I Sindacati Autonomi della Sanità al Commissario Straordinario dell’Asp “Non si può sparare nel mucchio”

Non si può continuare a sparare nel mucchio. Che finamente si faccia chiarezza e con nomi cognomi e criteri. Lo chiedono al commissario straordinario dell’Asp Giuseppe Termine il cartello di sindacati autonomi del Fials, Nursind, Ugl e Sapmi, dopo che nei giorni scorsi dalla direzione aziendale è partita una campagna all’insegna dello “scovare l’imboscato”. Una operazione fortemente criticata nel metodo e nel merito dagli scriventi. E tra l’altro sempre gli stessi stigmatizzano il comportamento di un sindacato che avrebbe invece “sponsorizzato” questa operazione di “trasparenza”. “Si è appreso – cita il documento a firma dei segretari provinciali di questi sindacati e inviato a tutti i soggetti interessati persino alla Procura della Repubblica – che tale iniziativa ha fruttato la stesura di alcune disposizioni di servizio (circa quindici e di cui una rivolta ad un dipendente che attualmente beneficia dellistituto dellaspettativa). Ma quello che ha fatto più irritare i rappresentanti di questi sindacati è che lo scorso 15 ottobre gli stessi avevano inviato una richiesta di incontro alla direzione sanitaria per discutere proprio su questi fatti. Ma tutto ciò è rimasto lettera morta, palesando a loro dire un grave pregiudizio per il ruolo sindacale. Quindi alla luce di tutto ciò le sigle sindacali chiedono ai vertici aziendali ai sensi della legge 214/90, l’elenco del personale che è stato sottoposto a verifica (qualifica, collocazione, limitazioni e carichi di lavoro), le copie delle disposizioni di servizio prodotte dopo la verifica, e motivazioni e criteri che hanno portato l’azienda a prendere determinati provvedimenti e quindi a condurre una decisa azione di revisioneorganizzativa, ma focalizzando le proprie energie esclusivamente sul personale infermieristico ed escludendo da tutto ciò altre figure di supporto nellassistenza al paziente ricoverato come ausiliari e operatori socio sanitari. Fials, Nursind, Ugl e Sapmi chiudono la comunicazione ricordando che se entro 10 giorni come previsto dalle leggi in materia non avranno risposte su quanto richiesto procederanno per vie legali.

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