Fatti di Genova: Il Presidente Nazionale Centro Studi Ordine Geologi Fabio Tortorici “In Sicilia il 40% di strade e ferrovie in condizioni vetuste”

Dopo il triste evento di Genova, le cronache di questi giorni rilanciano all’attenzione mediatica, la questione di una rete nazionale di trasporti e mobilità, fatiscente ed in stato di degrado.
In Sicilia ad ogni evento piovoso anche di modesta intensità, strade e ferrovie sono frequentemente investite da dissesti, classificati “idrogeologici”, di varia importanza e gravità, che originano disfunzioni nella circolazione di persone e merci, indebolendo la coesione economica e sociale dell’intera regione e mettendo seriamente in discussione la sicurezza dei trasporti.
Su tale fragile sistema, al di là di un alto indice di franosità del nostro territorio, grava il contributo legato alla vetustà di oltre il 40% di strade e ferrovie che si sbriciolano come grissini; tutti ricordiamo la Sicilia divisa in due per il crollo di un viadotto sulla autostrada Catania Palermo, del ponte ferroviario di Contrada Angeli di Niscemi polverizzatosi oltre sette anni fa e non ancora ripristinato, il crollo dei viadotti Petrulla e Scorciavacche.
Una favorevole ed innovativa gestione dei trasporti, non può disconoscere una pianificazione delle problematiche di natura geologico-ambientale, direttamente collegata con le reti stradali e ferroviarie della nostra regione. Ormai è irrinunciabile ed indifferibile l’esigenza di inserire tra le priorità di intervento, il monitoraggio ed il rifacimento delle strutture più vecchie (viadotti, gallerie ecc.), od altrimenti le cronache saranno costrette a parlare sempre più di binario “morto”, piuttosto che di raddoppi ferroviari.
Un altro aspetto non trascurabile riguarda il rischio sismico a cui sono soggette strade e ferrovie; infatti, buona parte di queste sono state realizzate in assenza di norme sismiche (ante 1974), quindi presentano un elevato grado di vulnerabilità; comprendiamo bene come tale situazione nel caso scongiurabile di eventi sismici anche di media intensità, metterebbe in crisi il sistema di soccorso e di protezione civile.
A livello nazionale i geologi da tempo invocano un “Piano straordinario di messa in sicurezza delle infrastrutture” che comprenda oltre strade e ferrovie, anche scuole, dighe e tutto ciò che interagisce su un territorio fragile. Purtroppo però, le norme non sono sempre attente alle problematiche di una Italia resa fragile da innumerevoli forme di rischi naturali (frane, alluvioni, terremoti, ecc.); in proposito, tale negligenza è lampante nel recentissimo Decreto riguardante l’aggiornamento delle “Norme Tecniche per le Costruzioni” (le cosiddette NTC 2018), tanto che il Consiglio Nazionale dei Geologi lo ha impugnato con ricorso innanzi al TAR del Lazio, per violazione e falsa applicazione della vigente normativa primaria e secondaria, con conseguente eccesso di potere, per carente riconoscimento della figura del geologo quale “progettista specialista” e delle sue specifiche competenze professionali e inadeguato riconoscimento dell’esigenza di eseguire accurati studi ed indagini geologiche, da trasfondere nella modellazione geologica, geotecnica e sismica, quali ineludibili elaborati di ogni livello di progettazione.
Di buoni propositi se ne parla sempre per pochi giorni, fino alla tragedia successiva, è ora di cambiare rotta.

Geol. Fabio Tortorici
Presidente Centro Studi Consiglio Nazionale Geologi

Visite: 1392

Condividi questo Articolo

GUARINO-ASSICURAZIONI