Experience Day lo speciale trekker Roberto Bruzzone il 9 novembre a Enna ospite alla Ro.Ga

Experience Day Roberto Bruzzone il 9 novembre a Enna ospite al Centro Ortopedico Ro.Ga
Roberto racconterà la sua storia, il suo percorso riabilitativo, protesico e sportivo come trekker estremo, al fine di creare un’occasione di confronto con altre persone protesizzate e specialisti del settore.
Durante la giornata verrà presentato il progetto Noi Ambasciatori e il libro “Noi Ambasciatori – La Nostra Avventura”, i cui proventi andranno interamente e beneficio delle 3 onlus: Di. Di. Diversamente Disabili di Emiliano Malagoli, Naturabile di Roberto Bruzzone e FormidAbili di Laura Bassi.
Per info e iscrizioni:
https://www.noiambasciatori.it/roberto-bruzzone
www.rogaenna.it – Tel 0935 41555

ECCO IL PROFILO DI ROBERTO BRUZZONE DAL SITO noiambasciatori.it
Mi chiamo Roberto Bruzzone, ho 37 anni e sono di Ovada (AL).
Di professione scalo montagne e attraverso paesi… con una gamba sola.
L’altra gamba, dal ginocchio in giù, l’ho persa nell’aprile del 2000, a causa di un incidente in moto, una delle mie grandi passioni. Diciamo che la vita tranquilla non ha mai fatto per me. Probabilmente non scalerei montagne se a 20 anni, la mia passione per la moto non mi avesse portato a folle velocità… fuoristrada!
Un fuori pista inaspettato, che però ha dato una nuova direzione alla mia vita.
Gli esiti dell’incidente mi tormentarono per 4 lunghi anni di operazioni, poi la decisione di amputare l’arto dal ginocchio in giù e finalmente un faticoso recupero. Fu difficile e doloroso, ma non mi arresi e, da autodidatta, studiai gli schemi del passo, provando a camminare sempre meglio e sempre di più cercando di adattarmi al dolore e alla fatica, quindi ripresi il pugilato e l’atletica.

Nel 2006 abbandonai anche la pista d’atletica per fare cose nuove, a contatto con la natura: il trekking. La prima sfida fu il Gran Paradiso, in Valle d’Aosta, una palestra di oltre 4.000 metri per allenare corpo e spirito.
Inseguendo la mia passione, tra dolori e fatiche, continuo ancora oggi ad infrangere i limiti della mia disabilità, motivando chi invece ne soffre il disagio.

Le mie passioni mi hanno spinto a rialzarmi. In primo luogo, la passione per la vita. Così, aiutato da una protesi che cresceva e migliorava con me, ricominciai a fare sport. Grazie al mio amico preparatore atletico, ho scoperto la mia vocazione per la montagna e i grandi spazi, il trekking e le attività all’aria aperta. E i risultati non hanno tardato ad arrivare:
• due ascese del Gran Paradiso, di cui una in tempo record di 4h 30min.;
• il cammino di Santiago de Compostela, 781 km in soli 26 giorni
• la conquista del Kilimanjaro (Africa 5895mt.) in Kenya e Tanzania. Primo disabile al mondo salito in vetta lungo la “Umbwe Route”, in 3 giorni e senza portatori.
• l’ascesa dell’Aconcagua, la cima più alta delle Americhe, fino a quota 6030 mt. in totale autogestione…
• Traversata della Corsica, 22 giorni di cammino per 454 Km. tra sentieri e pietraie, in completa autogestione…
• Namibia – Deserto del Namib, 9 giorni di cammino per coprire 240 Km. attraverso il deserto rosso…
• Traversata dal Perù alla Bolivia, con partenza da Lima e arrivo a Tiwanako, 1895 km in 88 giorni sulla catena delle Ande ad una quota massima di 5200 mslm, passando per 22 siti archeologici Inca.
È proprio durante una di queste imprese del team, ribattezzato “I camminatori con la gamba in spalla” (in onore della gamba di riserva che mi porto sempre nello zaino!) che, insieme al mio amico, ho fondato Naturabile, una Onlus con l’intento di diffondere il messaggio sociale che la disabilità può essere superata.
Nel 2014 finalmente realizzai l’idea avuta lungo il cammino di Santiago: il “Robydamatti Walk Camp”, un’occasione per insegnare ad altre persone con le stesse problematiche come perfezionare il proprio cammino esteriore ed interiore, confrontarsi e superare insieme i propri limiti.
La soddisfazione di arrivare in cima e sapere che ho avuto la forza e la volontà di farlo, non sarebbe nulla senza le lacrime, il sudore, la fatica fisica e mentale, le piaghe sul moncone necessari per arrivarci.
Senza le mie passioni, oggi la mia vita sarebbe diversa. Io sarei diverso. Magari avrei una gamba in più. Ma non avrei negli occhi e nel cuore i Paesi e i volti delle persone che ho incontrato e conosciuto attraverso le mie imprese. Non avrei nelle orecchie i “grazie” dei ragazzi per i quali sono stato uno stimolo, e ho fatto la differenza.

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