Il Docufilm “Che fine faranno” realizzato a Enna sarà presentato il 29 giugno al Salina Docufest 2017

Sarà presentato il 29 giugno al Salina Docufest il docufilm “Che fine faranno – lettera aperta al Presidente della Repubblica” realizzato nell’ambito di un progetto che ha visto in rete tutte le scuole del capoluogo di ogni ordine e grado, ed altre di Calascibetta e Villarosa e coprodotto dal Comune di Enna. Il lavoro di circa 30’ di Giovanna Taviani, alla regia e sceneggiatura, e Davide Gambino alle riprese e montaggio è stato realizzato in collaborazione con il Centro Accoglienza Santa Lucia di Enna bassa – Sezione Minori non accompagnati e presentato lo scorso mese durante la Settimana della Legalità. Alla serata del 29 per la premiazione sarà presente anche il sindaco di Enna Maurizio Dipietro oltre che i protagonisti del Centro di Accoglienza Santa Lucia.

Evento Speciale
a Palermo, capitale dell’accoglienza e della cultura 2018,
proiezione e presentazione del film
“Che fine faranno – lettera aperta al Presidente della Repubblica”
regia di Giovanna Taviani, in collaborazione con Davide Gambino
alla presenza del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando
intervengono, insieme agli autori, Agnese Ciulla già Assessore alle Attività Sociali Comune di Palermo, Maurizio Di Pietro Sindaco di Enna, Sergio Maffeo Responsabile Eventi Comune di Enna e i ragazzi del Centro di accoglienza Santa Lucia di Enna, protagonisti del film

Presentazione del programma di
SalinaDocFest 2017
Festival del Documentario Narrativo
24/29 giugno – Salina, Eolie (ME)
PADRI E FIGLI. VERSO TERRE FERTILI
alla presenza di
Anthony Barbagallo
Assessore turismo, sport e spettacolo – Regione Sicilia
Leoluca Orlando
Sindaco del Comune di Palermo
Alessandro Rais
Direttore Ufficio Speciale per il Cinema e l’Audiovisivo- Sicilia Film Commission – Regione Sicilia
 Giovanna Taviani
Direttore artistico del SalinaDocFest

Fra gli ospiti presenti, Roberto Andò e Mario Incudine

COMUNE DI ENNA
IN COLLABORAZIONE CON SCUOLE IN RETE – ISTITUTO COMPRENSIVO E. DE AMICIS
PALAZZO DI GIUSTIZIA
CENTRO DI ACCOGLIENZA SANTA LUCIA – SEZIONE MINORI NON ACCOMPAGNATI

PROGETTO SETTIMANA DELLA LEGALITA’
GIU’ LE MANI – MIGRAZIONI DI IERI E DI OGGI –
PER UN MONDO PIU’ NOSTRO PER UN MONDO PIU’ GIUSTO

Presenta
CHE FINE FARANNO
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

di
Giovanna Taviani

Con la collaborazione delle scuole medie e superiori
di Enna e provincia

Durata 28’34’’
Comune di Enna 2017

Soggetto, Sceneggiatura e Regia
Giovanna Taviani

Riprese e Montaggio
Davide Gambino

Postproduzione video e audio
Mario Sgro

Musica
Giuliano Taviani

Backstage fotografico
Sergio Maffeo

SINOSSI
Realizzato dal Comune di Enna e dalle scuole medie e superiori del territorio, Che fine faranno è l’incontro tra gli studenti ennesi e gli stranieri minori non accompagnati del Centro di Accoglienza di Pergusa e di Aidone. Una lettera aperta firmata dai giovani di Enna al Presidente della Repubblica e al paese intero in cui si chiede una risposta al grande quesito relativo alle storie personali di Muhammed, Raymond, Suleyman, Balde e alle migliaia di minori non accompagnati che tutti gli anni arrivano nel nostro paese con la speranza di poter cambiare il loro destino: che fine faranno quando arriveranno alla maggiore età e saranno trasferiti in altri centri senza più l’assistenza statale? Come faranno a completare gli studi? Con che soldi potranno prendere il diploma superiore? Un viaggio in cerca di una risposta che parte da Enna, al centro esatto della Sicilia, dove secondo il mito dimorava Cerere, prosegue per Pergusa, dove si narra che Plutone rapì Proserpina per portarla con sé in fondo al lago, e finisce a Morgantina, nell’area archeologica che fu dei greci, dei fenici, degli arabi e dei normanni, secondo quella fusione di culture che questi ragazzi, provenienti da paesi e da lingue lontane, rappresentano. Perché, come dichiara Agnese Ciulla, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Palermo, a cui questo lavoro in qualche modo è ispirato, «voi siete il ponte del Mediterraneo e il futuro del nostro paese».

MOTIVAZIONI E NOTE DI REGIA
(da una Intervista a Giovanna Taviani a cura di Federica Lento www.immezcla.it Il Portale di notizie su immigrati e immigrazione in Italia e nel Mediterraneo)

In Italia esiste una categoria di giovani invisibili che noi adulti non sappiamo proteggere, si tratta dei neomaggiorenni che da minori stranieri non accompagnati si ritrovano, da un giorno all’altro, ad essere incasellati in una nuova categoria, estremamente vulnerabile.
Sebbene il 29 marzo scorso la Camera abbia approvato in via definitiva la legge per la protezione dei minori stranieri non accompagnati (i minorenni stranieri che arrivano in Italia senza una famiglia – più di 25.800 nel 2016, secondo le stime di Save the children – non potranno essere respinti e avranno gli stessi diritti di protezione che sono riconosciuti ai minori italiani e a quelli che vengono da un Paese dell’Unione europea), non siamo ancora in grado di proteggere concretamente chi da poco è diventato maggiorenne.
Quando un ragazzo compie diciotto anni, esce dalla comunità di accoglienza che lo ha ospitato, che gli ha garantito vitto, alloggio, vestiario, in casi fortunati l’insegnamento della lingua, una formazione, il contatto con la famiglia lontana.
Che è stata insomma una casa.
In teoria, il ragazzo che viene allontanato dalla comunità dovrebbe essere stato formato, inserito in un contesto di apprendimento di un lavoro, ma spesso i fondi messi a disposizione per queste attività sono scarsi, perciò le comunità di accoglienza riescono a fornire solo i servizi essenziali. Ciò comporta l’impreparazione per il neomaggiorenne ad affrontare la vita fuori dalla comunità, in un passaggio traumatico e ansiogeno che spesso porta a vivere per strada. Inoltre, il senso di colpa che i ragazzi hanno a causa del debito che i genitori hanno contratto per mandarli in Europa, lo smarrimento nel non sentirsi più accolti e la frustrazione del mancato inserimento nel lavoro, la difficoltà a costruirsi un futuro, la paura di ritrovarsi soli per strada, può facilmente portarli a rimanere vittime di sfruttamento.
Se, dunque, da una parte la tutela dei diritti dei minori stranieri non accompagnati è stata riconosciuta, dall’altra la nostra responsabilità di adulti nel consentire ai neomaggiorenni di trovare un posto sicuro dove vivere e realizzarsi latita.
Giovanna Taviani, documentarista, saggista e direttrice del Salinadocfest http://www.salinadocfest.it/ ha realizzato un docucorto che ci mette davanti alle nostre responsabilità di adulti che devono tutelare questi giovani. Il suo lavoro, Che fine faranno, creato insieme a Davide Gambino, ha coinvolto i ragazzi del Centro di Accoglienza per minori non accompagnatidi Enna (Pergusa e Aidone), sbarcati ad Augusta, Pozzallo e Messina nel 2016, insieme agli studenti delle scuole medie e superiori. Un lavoro, proiettato per le scuole lo scorso 7 Maggio al Teatro Garibaldi di Enna, diretto da Mario Incudine, che vuole essere anche un documento politico forte, una lettera aperta al Presidente della Repubblica sui minori non accompagnati del centro di accoglienza di Pergusa e Aidone.

L’idea iniziale era quella di fare un cortometraggio, hai realizzato un documentario. Com’è cambiato il progetto?

È cambiato in corso d’opera. Avrei dovuto realizzare un cortometraggio con gli studenti delle medie e superiori di Enna sul tema dell’immigrazione, dopo aver vinto un bando PON delle scuole per un Progetto sulla Legalità. Ho iniziato quindi a fare delle ricerche e ho scoperto l’esistenza di due centri di accoglienza per minori non accompagnati a Pergusa e Aidone. A quel punto si è accesa la scintilla: il tema dei migranti minori è stato poco raccontato cinema documentario, ne sappiamo tutti ancora poco. Andiamo a vedere di che si tratta, mi sono detta. È stato il momento più bello, come sempre mi accade quando inizio a pensare a un nuovo documentario: il momento della conoscenza di storie che ignoravo e di un “materiale” umano drammatico e al tempo stesso carico di una forza che da tempo non trovavo e che ha dirottato completamente il mio progetto.
La prima cosa che mi hanno trasmesso questi ragazzi è stato il dubbio atroce sul loro futuro. Quando ho incontrato Momo (Muhammed), il protagonista del mio documentario, la prima cosa che mi ha detto è stata «sono pensieroso, ho tanti pensieri, non voglio partecipare a questo documentario». Ha da poco compiuto diciotto anni, sta studiando per la licenza media e vuole continuare a studiare. – Un progetto nobilissimo -, ho esclamato subito, con l’entusiasmo idealistico di chi sta dall’altra parte. Ma l’entusiasmo ha ceduto presto il passo alla violenza della verità che Momo mi ha gridato in faccia, quando improvvisamente, serio e consapevole, mi ha interrotto: «È proprio questo il problema, ora che ho 18 anni rischio il trasferimento in un luogo lontano da qui e l’interruzione del percorso scolastico che sto cercando di portare a termine con fatica e dedizione. Io non ho gli stessi diritti di un giovane che vuole studiare. Noi e voi siamo diversi».
Avevo trovato il mio personaggio.
Mi sono subito documentata con esperti del settore, ho preso informazioni sul percorso dei minorenni che diventano maggiorenni, sui centri di accoglienza per minori e per maggiorenni, sulle leggi in vigore e gli organi competenti in materia. In classe ne ho parlato con gli studenti italiani e abbiamo deciso di trasformare il laboratorio sull’immigrazione in un documento politico, una Lettera aperta al Presidente della Repubblica – su suggerimento del Preside della scuola Filippo Gervasi, che poi ho anche coinvolto nelle riprese del doc – in cui semplicemente apriamo dei dubbi e poniamo delle domande, come deve fare per statuto ontologico un documentario.

Da dove vengono i ragazzi protagonisti del tuo lavoro? Qual è la loro storia?

I miei personaggi sono quattro: due neodiciottenni, Muhammed Konateh (Momo), che viene dal Gambia, e Raymond Mendy, che viene dal Senegal, arrivati a Pozzallo due anni fa, quando avevano sedici anni. Hanno ottenuto la protezione umanitaria per due anni e adesso si trovano nel centro di accoglienza per minori di Pergusa. Poi ci sono due minorenni, Balde, che viene dalla Guinea (su 188 paesi membri occupa il 176esimo posto – l’Italia è al 23esimo), Suleyman dal Senegal. Secondo il report di Amnesty International i Paesi da cui provengono questi ragazzi, che hanno la stessa età dei miei nipoti, ma non hanno avuto gli stessi diritti, sono agli ultimi posti nella classifica mondiale per quanto riguarda l’indice di sviluppo umano. Sono paesi che hanno vissuto la dittatura (Gambia) e il collasso economico, dove non necessariamente c’è la guerra, ma c’è la fame e l’analfabetismo assoluto, e come ricorda la convenzione dei diritti umani, l’uomo ha il diritto di spostarsi per cercare di cambiare il proprio destino e di realizzare i propri sogni. Hanno attraversato in autobus carichi di persone in mano ai trafficanti viaggi durati per alcuni anche due anni, Niger, Burkina Faso, Mali, Libia. In Libia molti di loro sono stati in carcere o sfruttati nel lavoro minorile per guadagnarsi il posto sui gommoni. Mi raccontavano mimando la posizione in cui hanno viaggiato, stipati senza riuscire a muoversi, disidratati, per tre giorni in mezzo ad un mare che li spaventa ancora perché non sanno nuotare. Sentire questi racconti da parte di ragazzini che hanno gli occhi dell’innocenza e al tempo stesso lo sguardo di chi ha vissuto cento anni, è molto diverso dal vedere in televisione immagini a cui ci siamo forse assuefatti.

I ragazzi ti hanno parlato delle loro paure?Quali sono invece i loro sogni e progetti?

La loro paura è di vivere in un limbo. Di non poter decidere del proprio futuro e non poter programmare i sogni come fanno tutti gli adolescenti. Non sapere che fine faranno, appunto, e il terrore di rivivere un nuovo sradicamento, di essere mandati lontano, magari in una fredda città del nord, e ricominciare tutto da capo. Loro, soprattutto i neomaggiorenni, si sentono sospesi. Momo ha sempre questa espressione pensierosa, non sorride mai, come a chiedersi continuamente cosa ne sarà di lui. L’altra grande paura è quella di non poter conseguire la licenza media, di non poter portare a termine un percorso di studi. Raymond vuole fare il cuoco, vorrebbe ibridare la nostra cucina con quella del suo Paese. Mohamed ripete sempre che vuole continuare a studiare. Nel suo paese, prima di perdere la famiglia in un incendio che gli ha lasciato i segni sul volto, ha imparato l’inglese e vorrebbe proseguire gli studi in Scienze politiche per capire meglio i propri diritti e quelli del suo popolo.
Sembra Ampalagan, il protagonista de I fantasmi di Portopalo di Giovanni Maria Bellu.

Il tuo lavoro è realizzato da e per giovani, un doppio sguardo dunque, quello dei ragazzi che si trovano nei centri di accoglienza e dei loro coetanei italiani. Ecco, qual è stato il loro coinvolgimento, pratico ma soprattutto emotivo, nella realizzazione del progetto? Quale il risultato del loro scambio?

Il racconto di questo documentario riguarda l’incontro tra i ragazzi del centro di accoglienza e i loro coetanei italiani, tra noi e gli altri, gli altri e noi. Il punto di vista narrante è quello degli studenti italiani – in voice over e in campo -, che raccontano cosa hanno provato quando hanno conosciuto i nostri protagonisti e hanno ascoltato le loro storie. Li ho fatti incontrare in classe, perché è dalla classe che bisogna ripartire, per ricostruire quel senso di “comunità” solidale che abbiamo perduto, e a poco a poco i pregiudizi iniziali, dettati dall’imbarazzo e dalla diffidenza, hanno ceduto il passo all’ascolto, all’immedesimazione, alla comprensione. Soprattutto si sono riconosciuti negli stessi sogni e desideri degli adolescenti, al di là del colore della pelle, della lingua e della religione. Le parole sogno, desiderio, futuro ricorrevano sempre in questi incontri. Mentre passato, conflitto, lutto sono rimasti sullo sfondo. Un giorno, quando eravamo tutti insieme, ho deciso, con un gesto di coraggio, di proiettare in classe Come un uomo sulla terra di Andrea Segre e Dagmawi Yimer, il giovane etiope che anni fa ha vissuto lo stesso viaggio di dolore che hanno vissuto Momo, Raymond, Balde e Suleyman. Viaggio nel deserto costipati nei container, carcere libico senza processi, viaggio in barca, e morte nel Mediterraneo. Al racconto delle torture subite da una donna etiope in carcere, Martina, una studentessa del corso che mi ha aiutato molto in fase di montaggio (la voce off è sua ndr), è corsa fuori a piangere, perché aveva capito cosa voleva fare da grande: la reporter nei paesi sottosviluppati per rendersi utile al mondo. E la cosa più commovente è stata che Raymond, che quelle cose le ha vissute veramente e che durante il documentario è rimasto, come Momo, ad occhi asciutti, le è corso dietro per parlarle e per dirle di essere forte, perché non tutto è perduto e anche le battaglie più dure a volte si vincono. Dag ce l’ha fatta, loro ce l’hanno fatta, e ora stanno provando a elaborare il loro dolore. Un’inaspettata, e meravigliosa, inversione dei ruoli. Allo stesso modo, quando Momo ha fatto la sua arringa sul diritto allo studio, di fronte agli occhi intimoriti degli studenti italiani, il piccolo Alfonsino gli è corso dietro e, saltandogli al collo, con la sua voce rauca, gli ha sussurrato: «non rinunciare mai ai tuoi sogni». Tutto questo è entrato nel mio documentario, come una materia incandescente della realtà che si fa narrazione, con Alfonsino che nel prologo del film scrive una lettera al Presidente della Repubblica (all’inizio doveva essere il Sindaco Orlando, poi il Sindaco di Enna, infine, su consiglio del Preside del De Amicis, Filippo Gervasi, è diventato il Presidente della Repubblica) e alla fine, nell’epilogo, in primissimo piano si rivolge a Momo pregandolo di non perdere mai la forza.
È per tutto questo che amo il documentario.

Il titolo “Che fine faranno” sottintende una domanda che rivolgi alle istituzioni. Che risposte hai già ricevuto e cosa ti aspetti possa ancora accadere?

Dopo le riprese ho organizzato un incontro a Palermo tra i maggiorenni del Centro per minori e Agnese Ciulla, la “mamma del Mediterraneo”, come la definiscono i giornali, Assessore alle Politiche Sociali del sindaco di Leoluca Orlando, autore nel 2015 di quel documento importante che è la Carta di Palermo, sulla mobilità umana internazionale, che ha come obiettivo principale l’avvio del processo culturale e politico per l’abolizione del permesso di soggiorno, “la nuova schiavitù del duemila”. Quando Momo le ha chiesto un consiglio sul proprio futuro da immigrato, lei gli ha risposto: «io non vi considero immigrati, voi siete cittadini di Palermo, come tutti gli altri nostri figli, sta a voi decidere se continuare a studiare oppure no. Ma sappiate che tra dieci anni gente come voi, che sa più lingue di noi e conosce più culture di noi, sarà la ricchezza e la risorsa del nostro paese. Voi siete il ponte tra una cultura e l’altra. Voi siete il futuro del Mediterraneo».
Da quel momento Momo ha smesso di essere pensieroso, ha cominciato a sorridere, come quando con Raymond gioca a rugby, nella squadra delle Aquile di Enna, e mi ha confidato: «io ero caduto e voi mi avete rialzato, io non avevo più fiducia in me stesso e questa Sicilia dell’accoglienza me l’ha restituita». Adesso questi ragazzi si sono integrati nel tessuto sociale e urbano di Enna, sono usciti dalla tana, si sono confusi e mischiati con gli altri, hanno partecipato a uno spettacolo teatrale della Compagnia della tosse. Dal centro di accoglienza sono stati catapultati sul palcoscenico del teatro Garibaldi diretto da Mario Incudine.
Un sogno che diventa realtà.
Per il futuro, quello che li aspetta sarebbe finire gli studi e passare ai centri SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), che a Enna sono stati appena attivati. I tempi però sono lunghi, e il timore è tanto, anche se in questa situazione di limbo c’è grande disponibilità da parte della comunità e del centro di accoglienza nei confronti di chi si è radicato in un tessuto urbano e ha desiderio di continuare gli studi nel primo luogo di accoglienza che li ha ospitati. Sono ragazzi fragili, anche psicologicamente, e parlano ancora male l’italiano. Come diceva Verga, i pesci piccoli staccati dallo scoglio rischiano di essere divorati dai pesci grossi e travolti dalla fiumana del progresso.

Mi hai raccontato che quando hai lasciato i ragazzi la prima volta, dopo la realizzazione del lavoro, avevi letto in loro il senso di abbandono, la paura di ripiombare nella solitudine. Come ti hanno salutato adesso, com’è cambiato il loro sguardo?

Adesso è il contrario (ride n.d.r.), è come quando un figlio cresce e poi va via per la sua strada, come quando fai un documentario, una canzone, un’opera e poi se ne va per il mondo e non è più solo tua. Fa parte della vita. Sì, all’inizio c’era da parte loro questa paura dell’abbandono, ogni volta che andavo via da Enna per tornare a Roma, la città in cui vivo, sembrava dicessero «adesso tu ci abbandoni, finito il documentario non penserai più», e io rispondevo sempre che quella non era la fine ma solo l’inizio. E in effetti è stato così. Con questo documentario, e con il lavoro quotidiano che il team ennese del Centro di accoglienza, tra operatori sociali, mediatori culturali e psicologi, tutte persone professionali e motivate da una fortissima passione sociale, abbiamo dato loro le gambe. Ora sta a loro decidere dove andare e che direzione prendere.

Il tema di quest’anno del Salinadocfest è “Padri e figli. Verso terre fertili”è quindi dedicato ai giovani e al “tradimento dei figli ad opera delle classi dirigenti d’Europa”. Insomma, i “padri d’Europa” hanno tradito la fiducia sia dei loro figli europei che non trovano più una “terra fertile” in cui continuare a vivere, sia dei ragazzi che arrivano da terre sfortunate e che non vengono tutelati?

Sì, è una riflessione che mi porto dietro da tempo. Si tratta di un tema conflittuale e provocatorio. Chi sono i padri che ci hanno tradito? La classe dirigente, la sinistra italiana, gli intellettuali, e “mamma Europa” che mette i muri e tradisce i nostri padri costituenti. Questi padri e queste madri non solo ci hanno consegnato un mondo sbagliato (siamo la prima generazione più povera dei nostri genitori), ma hanno anteposto al nostro futuro il loro presente, il loro benessere, hanno occupato i posti di lavoro senza un ricambio generazionale. Traditi quindi noi italiani, per un problema di disoccupazione, traditi i migranti che vedono mettersi davanti dei muri. Il risultato è una generazione, quella dei figli, di orfani, di tanti Telemaco in cerca di padri con cui almeno ripristinare quel patto generazionale che si è interrotto. Il filo rosso delle storie del Salinadocfest è il viaggio di giovani in cerca di padri, o che hanno avuto dei genitori molto conflittuali. Sono viaggi in cerca di una solidarietà, di un patto generazionale e solidale, che io, ad esempio, ho trovato in Sicilia, dove c’è ancora forte il senso della famiglia e della comunità.

Dei padri non all’altezza dei loro figli, dunque, ma mi sembra anche che nel tuo progetto ci sia lo sguardo ottimista di chi riconosce nelle nuove generazioni la forza di “non arrendersia un mondo sbagliato”. L’esperienza di “Che fine faranno” e le reazioni che ha determinato rispecchiano questo ottimismo di chi non si arrende?

Assolutamente sì. Quando vado ad insegnare nelle scuole, dico sempre agli studenti che sono loro la classe dirigente del domani, che bisogna tornare a responsabilizzarsi. Io penso che si debba ripartire dalla scuola, bisogna ricostruire quel senso comune di valori che abbiamo perduto e ripristinare, ripeto, la solidarietà. Ho sentito una strana e inquietante identificazione tra la situazione dei giovani protagonisti del documentario e i giovani italiani: come loro arrivano qui in cerca di terre fertili, anche noi cerchiamo nuove terre fertili. Personalmente la mia terra fertile l’ho trovata nel progetto di quest’isola dell’utopia, il Salinadocfest, che nasce idea, un non-luogo, l’isola in cui costruire un tessuto di padri e figli per riflettere sul nostro cammino nel mondo. Salina è la mia terra fertile. Ma non solo. Proviamo a capovolgere la cartina geografica del nostro paese, dove il sud prende il posto del nord, e dove la Sicilia, finestra aperta del Mediterraneo, esempio di mescolanza e ibridazione delle culture, può occupare un nuovo posto d’avanguardia e un ruolo trainante per l’Europa.

Il docucorto sarà presentato nel corso dell’undicesima edizione del Salinadocfest, da sabato 24 a giovedì 29 giugno a Salina, quest’anno patrocinato dall’UNHCR, a cui sarà dedicata l’intera giornata del 29. A presentarlo proprio Momo, Raymond, Balde e Suleyman, ospiti dell’isola nella speranza anche di riconciliarli con il mare.
Ci sarà inoltre una mostra fotografica del backstage del documentario con gli scatti di Sergio Maffeo (autore anche della foto qui allegate), fotografo e responsabile degli eventi del comune di Enna.
Ancora una volta per dare visibilità a chi è invisibile.

11. SALINADOCFEST FESTIVAL DEL DOCUMENTARIO NARRATIVO

PADRI E FIGLI VERSO TERRE FERTILI

SDF XI EDIZIONE (Salina, 24-29 giugno 2017)

SABATO 24 GIUGNO________________________________________________________________________________ MALFA – Sala SDF

SICILIA.DOC 10.00 Immagine dal vero, di Luciano Accomando (Italia, 2017 – 66’) A seguire incontro con il regista 11.30 Haiku On A Plum Tree, di Mujah Maraini – Melehi (Italia, 2016 – 74’) A seguire incontro con la regista

MALFA – Sala SDF

SICILIA.DOC 17.00 Prova contraria, di Chiara Agnello (Italia, 2016 – 63’) A seguire incontro con la regista 18.30 A noi ci dicono, di Ludovica Tortora de Falco (Italia, 2016 – 67’) A seguire incontro con la regista

POLLARA – Piazzetta del Postino Saluto del Sindaco di Malfa

22.00 SDF – INTERNAZIONALE (Les Journées Cinématographiques de Carthage) PREMIO LADY WILMAR / MEDITERRANEO 3000 Nuits, di Mai Masri (Francia, 2015 – 103’), con Maisa Abd Elhadi Il film sarà preceduto da un incontro con Mai Masri e Mohamed Challouf (Rencontres cinématographiques de Hergla) Consegnano il Premio Maria Gattarello (Salearancio) e il giornalista Antonio Condorelli (La7)

DOMENICA 25 GIUGNO____________________________________________________________________________ MALFA – Sala SDF

9.00 WORKSHOP “Il linguaggio cinematografico nel documentario narrativo” tenuto da Ludovica Fales per la Giuria Giovani – Premio SIAE al miglior documentario del Concorso Tasca D’Almerita Interviene il Direttore Centro Sperimentale di Palermo Ivan Scinardo

CONCORSO UFFICIALE SDF XI “Padri e Figli. Verso terre fertili”

Video contest 1 10.00 Concorso 1 11.30 Concorso 2 A seguire incontro con i registi

MALFA – Sala SDF

17.00 SDF – INTERNAZIONALE The Joneses di Moby Longinotto (USA/UK, 2014 – 80’) Anteprima nazionale Incontro con il regista

A seguire Incontri letterari Presentazione del romanzo di Roberto Alajmo, Carne mia (Sellerio, 2016) A seguire incontro con l’autore

SANTA MARINA SALINA – Piazza Santa Marina Saluto del Sindaco di Santa Marina Salina

21.00 INAUGURAZIONE SDF XI “Padri e Figli. Verso terre fertili” Presentazione della Giuria Ufficiale Premio Tasca D’Almerita: Dyana Gayé, Enrico Magrelli, Franco Piavoli, Cristiano Travaglioli della Giuria Giovani Premio SIAE e della Giuria Montatori Premio AMC

21.15 Premio Irritec SICILIA.DOC Consegna il Premio Irritec Giulia Giuffrè con Roberto Intorre Alla presenza del Presidente della Giuria Salvatore Cusimano (Rai Sicilia)

21.30 EVENTO SPECIALE SICILIA.DOC Liberami di Federica Di Giacomo (Italia, 2016 – 89’) Il film sarà preceduto da un incontro con la regista e Enrico Magrelli (Critico cinematografico / Hollywood Party)

LUNEDÍ 26 GIUGNO_________________________________________________________________________________ MALFA – Sala SDF

CONCORSO UFFICIALE SDF XI “Padri e Figli. Verso terre fertili”

Video contest 2 10.00 Concorso 3 11.30 Concorso 4 A seguire incontro con i registi

MALFA – Sala SDF

15.00 Concorso 1 (Replica) 16.30 Omaggio a Franco Piavoli e Dyana Gayé Festa di Franco Piavoli (Italia, 2016 – 40’) Un Transport en commun di Dyana Gayè (FR/SEN, 2013 – 48’)

RINELLA– Punta Megna

19.00 SDF – Incontri Letterari Jacopo Rampini legge Rumore di acque (di Marco Martinelli del Teatro delle Albe di Ravenna)

RINELLA – Piazza Saluto del Sindaco di Leni

22.00 CONCERTO SDF XI LAB ORCHESTRA di Massimo Minutella Ospiti della serata Rolando Giambelli per Beatlesiani d’Italia Associati

MARTEDÍ 27 GIUGNO_______________________________________________________________________________ MALFA – Sala SDF

CONCORSO UFFICIALE SDF XI “Padri e Figli. Verso terre fertili”

Video contest 3 10.00 Concorso 5 11.30 Concorso 6 A seguire incontro con i registi

MALFA – Sala SDF

15.00 Concorso 2 Replica 16.30 SDF – INTERNAZIONALE (BIOGRAFILM FESTIVAL) Stranger in Paradise di Guido Hendrikx (Olanda, 2016 – 72’). Anteprima in collaborazione con Biografilm Alla presenza delle scuole

LINGUA – Lido Gharb

19.00 SDF – Incontri Letterari Presentazione del romanzo di Marco Miuccio, La mia gita del quinto. Che io mi aiuti (Carthago edizioni, 2016) A seguire incontro tra l’autore e la giornalista Maria Cuffaro (TG3)

LINGUA – Campo Caro Diario

22.00 SGUARDI DI CINEMA – MIGLIOR FILM DAVID 2017 La Pazza gioia di Paolo Virzì (Ita/Fra, 2016 – 116’) con Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi Il film sarà preceduto da un incontro con Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti Modera Enrico Magrelli (Ciritico Cinematografico / Hollywood Party)

MERCOLEDÍ 28 GIUGNO____________________________________________________________________________ MALFA – SDF

CONCORSO UFFICIALE SDF XI “Padri e Figli. Verso terre fertili”

10.00 Concorso 7 11.30 Concorso 8 A seguire incontro con i registi

MALFA – Sala SDF

SGUARDI DI CINEMA 17.30 Il Padre d’Italia di Fabio Mollo, (Italia, 2017 – 93’) con Isabella Ragonese e Luca Marinelli Il film sarà preceduto da un incontro con Fabio Mollo e Isabella Ragonese. Modera la giornalista Maria Lombardo

MALFA – Piazza centrale

22.00 PREMIO RAVESI “DAL TESTO ALLO SCHERMO” Saluto musicale di Pippo Delbono e Petra Magoni Vangelo di Pippo Delbono (Ita/BE/CH, 2017 – 85’). Introduce Fabio Ferzetti Consegna il Premio Dal Testo allo Schermo Giuseppe Siracusano

GIOVEDÍ 29 GIUGNO________________________________________________________________________________ SANTA MARINA SALINA – Terrazza Porticciolo Turistico

11.00 PREMIO “DAL TESTO ALLO SCHERMO” / FICTION A Giovanni Maria Bellu per I Fantasmi di Portopalo (Mondadori rist. 2017) “Raccontare la migrazione oggi”. Introduce Felice Cavallaro (“Corriere della Sera”) Interviene Carlotta Sami (UNHCR Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati)

TAVOLA ROTONDA SUI DIRITTI DEL DOCUMENTARIO ALLA DIFFUSIONE CINEMATOGRAFICA E PROMOZIONE TELEVISIVA

Relatori: Francesco D’Ayala (Rai Radio Tre), Enrico Magrelli (Commissione MIBACT di selezione progetto MigrArti), Stefano Missio (regista), Roberto Pisoni (Direttore Sky Arte), Luca Scivoletto (Consiglio Direttivo 100 Autori e documentarista) Modera Andrea Purgatori (giornalista, sceneggiatore e consigliere di gestione SIAE)

SANTA MARINA SALINA – Piazza Santa Marina

21.00 SERATA DI PREMIAZIONE Conduce la serata l’attore Marcello Mazzarella

EVENTO SPECIALE SDF – UNHCR – CIDI CHE FINE FARANNO. Lettera aperta al Presidente della Repubblica di Giovanna Taviani e Davide Gambino (Italia, 2017 – 30’) Alla presenza dei protagonisti dei Centri Accoglienza e del Sindaco di Enna Maurizio Di Pietro

PREMIAZIONE UFFICIALE Saluto al pubblico di Isabella Ragonese e Luigi Lo Cascio Premio Biancocarrara Luxury Marble Jewellery a Micaela Ramazzotti Consegnano il Premio Melania Maiorana e Pietro Giorgi

Premio Absolute Sicilia – Video Contest. Consegna Dario Ferrante Premio Signum. Consegna Clara Rametta Premio AMC. Consegna Maria Grazia Pandolfo Premio Giuria Giovani SIAE. Consegna Andrea Purgatori Premio Tasca d’Almerita. Consegna Alberto Tasca

CONCERTO DI CHIUSURA SDF XI Maldestro (Premio della Critica Sanremo 2017) I Muri di Berlino Live 2017 Alla presenza eccezionale di Mario Incudine e Petra Magoni

Durante il SalinaDocFest saranno esposte le seguenti mostre • Malfa – Mostra icone-gioiello Viaggio meraviglioso di Roberto Intorre, ispirato all’Orlando Furioso (Inaugurazione con rinfresco aperto al pubblico sabato 24 giugno ore 20.00) • Santa Marina – Mostra fotografica di Sergio Maffeo backstage del docucorto Che fine faranno.

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