I deputati regionali Venturino e Lantieri sull’eventuale adesione di Piazza Armerina alla città metropolitana di Catania

“E’ giunto il momento di dire basta alla demagogia che in questi giorni sta predominando nel dibattito che riguarda l’adesione di Piazza Armerina alla Città metropolitana di Catania. E’ arrivata l’ora di fare chiarezza una volta per tutte ed uscire da ogni equivoco”.

Il vice presidente vicario dell’Ars Antonio Venturino, sostenitore della creazione di un Consorzio ennese, e l’onorevole Luisa Lantieri spiegano: “Prima di tutto, mi sembra doveroso fare una precisazione di tipo tecnico, giusto per non confondere di più le idee ai cittadini. Un anno fa i piazzesi hanno deciso di aderire al Libero Consorzio di Catania e non alla Città metropolitana di Catania. Il cittadino ha votato l’adesione ad un consorzio che oggiAggiungi un appuntamento per oggi per legge non esiste più. La validità di quel referendum è stata vanificata dal legislatore e in quell’occasione – aggiungono Venturino e Lantieri – quando bisognava lottare in aula per la salvaguardia della volontà popolare, ho presentato diversi emendamenti al disegno di legge e chi ha seguito la vicenda ne ha memoria”.

“I sostenitori della Città metropolitana di Catania – precisano i due deputati regionali di Piazza Armerina – dimenticano che nel settembre dell’anno scorso ha votato il 21,6% degli elettori aventi diritto, 4.905 elettori, di cui 4.491 hanno espresso il “Si” e 367 “No”. E’ vero che soltanto una minima parte di cittadini piazzesi si è espressa, non tutti come qualcuno vuol fra credere facendo in questi giorni una serie di pressioni. Prima di fare pericolose fughe in avanti ed accendere facili entusiasmi – concludono Venturino (il quale elenca quali sono i dieci buoni motivi per non aderire alla Città Metropolitana di Catania (vedi in basso)e Lantieri – è bene ricordare che oggiAggiungi un appuntamento per oggi le cose sono cambiate e il Consiglio comunale si trova a deliberare una cosa diversa rispetto a quella decisa dai cittadini tramite referendum, dunque è più che mai importante che i consiglieri comunali scelgano dopo un’attenta valutazione dei pro e dei contro, prendere tempo per riflettere credo sia doveroso”.

 

 

DIECI BUONI MOTIVI PER NON ADERIRE ALLA CITTA’ METROPOLITANA DI CATANIA

 

  1. È inopportuno che si deliberi ora poiché la legge regionale con altissima probabilità sarà impugnata dal governo nazionale entro il prossimo 7 ottobre. In ogni caso, resterebbe un altro mese per riflettere e decidere.
  2. Nell’elezione del Sindaco metropolitano, Piazza Armerina avrebbe, con i suoi appena venti consiglieri elettori, un peso numerico e politico del tutto inconsistente e, quindi, consacrato alla marginalità.
  3. È estremamente improbabile che il sindaco o un consigliere di Piazza Armerina entri a far parte della Giunta metropolitana, composta da appena otto membri. Piazza Armerina non avrebbe più alcuna rappresentatività
  4. Piazza Armerina è una realtà sociale, culturale ed economica estranea rispetto ai consolidati equilibri che legano i comuni dell’hinterland catanese. L’area di Catania gravita storicamente su attività marittime-portuali e sullo sfruttamento agricolo, del tutto peculiare, dell’area vulcanica etnea. Questi elementi dovranno e saranno necessariamente privilegiati nel potenziamento economico dell’area metropolitana, ivi incluso anche il porto di Augusta. Queste condizioni territoriali oggettive azzerano le possibilità di potenziamento degli interessi economici legati all’agricoltura e al turismo dell’area di Piazza Armerina, che sarebbe del tutto periferica e marginale e, anzi, di peso.
  5. Quanto detto al punto precedente, è avvalorato dal fatto che la città di Catania non ha valorizzato nel passato i comuni ad essa più vicini, come dimostra la scelta di Acireale di staccarsi proprio dalla Città metropolitana di Catania
  6. Piazza Armerina e i suoi abitanti saranno costretti a recarsi a Catania per la fruizione di gran parte dei servizi riguardanti, per es., istruzione, beni culturali, artigianato, motorizzazione civile. Altro esempio concreto e non opinabile: il passaggio ad un territorio, come quello catenese che, dopo Napoli, presenta il maggior tasso nazionale di incidenti stradali, determinerà assolutamente un aumento dei premi assicurativi. Per questi motivi è meglio essere centrali nel libero Consorzio di Enna che periferia della Città metropolitana di Catania.
  7. Per molti servizi erogati da uffici territoriali statali (Prefettura, Agenzia delle Entrate, Camera di commercio, Agenzia del Territorio, cioè catasto) ci si dovrà recare a Catania, i cui uffici saranno così sommersi da pratiche relative ad un territorio di oltre 1 milione di utenti, con gravi rischi d’inefficienza burocratica
  8. Il personale regionale dovrà necessariamente essere ripartito tra compartimenti e distretti; i trasferimenti verso la zona di Catania saranno assai probabili.
  9. Catania destinerà i finanziamenti previsti per le Città metropolitane principalmente (e giustamente in queste logiche di competitività di mercato) a favore di se stessa, per essere più competitiva con Palermo e altre città del Sud Italia, e non per realtà periferiche come Piazza Armerina.
  10. Aderendo alla Città metropolitana di Catania, non si acquistano di fatto competenze ulteriori rispetto a quelle già spettanti al libero Consorzio di Enna.
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