IL CONTRATTO DI GOVERNO: Le difficoltà: l’opinione di Angiolo Alerci

IL CONTRATTO DI GOVERNO: Le difficoltà

Finalmente il “famoso contratto” è stato formalizzato e dovrebbe essere considerato definitivo dopo la valutazione positiva da parte della base dei due contraenti.
Non è mia intenzione entrare nel merito dei punti concordati che, sotto molti aspetti, possono essere anche condivisi, come condivisa è la grande difficoltà nel reperire i fondi necessari per essere realizzati.
Il nostro debito pubblico, indipendentemente dagli impegni assunti nei confronti dell’Europa, ha una dimensione tale da non consentirci di aumentarlo, anche per i negativi riflessi sui mercati finanziari.
Da parte degli organismi europei continuamente l’Italia viene richiamata per il suo ingente debito pubblico, le nostre rappresentanze continuano a parlare della sua progressiva diminuzione, mentre invece assistiamo che il suo importo supera 2300/miliardi di euro.
E’ stata la miopia e l’incapacità dei nostri governanti che si sono succeduti, da me trattata con numerosi articoli pubblicati su testate on line, articoli recapitati in modo tradizionale agli interessati.
Interessanti punti del programma concordato troveranno seria difficoltà ad essere realizzati per l’impossibilità di disporre di risorse compatibili.
In occasione della pubblicazione del mio terzo volume di “Cronaca e riflessioni sulla politica italiana”, nella seconda parte avevo riservato una sezione “TE L’AVEVO DETTO”, estratto dalle mie note pubblicate.
Un “Te l’avevo detto” era stato riservato al Presidente Monti, un secondo a Crocetta, Presidente della Regione Siciliana, un terzo ad Alfano Ministro degli Interni, un quarto a Renzi Presidente del Consiglio ed un quinto a “Tutti i Ministri dell’Economia dal 1993 in poi.
Ed è quest’ultima nota, sempre di drammatica attualità, che ho voluto trascrivere:
“ A TUTTI I MINISTRI DELL’ ECONOMIA dal 1993 in poi
Nel settembre del 2013 il prof. Giovanni Pitruzzella, neo Presidente dell’Antitrust, aveva richiamato l’attenzione del Governo sulla opportunità della dismissione dell’enorme patrimonio immobiliare pubblico. Con una mia nota del 2 settembre 2013, sempre pubblicata su diversi giornali on line, prospettai al prof. Pitruzzella la possibilità di conferire in una società, non solo l’immenso patrimonio immobiliare, anche le partecipazioni pubbliche

comprese quelle di ENI ed ENEL e concordare con gli Istituti di Credito( allora ancora non in crisi), i grandi gruppi assicurativi e le grosse
finanziarie, la sottoscrizione del relativo capitale ammontante, secondo le valutazioni del momento, circa 500/miliardi di Euro. I sottoscrittori avrebbero potuto trarne un buon profitto nel medio periodo, con il superamento dell’allora iniziale crisi..
Questa operazione avrebbe consentito di ridurre il nostro debito pubblico del 25%, dal momento che ammontava allora a circa 2000/miliardi di euro.
Questa proposta rimase lettera mora e il prof. Pitruzzelli, nonostante il silenzio del Governo,non è più intervenuto sull’argomento. In una mia nota del 12 febbraio 2016 “ Debito pubblico e crisi finanziaria” pubblicata sempre su diverse testate on line, scrivevo “I fatti portati all’attenzione in questi giorni sull’affittopoli di Roma, ci spiegano il vero motivo per cui la cessione dell’immenso patrimonio immobiliare risulta una operazione molto difficile.
Si tratta anche di immobili di grande valore, situati molti al centro di Roma, nella maggiori città italiane e all’interno della Reggia di Caserta, occupati senza pagare canone, o con canoni irrisori, da ben noti personaggi .In compenso, annualmente in sede di approvazione del patto di stabilità, i Ministri che si sono succeduti negli ultimi venti anni, hanno sempre sottolineato la primaria importanza della riduzione del debito pubblico, causa prima del perdurare di questa lunga crisi. In questi ultimi tre lustri, a parte il Ministro dell’Economia Tremondi,politico, i quale ha avuto il merito di far aumentare il nostro debito pubblico da 1500/miliardi a 2000/miliardi nel lungo periodo della sua gestione (2001/2006 e 2008/2013) il Ministero dell’economia è stato sempre retto da insigni tecnici : Schioppa (2006/2009),Monti (2011/2012),Grilli (2012/2013), Saccomanni (2013/2014) e Padoan /2014 e continua) i quali nulla di concreto hanno fatto nella direzione di una seria riduzione del nostro debito pubblico, che oggi sfiore 2300/miliardi di euro. Nel contempo il nostro enorme patrimonio immobiliare e le nostre società partecipate continuano a creare ulteriori perdite. Il Ministro Padoan sostiene che esiste già una tendenza verso la diminuzione del debito, che invece continua a crescere, e che ritiene di poter controllare con irrisori avanzi di bilancio. Per la effettiva diminuzione del debito, dal momento che è impensabile una seria imposta patrimoniale, occorre eliminare quel patrimonio che produce perdite e , se necessario,anche qualche gioiello di famiglia. Purtroppo è molto difficile farsi sentire dal sordi: Noi oggi continuiamo a pagare le conseguenze della miopia dei nostri governanti ma, non cambiando il modo di governare, saranno i nostri figli, ed ancor peggio i nostri nipoti, a piangere lacrime di sangue.”

Il 10 aprile 2017 con la nota “FORSE QUALCOSA SI MUOVE” scrivevo:
“La stampa di questi giorni riporta la notizia che il Ministro Padoan ha predisposto una nuova proposta per la soluzione del problema delle privatizzazioni. Conferire alla Cassa Depositi e Prestiti la gestione delle partecipazioni e di parte del portafoglio investimenti del settore pubblico ( Poste, Eni ed Enel) e possibilmente allargare il perimetro dei conferimenti includendo parte del grande patrimonio immobiliare che tanti problemi sta creando alla amministrazioni pubbliche proprietarie. Operazione destinata a ridurre il nostro debito pubblico”.
Si tratta esattamente di aver plagiato , a distanza di quattro anni, la mia proposta con l’aggravante che la soluzione studiata da Padoan sarebbe stata molto più semplice della mia, considerando controparte la Cassa Depositi e Prestiti e non il mondo finanziario, come suggerito da me.
Ma si trattava di una delle tante dichiarazioni di comodo, infatti a distanza di oltre un anno nessuna seria iniziativa è stata presa al riguardo.
Ma il Governo, con Padoan in testa, hanno recentemente imposto, nel giro di pochi giorni servendosi dei miliardi della Cassa Depositi e Prestiti, un intervento scorretto in borsa per bloccare una strategia di gestione all’interno della Società Telecom..
Mi ha sorpreso il fatto che il problema del debito pubblico è stato oggi molto marginalmente toccato in sede di contratto, considerando che la riduzione del debito come da me prospettata assicurerebbe, senza disturbare i vincoli concordati con l’Europa, di realizzare sia la modifica della riforma Fornero, che l’intervento sulla povertà, l’applicazione di una seria riduzione fiscale e resterebbero ancora grandi margini per i tanti interventi necessari al nostro Paese.

angiolo alerci

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