I 90 anni della Provincia: li ricorda Giuseppe Maria Amato

Novant’anni 
Il sei dicembre 2016 saranno ben novanta anni dall’arrivo del Telegramma con il quale l’allora Primo Ministro, Benito Mussolini, comunicava al Sindaco pro tempore di Castrogiovanni (allora Enna si chiamava ancora così) che “…oggi su mia proposta il Consiglio dei Ministri, ha elevato codesto Comune alla dignità di capoluogo di provincia…”.
Uno dei momenti di massimo splendore per la nostra antica, e per certi versi, vetusta città. Un centro che, però, è stato città sin dai suoi albori.
Da sempre il ruolo di Enna è stato quello di rappresentare per il centro della Sicilia la città, il luogo, cioè, nel quale si concentrano le funzioni essenziali del territorio stesso e verso il quale vengono attratti gli attori locali.
Lo fu come polis siculo- ellenizzata e come Municipio romano, lo rimase quando, sotto la fortissima pressione dell’avanzata delle truppe arabe, qui si attestò la difesa del “Thema” bizantino di Sicilia. Lo fu, nuovamente quando, oramai saldamente in mano agli arabi, divenne capoluogo di una “taifa” vasta ben più della provincia alla quale Mussolini la eleggeva capoluogo.
Quello che fa tristemente specie, oggi, è l’assoluto silenzio che regna rispetto alla ricorrenza. Novant’anni senza una candelina, una cerimonia, un ricordo. A stento, ma forse perché comunque il nome resta, la piazza VI Dicembre, che i giovani oramai chiamano “piazzetta Pascoli”, ignorando a piè pari la dedicazione all’avvenimento.
Le province sono state travolte dalla foga, per certi versi dissennata, di riforma. Salvate proprio due giorni fa dall’esito del Referendum, rimarranno spogliate di gran parte delle loro funzioni e della possibilità di elezione diretta degli organismi di governo, da Reggio Calabria in su. In Sicilia, invece, il “mutuperio” messo in atto da Crocetta e dai suoi, complice la assoluta insipienza di un PD attento a comprendere quali percorsi fare per rimanere a galla durante i tre anni di traghettamento renziano, ci lascia una novantenne spogliata di ogni sua caratteristica.
La provincia, già “reinventata” dalla Legge 9/86, da molti identificata come Legge Curcio in onore del politico ennese che ideò la nascita delle Province Regionali Siciliane, oggi è priva di danaro, quasi del tutto senza guida dirigenziale, sottoposta ad un drenaggio incredibile di funzionari ed impiegati e ancora gravata dal peso di mille e mille competenze.
Quindi, chiederete, perché o cosa festeggiare, cosa ricordare?
Ricordare, certamente, che essere stati capoluogo ha rappresentato una lunga serie di occasioni, non di rado perdute, una lunga sequela di anni durante i quali Enna ha goduto, persino immeritatamente, di un destino che non fu concesso ad altre piccole e grandi realtà del centro Sicilia. Pensate a Piazza Armerina e Nicosia che al tempo della elevazione di Castrogiovanni a Capoluogo avevano già il ruolo di Capocircoscrizione e di sede di Diocesi (Piazza peraltro contava nel 1921 ben 38.080 abitanti, toccando un record mai più eguagliato nell’intera provincia).
Ricordare anche che la sola esistenza di una provincia nel centro dell’isola e non più di un territorio strappato e diviso tra oriente catanese e occidente panormita, ha consentito nel tempo una crescita del territorio stesso sia in senso culturale che in quello economico. Poi, però, la deriva, una deriva ad oggi inarrestabile, fatta di una nuova emigrazione, di uno stillicidio che sempre più diviene una emorragia, delle forze giovani, delle menti, delle aziende, di chi vorrebbe fare ma non può far qui. Allora ricordare e pretendere divengono un obbligo. Pretendere che finalmente la si smetta con la infinita serie di commissariamenti a Palazzo e si giunga, sebbene con la elezione di secondo grado che personalmente non condivido, alla elezione del presidente del libero consorzio e quindi con la individuazione di chi, sebbene oggi non festeggia e forse non ricorda, domani potrà assicurare come responsabile politico una presenza che ci traghetti anche nel 91esimo anno e più in là.
Pretendere che il territorio abbia un luogo comune ove riconoscersi, un contesto di riferimento unico, una macchia uniforme di colore sulle mappe che non sia solo, appunto, una macchia ma una indicazione di comunità.
Per questo, nonostante so di essere tra i pochissimi e nonostante chi mi conosce saprà che personalmente il sei dicembre è anche il ricordo di uno dei peggiori giorni della mia vita, continuo a dire: Auguri Enna, buon compleanno!

Giuseppe Maria Amato

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