Francesco Totti “L’ottavo Re di Roma”. gli ennesi Stefano Gervasi e Luigi Savoca “Un ragazzo come noi”

Francesco uno di noi. Non rappresenta solamente la frase di un coro che gli ultras gli hanno riservato per ben 25 anni. Ma invece è proprio la filosofia di vita “dell’Ottavo Re di Roma (si divide questo trono con Falcao) Francesco Totti che domenica scorsa ha dato l’addio sia alla maglia della Roma vestita per un quarto di secolo che dal calcio giocato. Sul personaggio Totti ci sono tante diverse filosofie di pensiero sia positive ma anche negative. Ma c’è però giura che Totti è veramente un ragazzo “acqua e sapone”, avendo avuto il piacere di conoscerlo e viverci insieme per 11 mesi durante la “naja”. Questi “privilegiati” sono gli ennesi ex giocatori di Pallamano Stefano Gervasi e Luigi Savoca che nel 1998 quando Totti era già un calciatore affermato e richiesto addirittura dal Real Madrid hanno svolto con lui il militare al Gruppo Sportivo della Cecchignola a Roma. “Per me che sono tifoso della Roma da sempre aver avuto questo privilegio è qualcosa di fantastico – racconta Stefano – ma nello stesso tempo lo ricordo con grande naturalezza perché Francesco Totti quando era con noi in caserma era veramente uno di noi”. Stefano racconta che dopo aver svolto il Car a Pesaro avevano già loro detto che a Roma si sarebbero ritrovati con Totti. “Io non stavo nella pelle – racconta – appena arrivato a Roma n caserma sono andato a cercarlo per avere l’autografo ma davanti mi sono ritrovato un ragazzo di una grande semplicità e una modestia”. Raccontaci qualche aneddoto. “Che dire – facevamo il servizio in cucina e quando toccava il tuo turno non si tirava mai indietro. E poi sempre disponibile e cordiale con tutti. Anche nell’abbigliamento dimostrava di essere un ragazzo molto semplice. Nei momenti di libertà quando magari giovani calciatori sconosciuti di serie C tra loro parlavano di auto lussuose, ragazze e orologi costosi, Francesco si metteva in disparte per farsi una semplice giocata a carte con ragazzi “normali”, perché lui malgrado la sua notorietà era una ragazzo normale e sono convinto che sia rimasto così. Ed ancora ci ha procurato diverse volte i biglietti per l’ingresso allo stadio. Insomma tanti piccoli gesti che confermavano che era un ragazzo come noi e mi ha lasciato su di lui questo bellissimo ricordo”. Hai avuto più il piacere di incontrarlo? “Sinceramente non ho avuto più la fortuna di poterlo rivedere – conclude Stefano – ho tentato diverse volte ma purtroppo è diventato “inavvicinabile”. Ma spero che capiterà un’altra volta dove potrò avere il piacere di rivederlo e salutarlo perché per me rimane ancor prima che un grande campione, un grande uomo”.

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