Fisascat Cisl Enna, evitati licenziamenti all’Oasi di Troina

A qualche settimana dai fatti, la Fisascat-Cisl sente l’obbligo di ricucire e raccontare –  visti gli attacchi ricevuti a mezzo stampa da soggetti non ben definiti – i singoli avvenimenti che hanno riguardato i lavoratori dell’Oasi Maria S.S. S.r.l. di Troina.

Tutto comincia formalmente il 7 agosto scorso, giorno in cui i lavoratori ricevono la comunicazione che annuncia il loro licenziamento, da lì a un mese e mezzo.
Le procedure comuni che si innescano in questi casi (casi all’ordine del giorno in Italia) sono quelle del ricorso ai cosiddetti ammortizzatori, che – com’è noto – lo Stato mette a disposizione per consentire al lavoratore un periodo limitato di sussistenza, che dovrebbe consentire alla persona di aver tempo per cercare un nuovo incarico. Di aver tempo per avere un nuovo contratto.

Nel caso dell’Oasi Maria S.S. S.r.l. di Troina, però, il lavoro che porta avanti la Fisascat-Cisl è del tutto diverso. Non si fanno messe scalze per gli ammortizzatori. Non si cerca una soluzione transitoria. Si trova un accordo con l’azienda per  la riduzione dei licenziamenti da 16 a 12 unità e il ricollocamento degli stessi con contratti a tempo pieno e indeterminato in altre società “satellite” che, a vario titolo, erogheranno in futuro il servizio di somministrazione dei pasti alle persone ricoverate all’Oasi ed ai loro familiari.

Nello stesso preciso periodo, i lavoratori decidono – com’è legittimo – di conferire un mandato di assistenza a tre avvocati esperti non solo della loro situazione, ma anche delle vicende relative all’azienda. Tanto esperti che suggeriscono prima e convincono poi (questo quello che chiaramente viene fuori nel corso dei diversi incontri tra le parti) i lavoratori stessi che un accordo in cui tu, dal baratro del licenziamento, passi alla luce di un nuovo contratto a tempo pieno e indeterminato, sia un accordo da buttare. Spazzatura. E perché? Dalle note che sono state diffuse, tutto si capisce, tranne questo. L’unica cosa che si sente, nel corso dei detti incontri, è che la società che avrebbe dovuto assumere 5 dei 12 lavoratori in mobilità non avrebbe garantito il futuro di questi soggetti. Senza, ancora una volta, dire il perché.

Ma ragione di tutto questo, i lavoratori decidono, a un certo punto e all’unanimità di sollevare dall’incarico la Fisascat-Cisl, firmataria dell’accordo.

Cosa accade alla fine? Che il 30 settembre scorso, a Troina, presso i locali di “Casa della Speranza”, i lavoratori accettano e in toto l’accordo firmato un mese prima dalla Fisascat-Cisl.

E questo, per quello che riguarda la Fisascat-Cisl, è comunque un lieto fine. Valgono le dichiarazioni del Segretario Generale Alfonso Bellomo e del Segretario Territoriale Marco Ferro: “Abbiamo lavorato duramente e in squadra con il nostro RSA per raggiungere quest’accordo che a nostro modo di vedere garantisce ampiamente tutti i lavoratori – contiunano – Crediamo che le voci messe in giro dai legali dei lavoratori sul conto dell’azienda che si impegna ad assumenre alcune delle persone in questione, siano gratuite e sterili per il solo fatto che l’appalto della somministrazione dei pasti continuerà ad essere svolto da una società che ha tutte le credenziali per eseguirlo al meglio”. Il momento che vivono le persone che ricevono un avviso di licenziamento, come sappiamo bene noi che li incontriamo ogni giorno, è terribile. Per cui il senso di questa comunicazione è solo quello di puntualizzare i fatti, come dichiarato all’inizio.

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