Giovani Talenti Ennesi in “trasferta”: conosciamo Francesco Paolo Conte

GIOVANI TALENTI ENNESI: CONOSCIAMO FRANCESCO PAOLO CONTE

Il mondo appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni. Basta questa semplice e breve frase per fare capire quale sia la “filosofia di vita” di un talento tutto ennese come il ventottenne Francesco Paolo Conte.
Francesco, che da oltre 3 anni lavora nella famosa multinazionale dolciaria Ferrero con sede ad Alba (Cuneo), è colui che ha contribuito a sviluppare il progetto di Marketing di una novità che si è appena affacciata sui mercati. Quella di Francesco è una storia tutta da ascoltare e da prendere come esempio per tanti giovani ennesi.
“Sono nato a Palermo il 16 luglio 1988, ma ho sempre vissuto a Enna, almeno fino alla maggiore età. Qui ho frequentato il Liceo Classico N. Colajanni: anni di “lacrime e sangue”, eppure cruciali per la mia formazione. In una classe di ragazzi talentuosi, io non ero affatto il più bravo! Le mie materie preferite? Quelle umanistiche, nonché afferenti alle scienze sociali: se scrivere mi ha sempre rallegrato, la letteratura italiana e quella greca mi hanno permesso di viaggiare con la fantasia. Soltanto oggi rimpiango di non essere ancora stato pronto per capire a fondo la Filosofia; sto recuperando, a modo mio, col vlog youtube di Saudino, professore torinese “sui generis” che mescola la storia della filosofia con i temi della contemporaneità. Questo aneddoto dimostra una cosa in cui credo fermamente: c’è un tempo per ogni cosa e non è affatto detto che i nostri tempi debbano coincidere con quegli degli altri –senza che questo faccia di noi persone “sbagliate”.
Poi, attorno al biennio finale del liceo, il corso di Economia mi ha dato conferma tangibile che quella strana cosa di nome Marketing poteva rappresentare per me qualcosa che andasse al di là di una mera curiosità –dote che non mi è mai mancata; e così, non ancora 18enne, il puzzle iniziava a presentare dei tasselli combacianti: io, che a una partita di pallone preferivo leggere, guardare la tv, navigare sul web incuriosito dalla cultura pop, dal mondo della pubblicità, dal bagliore delle marche, adesso iniziavo a rendermi conto che avrei potuto far fruttare tutto ciò. Fare di una passione il mio lavoro e, perché no, la mia vita. E’ stato un momento di svolta, uno di quegli attimi in cui ti fermi a pensare a qualcosa di incredibilmente piacevole e un brivido ti prende dietro la schiena. Però, come sempre, ho deciso di farlo a modo mio. Non ho lasciato nulla al caso, ricerche scrupolose sui vari atenei e corsi di laurea italiani mi hanno fatto capire di poter prendere il rischio di fare a meno della classica facoltà di Economia, puntando invece fin da subito a qualcosa di più mirato, un corso di laurea in Consumi, Branding, Pubblicità presso l’Università San Raffaele che affrontasse il Marketing con un approccio olistico e multidisciplinare, economico e socio-psicologico. Non tutti in famiglia capiscono la mia scelta di affrancarmi dai settori dell’architettura e ingegneria in cui avrei potuto beneficiare dell’expertise familiare, per iniziare un percorso totalmente diverso; razionalmente potrebbe essere un salto nel vuoto, di cui tuttavia sono pienamente convinto –d’altronde gli amati-odiati libri del liceo mi hanno insegnato che la fortuna aiuta gli audaci.
E’ il settembre 2007, quando inizio ad “osare” e, a 19 anni appena compiuti, mi trasferisco a Milano. La Milano da bere ha lasciato spazio alla Milano delle Olgettine. Nei primissimi mesi pensavo che le mille possibilità offerte della città andassero colte tutte e a tutte le ore: all’inizio ci ho pure provato, per poi rischiare una sindrome di Stendhal. Allora ho iniziato a darci dentro con gli studi, e allo stesso modo è iniziata una cavalcata senza fine. Avere incontrato professori di spessore, veri e propri luminari nel loro campo, non solo teorici di “qualcosa”, ma realmente esperti, uomini che hanno fatto la differenza in grandi realtà aziendali, mi è stato da grande esempio, facendomi capire l’importanza della Passione, del sognare qualcosa e dell’impegnarsi per tramutare quel sogno in realtà.
Provenivi da altre esperienze lavorative prima di arrivare in Ferrero? Da quanto tempo lavori lì e di cosa ti occupi?
Avevo solo 20 anni, eppure di fronte a esempi così, la voglia di iniziare a sporcarmi le mani era molta. Desideravo iniziare a lavorare, a conoscere quel mondo che pareva ancora essere tanto lontano. Così un mattino, raccolsi tutto il coraggio che avevo e andai dritto dal professore di marketing televisivo –argomento che in quel momento trovavo di particolare interesse. Era il direttore di Canale 5 e gli chiesi se potesse esserci un’opportunità per me, in Mediaset. In poche settimane l’ufficio del personale mi ha contattato e così sono entrato nel mondo del lavoro… praticamente senza più uscirne, per giunta fino ai 25 anni impegnato nel faticoso status di studente-lavoratore.
Erano gli anni neri della crisi, pressoché ogni azienda -anche multinazionale- aveva congelato le assunzioni e così, volente o nolente, di stage in stage, di tempo determinato in contratti interinali, ne ho frequentate diverse: Bosch e Procter & Gamble, solo per citarne alcune. Mi sono sempre messo alla prova nel reparto marketing, dove facevo da assistente al Brand Manager, senza mai perdere la speranza, ma anzi apprezzando per ogni nuovo capo che avessi, per ogni nuova azienda in cui fossi, la possibilità di approcciarmi a business diversi, culture aziendali differenti, professionalità di varia natura da cui attingere e con cui rendere complementare il mio profilo. Nonostante tutto, la crisi non sarebbe stata eterna e sentivo il mondo del marketing era e sarebbe stato il mio mondo, a tempo pieno: avevo la giusta fede per sapere che un giorno sarei arrivato ad essere e fare ciò che sognavo. Doveva “solo” arrivare il momento giusto.
E questo venne proprio durante la fantastica esperienza in P&G –iniziata grazie a una sfida che ho posto a me stesso-, in occasione della mia ultima presentazione del piano commerciale a una platea di venditori. Sono sul palco, sento vibrare il telefonino. La mia mente è lì, ai venditori da convincere sulla bontà del mio prodotto (era uno shampoo) e delle attività promozionali ideate per spingerlo maggiormente. Ricordo che era molta la delusione di non poter continuare la collaborazione con quella che è considerata la scuola di marketing per eccellenza, ma chi stava chiamando aveva qualcosa di interessante da propormi. Alla fine della presentazione richiamo il numero e scopro che dall’altra parte c’è un cacciatore di teste che mi ha scoperto su Linked-In e, in virtù della mia recente esperienza nel lancio sul mercato di nuovi prodotti, vuole propormi un lavoro nell’Innovation Hub di Ferrero, ad Alba. Iniziano i colloqui, uno, due, tre, quattro incontri, con altrettanti manager. Il contratto è quanto di più entusiasmante mi fosse finora stato mai prospettato, l’impiego pure: global innovation product manager. Dopo 6 anni a Milano, intermezzati da un Erasmus in Gran Bretagna e qualche mese di lavoro in giro per l’Italia, è tempo di lasciarla: il posto in Ferrero è mio! Ed è con questa azienda che collaboro da 40 mesi. Questo episodio mi ha fatto capire che anche da un contesto sfavorevole può nascere la più bella opportunità.
Qui lavoro nella direzione marketing globale della marca Tic Tac, dove ho l’opportunità di mettermi alla prova con sfide che richiedono di essere affrontate con passione e spirito d’abnegazione, per offrire al consumatore un grande prodotto, una proposta di valore unica. Non sono mancati sacrifici personali e situazioni di stress, in cui l’esempio da gran lavoratore di mio padre è tornato utile e la Passione ha saputo rendere possibile anche l’impossibile: se nulla accade per caso, come mia madre ama dire, allo stesso modo senza impegno e sacrificio non accade ugualmente nulla.
E non sai che soddisfazione quando scopri che il tuo prodotto viene apprezzato, rendendoti consapevole del piccolo-grande impatto che col tuo operato puoi avere nelle vite delle persone: bastano piccole testimonianze positive a farti ricevere una pacca sulla spalla, confortandoti dopo tanti affanni, e a contribuire a dare significato al tuo lavoro. E sono anche esse che, con senso di responsabilità, ti spingono ad andare avanti, a non fermarti, a sognare e desiderare sempre di più.
Che tipo di rapporto mantieni con la tua città natale e quindi anche con la famiglia, i tuoi compagni, amici?
Dieci anni fa, lasciando Enna, continuavo a ripetermi “Sono forte, ce la farò” -ma la nostalgia di casa, degli amici di sempre e, in special modo, degli affetti famigliari era tangibile, per un figlio unico attaccatissimo a mamma e papà -loro che con sacrificio hanno contribuito a rendere possibile il mio futuro, credendo in me incondizionatamente e che sono tuttora i miei più grandi fan.
Eppure, al mio arrivo a Milano mi sono forzato a non cercare una frequentazione assidua con gli amici e/o conoscenti ennesi che come me avevano fatto la scelta di lasciare la Sicilia, alla ricerca di sorti migliori: desideravo, al contrario, integrarmi al più presto, così da non sentirmi “fuori posto”… e questa scelta si è rivelata vincente, perché mi ha permesso di entrare in contatto con coetanei di tutta Italia e di tutto il mondo, costruendo alcune delle più solide amicizie di cui ho tuttora la fortuna di godere. Questo approccio non vuol dire aver dimenticato gli amici d’infanzia, anche loro ormai sparsi dentro e fuori lo stivale; il tempo è tiranno, ma i social media ormai accorciano le distante. E, poi, anche se per mille motivi può capitare di far sempre meno ritorno a Enna, incontrarsi anche una sola volta l’anno diventa il modo per ritrovarsi, trovarsi cambiati e rispecchiarsi con soddisfazione l’uno nella crescita altrui.
Quali sono le tue prospettive future? Quali sogni coltivi?
In generale, da qualche tempo lavoro per una crescita personale dedita alla consapevolezza, unita a una crescita manageriale che mi permetta di rimanere fedele a me stesso: ai valori in cui credo, alle motivazioni profonde che mi spingono nelle azioni del quotidiano. Che non mi faccia perdere di vista le persone, da cui e con cui amo imparare, condividere le mie conoscenze, instaurare un dialogo volto a riconsiderare qualcosa di esistente o a creare qualcosa di nuovo: che sia un’opinione sulla vita o un’idea di business. E che metta al centro te che stai leggendo queste righe, che come me e come tutti ti circondi di segni e sogni, di comunicazione, di marca: ecco, io vorrei essere colui che sta dietro il prodotto che ti fa battere il cuore.
Qualsiasi sfida, sia personale che professionale, andrà a presentarsi, l’importante sarà perseguire l’ikigai, quel concetto orientale per cui incrociando quello che ami, con quello in cui sei bravo, che possa essere utile alla comunità e che ti dia un ritorno economico -dunque passione, vocazione, missione e professione-, tu riesci a dare appieno un senso al tuo essere: quella cosa che ti fa alzare al mattino con il fuoco negli occhi e accende i sogni.
Cosa ti senti di dire ad un ragazzo di Enna che ha le idee per fare qualcosa di importante ma ha anche paura di fallire? Ha il diritto di sognare?
Di recente una cara amica mi ha fatto riflettere su una massima cui sono legato: “Il mondo appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni”. Lettore ennese, non sai quanto è vero! Se possiedi già un sogno, sei fortunato -credimi. E se invece non ne hai ancora uno, trovalo! Chiudi gli occhi, armati di coraggio e curiosità… e tuffati in te, vai a conoscere te stesso, quello che ti piace, che ti avvince, che ti fa sentire vivo. E poi, quando lo avrai davanti a te e avrai riaperto gli occhi, non lasciarlo svanire. Sii intraprendente e sii disposto e preparato a sudare, faticare, lottare per renderlo realtà. Dovrai, con buona probabilità, anche sacrificare qualcosa di proporzionale valore a quello che vorrai raggiungere. Se è marketing quello che vorrai fare, dovrai svegliarti con la fame di marketing, nutrirti di marketing, parlare di marketing, dormire col marketing, sognare il marketing. Non accontentarti delle scorciatoie: difficilmente pagano e, alla lunga, non soddisfano. Ma tenacia e costanza, saranno valide alleate, così come l’energia positiva che veicolerai nei tuoi desideri e obiettivi, visualizzandone i risultati con intenzionalità, concentrazione e focalizzazione. Non dimenticare che anche un pizzico di sana follia è necessaria, che ti consenta di osare, ma anche di lasciarti sorprendere dalla vita e di farti una bella risata quando fallirai -perché è normale fallire, anzi solo tramite quell’errore avrai imparato qualcosa di nuovo-, mentre la fondamentale dote della resilienza ti avrà permesso di rialzarti e di ricominciare, subito dopo. Trova anche un mentore, una persona da cui imparare a tutto tondo: spesso la fortuna di un uomo la fa un altro uomo… che creda in te e valorizzi i tuoi talenti. Ma soprattutto, non lascarti scoraggiare da chi ti dice che non ce la puoi fare: nessuno ha il diritto di dirti ciò, se non te stesso -anzi, hai lo stesso mio diritto di farcela, ti auguro la stessa fortuna. Perché ricorda: sei tutti i limiti che superi, tu.

 

 

 

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