“Siete la popolazione di questa provincia. E sicuramente, se restate così, questo territorio avrà un futuro”. Il questore Salvo Patanè ha concluso così, con un messaggio di fiducia, il suo discorso alla festa per i 160 anni dalla fondazione della polizia, sabato all’auditorium dell’università Kore. Una mattinata all’insegna del senso dello Stato e dell’orgoglio, ha detto Patanè, di “essere poliziotti”, iniziata con un minuto di silenzio per le vittime del terremoto in Emilia. Dopo l’inno e i discorsi dei presidenti della Repubblica, del Consiglio, del capo della polizia e del questore, i riconoscimenti agli investigatori che hanno svolto le più importanti operazioni, in provincia, nell’ultimo anno. C’erano tutte le istituzioni ennesi, dai sindaci alla magistratura, le forze dell’ordine, i vescovi, le scuole e tantissimi bambini e ragazzi. All’esterno dell’auditorium, intanto, esposizione dei mezzi e delle apparecchiature delle Volanti e della Stradale, delle divise storiche della polizia. I poliziotti di quartiere hanno mostrato ai più giovani gli scooter che hanno in dotazione; e gli agenti della Scientifica hanno simulato un sopralluogo sulla scena di un delitto. Il bilancio della Questura parla di lotta al crimine organizzato – nella cittadina di Aidone, l’operazione Nerone della squadra mobile ha stroncato il tentativo di riorganizzare il pizzo di un gruppo inizialmente subalterno ai clan – allo spaccio di droga e alla criminalità comune. E, ancora, ricordate le azioni svolte per controllare le proteste dei lavoratori, che in tempi di crisi manifestano per salvare il proprio posto di lavoro o sollecitare stipendi non pagati; e le manifestazioni non sono mai degenerate, anche grazie alla presenza della Digos. Nel suo discorso “a braccio”, il questore Patanè ha tralasciato le cifre per ricordare l’importanza della sicurezza, assicurata assieme alle altre forze dell’ordine e tutti gli operatori di legalità, che ha ringraziato singolarmente assieme ai dirigenti dei commissariati. “Per essere vicini ai cittadini dobbiamo dialogare con loro, utenti finali del prodotto sicurezza, recependone le istanze, i bisogni e le paure – ha concluso -. A noi si chiede di diventare anche mediatori dei conflitti sociali, custodi del processo d’integrazione, garanti dei diritti dei più deboli, baluardo della presenza dello Stato”.
Operazioni antimafia, indagini e altre attività investigative. Sono questi i motivi dei premi conferiti ieri ai poliziotti della provincia. Encomi solenni sono andati al vicequestore Giovanni Cuciti e ai suoi uomini della squadra mobile, l’ispettore capo Giuseppe Fontanazza e il sovrintendente Piero Mantrino. Encomi a Vincenzo Sciabbarrasi, Filippo Giuseppe Balistreri, Giuseppe Falcidia, Luigi La Porta, lode a Bernardo Leo e Luigi Libertino. Altri encomi sono andati al sovrintendente Calogero Scarpaci e all’ispettore capo di Leonforte Giuseppe Millauro. Lodi poi, per il commissariato di Leonforte, a Enzo Largana, Vincenzo D’Ingianna, Fabrizio Bizzini, Giuseppe Corradino; per la Stradale a Achille Baccani, Mario Andolina, Maurizio Rizza, Gennaro Ferrara, Roberto Bellomo; per la Mobile a Mario Di Prima; a Rosario Giuffrida; per il commissariato di Piazza Armerina a Gabriele Presti (commissario capo), Giuseppe La Rosa, Filippo Milazzo, Riccardo Russo; per Leonforte a Salvatore Tognolosi (commissario capo), Giovanni Sanfilippo (che ha ricevuto due lodi), Fabio Nicosia e Ettore Leonardo, Agatino Cacciato, Dario Martello; e per Nicosia all’agente scelto Alessio Aleo.

