanno creato, non solo a Roma, la penosa situazione in cui oggi versa il nostro Paese.

Angiolo Alerci

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