Fsi-Usae: “La proposta di parte pubblica è bocciata. Oggi andiamo in commissione con spirito costruttivo, ma per modificare la situazione

Fsi-Usae: “La proposta di parte pubblica è bocciata. Oggi andiamo in commissione con spirito costruttivo, ma per modificare la situazione

ROMA 4 DICEMBRE 2019 – Fsi-Usae ha ricevuto e letto la proposta tecnica del Comitato di Settore e, ancora una volta, deve prendere atto della profonda distanza che c’è tra la Federazione e la parte pubblica (Comitato di Settore, con i rappresentanti delle Regioni ed i delegati dell’Aran, Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) sulle posizioni che deve esprimere la Commissione paritetica per la revisione del sistema di classificazione professionale (organismo previsto dall’articolo 12 del Ccnl relativo al personale del comparto sanità).

La proposta ricevuta, poco più di due paginette, non prende atto della realtà e non risolve i problemi del comparto. La commissione è chiamata a fare delle proposte che rispecchino la realtà sul campo e che risolvano, una volta per tutte, le discrasie oggi presenti nel Sistema Sanitario Nazionale. Infatti, da una parte Governo, Parlamento e Regioni mettono in campo leggi, regolamenti e piani sanitari ambiziosi; nel gergo normativo qualificano gli operatori come elementi esclusivi ed essenziali del sistema ma, dall’altro, quali parti datoriali di lavoro, non sono disposti a recepire in campo contrattuale tutte le innovazioni che mettono in campo sul piano legislativo, remunerandole adeguatamente.

Adamo Bonazzi, Segretario Generale della Fsi-Usae, nella riunione con i coordinatori di comparto preliminare all’incontro odierno della commissione ha dichiarato: “I professionisti della sanità non hanno studiato per prendere lauree e master per poi rimanere inchiodati al palo. Vogliono vedere recepiti nel contratto gli sforzi profusi, vogliono avere la possibilità di carriera che sia basata su criteri predeterminati e certi, vogliono che una volta acquisita questa faccia parte stabilmente del proprio curriculum professionale e che garantisca loro, alla fine del percorso lavorativo, una pensione adeguata, non vogliono solo degli incarichi professionali revocabili su cui decide discrezionalmente la direzione aziendale.

La questione che è madre di tutti i nodi, poi, è la collocazione iniziale della categoria. Cancellare la categoria base (A) invece di elevarle sposta verso il basso tutte le altre categorie ed acuisce il problema invece di risolverlo. Le professioni sanitarie vogliono vedere il proprio sviluppo professionale sfociare nella dirigenza così come è prefigurato nella legge. Continuare a negare questo passaggio fondamentale non fa che aumentare l’insoddisfazione della categoria. I Tecnici Sanitari, i Fisioterapisti e gli altri professionisti della Riabilitazione, della Prevenzione così come gli Infermieri, in questi anni si sono qualificati, si aggiornano costantemente, hanno acquisito responsabilità penali di primo piano (devono anche provvedere ad assicurarsi perché altrimenti non possono nemmeno lavorare), quindi ci sono tutte le condizioni perché le cose debbano cambiare sia dal punto di vista giuridico che – con il prossimo contratto – dal punto di vista economico. Noi oggi andiamo con spirito costruttivo sì, ma per cambiare davvero le cose non per fare finta di cambiarle. Chi ha dato il proprio cuore e la propria anima al sistema si attende di avere riscontro degli investimenti personali profusi. Se il Comitato di Settore e l’Aran pensano che si possa prefigurare il futuro contratto di questo comparto con la proposta che abbiamo oggi sul tavolo sbagliano e, di sicuro, non troveranno il nostro assenso.”

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