GPS, BYOD e WYOD, i pericoli per la privacy e per le informazioni aziendali

Ad un certo punto del codice della privacy si incontra un riferimento all’art. 37: dati che indicano la posizione geografica di persone od oggetti mediante una rete di comunicazione elettronica. Gps? Una cosa giuridica per definire la localizzazione di qualcuno o qualcosa.

E poi sfogliando riviste specializzate si parla che già siamo passati dal Bring Your Own Device al Wear You Own Device, ossia sigle come BYOD e WYOD: tecnologie in mobilità e tecnologie indossabili!

Sigle che inquadrano comportamenti giornalieri che facciamo, sfruttando la moderna tecnologia e la buona notizia è che le società grazie a BYOD e WYOD hanno la possibilità di riconfigurare i propri modelli collaborativi aziendali, semplificandoli con un cambio culturale attraverso la partecipazione collaborativa in azienda e non una cieca obbedienza delle procedure.

Solo da questo presupposto può esistere la risoluzione della tutela delle informazioni aziendali che i collaboratori portano sui sistemi tecnologici e interattivi che sono in continua innovazione.

Infatti usano smartphone e tablet personali, magari più sofisticati di quelli dati in dotazione dall’azienda stessa e che avrebbero potuto essere impiegati  per migliorare la tutela delle informazioni lavorative, ma tutto questo impone un cambio culturale fato di non solo policy aziendali scritte, ma condivise, in quanto portiamo sempre qualcosa di nostra proprietà in azienda, le nostre competenze e a volte portiamo i nostri devices, dove transitano informazioni delicate.

Il mercato sta sempre più richiedendo l’intervento d’investigatori privati quando le informazioni sono uscite impropriamente dall’azienda ma ciò è frutto solo della mancanza di una giusta percezione che i collaboratori hanno dell’importanza delle informazioni in loro possesso in quanto le aziende non dedicano il dovuto spazio a spiegare la delicatezza dei contenuti che trattano.

Le risposte dei lavoratori che hanno sottratto o trasmesso le informazioni impropriamente, quando vengono facilmente scoperti, sono sempre le stesse: ma l’azienda non me lo aveva spiegato (bene)…e ciò risulta vero soprattutto dalle sentenze che inquadrano, a tal riguardo, le assenti o poche ore di formazione e il verificato apprendimento, da parte dell’azienda sul lavoratore.

Ciò è vero anche per le informazioni che l’azienda invia sui devices dei consulenti, spesso con dati eccessivi e non pertinenti rispetto al compito che devono svolgere, ma, ciò avviene sempre per lo stesso motivo, ossia la mancata istruzione del dipendente aziendale nella percezione del danno a trasmettere l’eccesso di informazioni.

Sostanzialmente sul mercato l’evoluzione di questo tema si svolge in un clima di sostanziale sregolatezza. Il Byod si diffonde, ma le policy aziendali che dovrebbero regolarlo tardano ad aggiornarsi soprattutto nella cultura del giusto apprendimento da parte del lavoratore, sui principi generali: da un lato quindi la policy deve fare una distinzione netta tra uso professionale e personale, del dispositivo; dall’altro devono permettere all’azienda un qualche controllo.

3S Telematica si occupa di diffondere sul territorio una cultura della sicurezza e corretta gestione delle politiche BYOD, effettua verifiche gratuite della vostra situazione aziendale e vi aiuta a definire un percorso per giungere alla soluzione delle problematiche di sicurezza, vi aiuta inoltre a formare i vostri dipendenti su queste tematiche.

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