I Tesori di Enna; la Chiesa di San Francesco di Paola

CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

La Chiesa di San Francesco di Paola in Enna si trova presso il quartiere di Lombardia, alla fine della via Roma, andando verso il castello ennese. La chiesa è dedicata al grande taumaturgo calabrese di Paola, città natia del santo e si festeggia ad Enna la domenica successiva alla domenica in Albis, invece a Paola si festeggia dal 2 al 4 Maggio giorni in cui il Papa Leone X lo canonizzò a santo.

Entrando nella chiesa ad aula, guardando verso l’altare, si possono notare quattro altari votivi a sinistra e cinque altari a destra, al centro si erge sull’altare maggiore la statua lignea ottocentesca del Santo Padre, che viene svelata una volta l’anno durante la settimana dei festeggiamenti.

A Sinistra: Statua di un terzo San Francesco di Paola di recente realizzazione; San Michele, portato a spalla dai bambini per la festa di Maria SS della Visitazione, patrona del popolo ennese (la cui festa è il 2 Luglio dal Duomo fino all’eremo di Montesalvo e due domeniche successive al 2 luglio dall’eremo di Montesalvo al Duomo, denominata “Madonna ammuntata”); tela raffigurante Santo Stefano primo martire; Crocifisso ligneo e per ultimo, solo in ordine di locazione, la bellissima marmorea statua di Maria SS di Loreto del Gaggini, sulla quale si fonda una vecchia confraternita e per cui esisteva già una Chiesa costruita prima del 1590. Successivamente i confrati diedero la chiesa con l’annesso monastero all’ordine dei Minimi, per il culto a San Francesco di Paola.

A Destra: San Lorenzo, Maria SS Immacolata, Maria SS Addolorata, affresco che raffigura i santi Anna e Gioacchino, nell’ultima nicchia il bambino Gesù e sopra una teca con una statua lignea cinquecentesca di San Francesco di Paola
Sono tante le leggende che si narrano sul Santo, fondatore dell’ordine dei minimi, tra cui molti miracoli che di seguito andiamo a raccontare. Prima però vorrei fare una preludio importante, che poi altro non è che il fulcro su cui si basa la vita del Santo. Francesco Martolilla era di famiglia nobile, i genitori Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo, essendo in età avanzata, chiesero intercessione a San Francesco d’Assisi per la venuta di una figlio, al quale misero il suo stesso nome come promessa di ringraziamento. Una volta nato, Francesco, da piccolo prese una grave infezione ad un occhio e i genitori chiesero nuovamente un voto a San Francesco d’Assisi, una volta ricevuto, fecero indossare al piccolo Francesco per un anno il saio Francescano. Dopo qualche anno andò ad Assisi e al suo ritorno a Paola cambiò radicalmente la sua vita, scelse una vita da eremita, avendo come punto saldo la CHARITAS (carità), perché in sogno gli apparve l’Arcangelo Michele il quale consegnò nelle sue mani una pergamena con su scritto carità, che nella chiesa ennese si trova scritta su qualsiasi parete. Da qui in poi prese piede nei cittadini calabresi il pellegrinaggio verso la grotta in cui egli risiedeva, tanto da ricevere molta stima anche da Papa Paolo II, a cui fu chiesta dal monaco eremita la fondazione dell’Ordine del Minimi, concessagli anche con l’ausilio dell’arcivescovo di Cosenza di quel periodo portando alla costruzione di un convento, tutt’ora esistente, a Paola. Come si può
notare nella sua vita torna sempre il concettò di povertà, di umiltà e ultimo tra gli ultimi, proprio per questo divenne un grande Santo.

I MIRACOLI

Nel corso della sua vita fece molti miracoli di seguito si raccontano i più importanti e conosciuti: Miracoli contro la sterilità. La moglie del Principe di Salerno non poteva avere figli, così fece mandare dal marito un ambasciatore presso la dimora francese del Santo Padre, il quale si trovava in Francia per volere del Re Sole. Una volta tornato il marito, la moglie concepì e partorì.
A Napoli davanti al Re che volle tentarlo con un vassoio pieno di monete d’oro offertegli per la costruzione di un convento, San Francesco rifiuta, prende una moneta, la spezza e ne fa uscire del sangue. Il sangue che usciva dalle monete era quello dei sudditi governati e maltrattati dal Re. Di fronte ad una ingente offerta di denaro e ad una proposta di prosperità e di ricchezza definitive, chiunque sarebbe capace di lasciarsi sedurre; così non fu per il Santo Padre.
La Fornace. Egli era molto affezionato ad un agnellino che aveva chiamato Martinello. Un giorno, gli operai, mentre lavoravano decisero di mangiare l’ agnellino che teneva nella sua dimora. Dopo averlo consumato, gettarono le ossa e i resti nella fornace. San Francesco cominciò subito a cercarlo e chiese agli operai che lavoravano al convento di Paola se avessero visto Martinello, ma essi dissero che era scappato, ma, San Francesco, convito che così non era, apri la fornace dicendo a Martinello di uscire, così fu ed era sano e in vita. Grandissimo fu lo stupore e l’imbarazzo degli operai nei confronti di San Francesco.
Risanò il ginocchio al suo amico, mastro Antonio Di Donato, che rimase vittima di un incidente. Mentre lavorava un masso lo colpì al ginocchio rompendoglielo. Francesco poggiò la sua mano sulla ferita, guarendogliela completamente.
Un dì, mentre passeggiava nei pressi di Paola, nel suo cammino incontrò un fabbro, al quale chiese di ferrare gli zoccoli del suo asino Martinello. Alla fine del lavoro il Santo Padre disse che non poteva pagare l’onorario dovuto; il fabbro lo minacciò di morte almeno che non gli venivano restituiti gli zoccoli. Allora San Francesco ordino al suo asino di liberarsene immediatamente, Martinello, scrollando le zampe fece staccare i ferri.
Ma il miracolo più grande fu l’attraversata dello stretto sul suo mantello. Un giorno il Santo si diresse verso il porto chiedendo ad un marinaio di accompagnarlo verso la Sicilia, precisamente al porto di Messina; il marinaio rispose in maniera molto rozza chiedendo un prezzo molto esoso, stessa cosa fecero i marinai vicini. Allora San Francesco prese il suo mantello, lo mise sulle onde del mare e salì insieme ad altri due
frati minimi, sul bastone attacco la parte rimanente del mantello, in modo che si formasse una vela, riuscendo così ad arrivare al porto di Messina tra lo stupore di tutti i pescatori e marinai dell’epoca. Ecco la narrazione scritta di come avvenne il miracolo:
<>
Alla luce di tutto ciò, il Re Sole lo volle alla sua corte e dopo infiniti tentativi di persuaderlo, il re, riuscì nel suo intento e trascorse gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Plessis-les-Tours il venerdì santo, 2 aprile 1507, all’età di 83 anni.
Sul letto di morte chiamò a sé i suoi confratelli, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell’austerità nella regola. Provvide alla nomina del vicario generale ed infine, dopo avere ricevuto i sacramenti, si fece leggere la Passione secondo Giovanni mentre la sua anima spirava. Successivamente fu nominato patrono della Calabria, compatrono di Sicilia (viene festeggiato come patrono a Milazzo e Trapani, come compatrono a Messina) e protettore dei marinai d’Italia.
Fu enorme la devozione degli ennesi nel corso degli anni verso il Santo Padre, tanto da dedicargli, nei decenni successivi alla sua morte, una chiesa. Il culto del Santo Padre è tanto radicato che molti portano il nome di Francesco Paolo, proprio in onore del Santo. Anche a Enna fece importanti miracoli a chiunque lo invocasse; due di questi miracoli sono raffigurati dentro la chiesa sul latto di sinistra. Il primo quadro ritrae una grazia fatta da San Francesco di Paola a Biagio Schillaci, che lo fece guarire dalla febbre spagnola, nel 1851. Il secondo quadro ritrae il Sig. Giuseppe Rosso Grimaldi, che chiede una grazia al Santo Padre per il suo bestiame. La ottenne anche per un bove quasi morto, che nel momento dell’uccisione, s’alzo velocemente, datato 1770.
Questi miracoli sono raffigurati con degli affreschi sulle pareti, in alto, come a volersi raccontare da sole e sul portone ligneo interno su delle vetrate.
Accanto la chiesa sorge il Convento dei minimi, ormai abbandonato, realizzato insieme alla prima chiesa di Maria SS di Loreto, sede dell’omonima confraternita. E’ una delle Chiese cristiane più antiche di Enna. Con
la cessione ai frati minimi l’allora comune di Castrogiovanni pagava ad essi onze 48, così suddivisi: onze 38 per il vestiario, onze 8 per comperare salame e onze 2 per elemosina del circolo delle Quarantore. Inoltre i frati possedevano 200 salme di terreno presso la contrada “Rossi”. I frati Minimi avevano l’obbligo di nutrirsi di verdure, solo in caso di malattia veniva concesso di mangiare carne ma al patto di chiudersi in camera, specialmente nei giorni di carne proibita come la Quaresima. I Frati Minimi vissero in questo convento annesso alla chiesa dal 1600 al 1860 circa.
LA FESTA.
Anticamente la festa iniziava 13 venerdì prima della domenica di festa. Attualmente dura una settimana dal venerdì antecedente la festa fino al venerdì successivo alla festa. Sul sagrato della chiesa vengono a montare numerose bancarelle, che una volta vendevano i così detti “friscalettì” che emettevano un suono simile ad un fringuello, altro non era che il gioco preferito dai nostri nonni quando erano bambini. La Statua lignea ottocentesca del Santo si narra che uscì solo una volta in processione nell’ultima decade del 1800; gli ennesi chiesero una grazia al Santo Paolano a causa di una fortissima siccità e per debellare la febbre spagnola che in quel tempo appestava la città di Castrogiovanni. Allora i devotissimi ennesi presero la statua lignea e nel momento che si accinsero ad uscire fuori dal portone con il fercolo arrivò una pioggia fortissima, alla fine della quale ebbe inizio la processione. Dietro al santo, in segno di penitenza, vi erano le donne con i capelli sciolti e vestite di bianco. Di ciò, purtroppo, non si hanno fonti certe se non solamente racconti orali. Oggi, presso la chiesa, si svolge un triduo di preparazione alla festa, con solenni messe e panegirico del Santo nella Messa Solenne delle ore 12:00 della domenica e, come dicevamo prima la festa si protrae fino al venerdì successivo.
Una famiglia ennese, devotissima al Santo Padre, fece la fortuna emigrando in America a seguito di una grazia chiesta al Santo Padre. Era la famiglia Russo. Il Sig. Paolo Russo fu insigne benefattore della Chiesa di San Francesco di Paola, con i familiari, per tantissimi anni permettendo l’ammodernamento e il restauro continuo della chiesa, anche tramite l’ultimo parroco della Rettoria Padre Margani, che fu sacerdote della chiesa fino alla morte.
Francesco Campione

Visite: 521

Condividi questo Articolo

GUARINO-ASSICURAZIONI