Il Comitato promotore per i Diritti del Cittadini ricorda i caduti ennesi nella Grande Guerra

RICORDARE LA PRIMA GUERRA MONDIALE E L’OSPITALITA’ DI ENNA E DEGLI ABITANTI
Nel ricordare il 4 novembre la fine della prima guerra mondiale (1915-1918)si vuole anche evidenziare le conseguenze disastrose di quella guerra, con morti, feriti, prigionieri e sbandati.
Enna ricorda anche i circa 200 morti ennesi che si trovano inseriti nel monumento dei caduti in quella guerra, fra questi il Cap. Alberto Colajanni, nipote di Napoleone, che morì per una ferita sul campo S. Michele, vicino a Gorizia, il S. Ten. Giuseppe Gervasi, che cadde sul Corso ed altri degni di essere stati allora inseriti e ricordati nella toponomastica con l’intestazione di vie. Anzi ancora una volta si continua a sollecitare a chi di competenza di inserire il riferimento storico, così vale per tutte le altre denominazioni di vie e piazze.
Enna è giusto che viene anche ricordata per l’ospitalità e la generosità dei suoi abitanti per quella che fu “la disfatta di Caporetto” il 24 ottobre del 1917, dove qui furono ospitati fraternamente i profughi del Friuli dopo Caporetto ed accolse umanamente i prigionieri ungheresi, la maggior parte contadini che furono adibiti nei campi.
Ma questo senso di ospitalità della città e dei suoi abitanti, la troviamo anche nel 1821 durante il periodo rivoluzionario che fu costituito in questa città una Giunta provvisoria, che diede asilo a molti profughi di Caltanissetta, allorché il principe di Fiume Salato rimase padrone del suo paese, quella misera gente fuggiva per le campagne e per le vie della città, “ed a proposito nel primo momento di coscienza, confessano quei cittadini, non si deve lasciare sotto silenzio la insigne ospitalità praticata dalla città e dai cittadini di Castrogiovanni a pro dei Caltanissettesi raminghi colà rifugiatisi, che non solo di alloggio e di vivere furono in abbondanza provveduti, ma di denaro e di comodità di ogni sorta e per lungo tempo generosi soccorsi riportarono con disinteresse, affezione e zelo ordinario. Ammirabile fatto è questo, degno di perpetua memoria nei fasti dell’umana beneficienza”. Parole dell’indirizzo dei caltanissettesi, al Parlamento di Napoli, presentato il 25-01-1821.
Ma è anche giusto ricordare la “scoperta” dei Decreti di Entella (TP) che in una lapide ricorda “un passato di grande lezione di solidarietà, accoglienza, fraternità, per l’ospitalità e gli aiuti ricevuti durante e dopo la prima e seconda guerra punica (254-241 a. C.) e di 218-201 a.C. per la seconda guerra punica” di Enna e dagli ennesi.
Questo è quello che in una lapide il popolo di Entella riporta in una tavola di bronzo dei decreti di Entella, che si trova copia riportata nell’androne degli uffici comunali nel palazzo Chiaramonte che fu installata il giorno della celebrazione del gemellaggio che si svolse a Sala Cerere tra Enna ed Entella l’ 8-4-2016 e poi la stessa cerimonia del gemellaggio si è svolta a Contessa Entellina (ora così è chiamato il Comune) nella Sala del Consiglio comunale il 25-6-2017.
Si ritiene opportuno ricordare che Giacomo Oddo definì gli ennesi “d’indole buona e generosa” ed Ettore Liborio Falautano li definisce: “sono buoni, cortesi, ospitali, ma intolleranti delle ingiuste sopraffazioni”.

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