Il coraggio di tenere la schiena dritta anche nei momenti drammatici; la storia dell’eroe ennese “sconosciuto” Giovanni Saja

C’è gente che nella vita anche nei momenti più drammatici ha avuto il coraggio e la dignità di tenere la schiena dritta. Uno di questi è stato l’ennese Giovanni Saja, eroe “silenzioso” che decise di farsi anni di campi di concentramento ma non di arruolarsi nella Repubblica di Salò. Nato a Catania nel 1924 ma ennese a tutti gli effetti, da giovane si trasferì a Milano lavorando in una azienda del gruppo Fiat. Da giovane fu anche un Balilla convinto. Durante la seconda guerra mondiale fu arruolato come sommergibilista. Ma dopo l’8 settembre malgrado si trovasse al di la della Linea Gotica, rifiutò di passare alla Repubblica di Salò. Questo rifiuto gli costo ben 14 lunghi mesi nel campo di concentramento di Buchenwald soffrendo fame, torture ed angherie. Ma i suoi ideali di libertà e democrazia non furono mai intaccati. “Ma di quei 14 mesi e di quello che vide in quel campo – racconta il nipote Giorgio Russo – non ne ha mai voluto parlare. Qualcosa dopo che gli fu consegnato un riconoscimento ufficiale nel 2005 per i 60 anni della Resistenza. Mio zio fu uno sportivo e in particolare un ottimo pugile peso medio grande incassatore non arretrava mai davanti a nessun avversario. Così era nella sua vita odiava i soprusi e le prepotenze e spesso si trovò in situazioni dove la sua esperienza di pugile fu provvidenziale . Appassionato anche nella corsa lunga ha partecipato più volte alla Stramilano e ciclista anche li forte nel fisico e nello spirito. Una persona che non si è mai dato per vinto – continua Giorgio – è stato anche un grande appassionato fotografo. Seguiva sia la foto paesaggistica sia le grandi manifestazioni come quelle di protesta della Milano anni 70/80 rischiando anche li solo per il gusto di seguire il suo istinto. Era così, sincero, orgoglioso come pochi”. Mori a Senigallia nel 2016.

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