Ghiaccio alimentare contaminato nel 25 per cento dei locali siciliani Avviato un piano regionale, scattano controlli a tappeto

Ghiaccio alimentare contaminato nel 25 per cento dei locali siciliani
Avviato un piano regionale, scattano controlli a tappeto
Asp al fianco di chi lavora nel settore: pronto un vademecum operativo

Il 25 per cento degli operatori del settore alimentare produce e utilizza ghiaccio contaminato. È quanto emerge da uno studio dell’assessorato regionale alla Salute dopo i controlli effettuati dalle Asp.
Nel corso dell’anno 2017, sono stati controllati 125 operatori del settore alimentare, ovvero chi produce ghiaccio ma anche bar, pub e ristoranti. Il 25% sono risultati non conformi, “con un numero di non conformità pari a 67, di cui 66 di tipo microbiologico e 1 di tipo chimico”. Ciò significa che il ghiaccio risulta contaminato per una mancanza di attenzione igienica alla produzione.

I dati sono stati analizzati questa mattina nel corso di un seminario organizzato dall’Inga, l’istituto nazionale ghiaccio alimentare.
I controlli sono scattati, nell’estate del 2016, nel territorio di Palermo e provincia, con particolare attenzione ai locali della fascia costiera. E sono stati estesi successivamente nelle altre province della Sicilia.
Tra i territori a maggior rischio, da sottoporre a controllo, sono state individuate le aree costiere, dove nel periodo estivo si concentra la maggior parte della popolazione. Relativamente alla provincia di Enna, l’attenzione si è concentrata su Piazza Armerina che nel periodo estivo vede una significativa affluenza turistica.

Dai primi campionamenti del 2016, è emerso per la città di Palermo che su 41 operatori del settore alimentare sottoposti a controllo, 23 sono risultati non conformi, con un numero di non conformità pari a 33, di cui 30 di tipo microbiologico. “Un dato del tutto inaspettato – spiega Pietro Schembri, dirigente del Servizio 7 Sicurezza alimentare del dipartimento attività sanitarie dell’assessorato regionale alla Salute –, un 50% che ad oggi, su Palermo, si è ridotto al 10% grazie anche all’attenzione e all’impegno degli stessi locali. Risultati che hanno indotto il nostro dipartimento a disporre una programmazione organica di controlli sul ghiaccio alimentare, estesa all’intero territorio della Regione. E infatti, con i nuovi campionamenti effettuati di recente, è emerso che in tutto il territorio regionale, il dato si attesta al 25%. Allo stato attuale la Sicilia è ancora l’unica regione ad occuparsi della problematica. Il ghiaccio alimentare, è un alimento perché destinato ad essere ingerito dall’uomo. La Conferenza regionale per la Sicurezza Alimentare ha istituito una specifica sottosezione dedicata al ghiaccio alimentare, che ha elaborato il nostro piano regionale”.

Ma ecco come sono stati effettuati i controlli. Sono stati previsti i seguenti criteri: priorità di controllo alla produzione industriale di ghiaccio alimentare. L’attività di campionamento è stata organizzata in maniera tale da prevedere: 3 campioni presso gli esercizi di somministrazione e presso le attività di produzione industriale; un campione di acqua potabile subito dopo il contatore; un campione di acqua potabile all’ingresso della macchina di produzione del ghiaccio; un campione di ghiaccio alimentare finito; un campione di ghiaccio alimentare finito presso le attività di deposito di ghiaccio alimentare.

“Il ghiaccio alimentare – dice Giuseppe Plutino della direzione generale per l’Igiene e la Sicurezza degli alimenti del ministero della Salute) – rappresenta all’interno dei alimenti uno dei cicli produttivi più a rischio. Il manuale per la corretta prassi operativa per la produzione del ghiaccio alimentare è uno strumento irrinunciabile”.

“La filiera della somministrazione – dice Dario Pistorio, presidente regionale Fipe Sicilia – è molto importante. Noi rappresentiamo 15 mila aziende del territorio siciliano tra lidi balneari, ristoranti, discoteche, pub. Apprezzo moltissimo i primi passi delle Asp che ci danno indicazioni importanti. Il ghiaccio è un alimento e come tale si deve trattare. Si deve sanificare e capire quale è lo stato dell’acqua dei pubblici esercizi. Perché somministrando ghiaccio andiamo a mettere del liquido nei cocktail che poi possono diventare alimenti patogeni nel nostro corpo”.

“Le Asp – spiega Elena Alonzo, direttore Sian Asp di Catania – non hanno un ruolo di repressione ma di ausilio. Ci occupiamo di chi fa autoproduzione di ghiaccio per far sì che abbiano la competenza delle poche regole da applicare per produrre ghiaccio in sicurezza. La nostra è una rete che sta lavorando bene per innalzare la qualità e la sicurezza del ghiaccio. Ci sono dei punti fermi per chi produce ghiaccio. Innanzitutto controllare la qualità dell’acqua e se si utilizzano filtri, occorre fare attenzione alla manutenzione del filtro stesso. Occorre poi stare attenti alla sanificazione della macchinetta che si utilizza per produrre il ghiaccio. Altro punto importante è fare attenzione a dove stocchiamo il ghiaccio, perché è un alimento che, essendo soggetto a contaminazione, deve essere ben chiuso e tenuto a una temperatura corretta. Infine, se il ghiaccio viene autoprodotto nei bar, deve essere inserito nel manuale di autocontrollo la procedura che riguarda l’individuazione dei punti critici per la produzione”.

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