Formazione Professionale, un settore in totale Agonia

Un settore ridotto al collasso e che non riesce a vedere prospettive future e che di fatto ha perso ogni speranza di sperare. E’ quello della formazione professionale che ormai da oltre 5 anni vive una condizione di estrema precarietà. In provincia di Enna ad esserne interessati sono circa 300 persone a varia qualifica e che nell’arco di questo periodo di crisi hanno accumulato ritardi di pagamenti che vanno da un minimo di 12 sino ad un massimo di 30 mensilità con pensanti conseguenti per altrettante famiglie visto che ad ogni lavoratore dietro c’è quasi sempre un nucleo famigliare. Ma di questi oggi in attività ma con rapporti di lavoro a singhiozzo negli enti di formazione che non sono stati spazzati via dalla “riforma”, ce ne sono si e no una cinquantina. In tutta la Sicilia sui circa 8 mila addetti in attività ve ne saranno si e no un migliaio. Addirittura circa una sessantina che erano impegnati all’interni dei centri per l’impiego e che svolgevano il servizio di orientamento al lavoro, sono sospesi dall’aprile del 2014 senza avere nessuna prospettiva di ripresa lavorativa. Per resto tutti sono in attesa di capire cosa loro accadrà anche se dalla Regione non arrivano notizie confortanti. E tra l’altro sono tutti senza copertura di ammortizzatori sociali. Infatti ormai tutti hanno esaurito questo sostegno al reddito. Quindi una situazione la loro tanto pesante quanto ormai pare dimenticata sia dall’opinione pubblica che dalle stesse istituzioni interessate. “Il nostro è un settore che non vuole assolutamente passare per assistito – commenta un addetto della formazione Giuseppe Miccichè – la nostra è una attività che può essere in questo particolare momento che viviamo molto importante per formare le nuove professionalità che vengono richieste dal mercato del lavoro. Già negli anni passati in provincia di Enna si è fatta formazione professionale di eccellenza e che creato condizioni di lavoro per diverse persone. Ma a quanto pare tutto ciò a nessuno sembra importare. E dire noi stessi abbiamo fatto delle proposte per cercare di trovare delle soluzioni. Ad esempio quello dell’incentivo all’esodo per tanti che hanno una certa età anagrafica e numero di anni contributivi. Questo permetterebbe sicuramente di ridurre sensibilmente il numero degli occupati. Ma ad oggi da tutte le parti si è fatto solo un gran parlare ma niente di concreto”.

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