Enna Una panchina rossa per non dimenticare le vittime del femminicidio

Una panchina rossa per non dimenticare le vittime del femminicidio

Vanessa aveva vent’anni, e tutta una vita davanti. Lei come le centinaia di donne che ogni anno in Italia perdono la vita per mano dei loro carnefici, i più insospettabili degli aggressori, gli uomini che amano.

Una panchina rossa come il sangue versato e che rappresenta il dolore di chi è rimasto, che porta impressa una targa che recita “In memoria di Vanessa Scialfa e tutte le donne morte per mano di chi diceva di amarle, perché le loro storie non affondino nel silenzio, ma risveglino coscienza e civiltà”.

Una panchina rossa, per non dimenticare dunque.
È questa l’iniziativa che è stata promossa e portata avanti dalla giovane Associazione “Il Solco” attiva sul territorio di Enna e presieduta da Salvatore Astorina, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Enna – rappresentato dall’assessora all’agricoltura, dott.ssa Salvina Russo – e che ha visto tenere un’inaugurazione ufficiale nella mattinata di ieri alla presenza dei genitori di Vanessa Scialfa, di molte associazioni che operano nel sociale e di istituzioni del mondo della cultura.
Il neo parroco della Chiesa di San Giovanni, don Filippo Celona, intervenendo all’inaugurazione ha ricordato come tutti noi “non siamo esenti da nessun tipo di pazzia umana, l’amore genera amore e la violenza invece genera violenza” rimarcando come le violenze si consumino spesso proprio all’interno delle famiglie, “per questo dobbiamo farci ancora più promotori dei valori di vita, perché l’indifferenza uccide”.

“Questo luogo per noi ennesi è molto caro, ci siamo legati, e Vanessa ha mosso i primi passi proprio al Belvedere e chissà magari crescendo ha dato anche il suo primo bacio proprio in una panchina come questa”. Dice la madre di Vanessa durante l’inaugurazione, con la voce rotta in gola, ma con grande coraggio e forza, perché ormai portatrice di una battaglia in nome di tutte le donne. “Ma l’amore deve proteggere, non uccidere”, sottolineando come dobbiamo lottare contro una cultura che giudica senza conoscere i fatti, che non fa uscire facilmente le realtà di violenza dalle mura domestiche, non fa parlare chi sa, “mentre bisogna lottare contro ogni tipo di violenza fisica e psicologica perché il nostro silenzio uccide tutti”.

Momento importante di riflessione durante la manifestazione è stato certamente l’intervento della dott.ssa Maria Grasso, presidente del Centro antiviolenza “Donne insieme”, attivo da dieci anni su Enna, Piazza Armerina e Nicosia, la quale ha raccontato quale sia l’azione capillare svolta nel quotidiano dal loro centro, che ha istituito anche una Casa di accoglienza a indirizzo segreto, per le tante richieste di aiuto che ricevono dalle donne a rischio di violenza.

Sono intervenuti all’evento, dando il loro contributo d’opinione, anche il Prof. Nicola Malizia, criminologo dell’Università Kore di Enna, il presidente dell’UISP Unione Italiana Sport Popolare dott. Giovanni Casano (Vanessa era una componente della squadra di calcio a cinque femminile in questa associazione NdR) e gli attori Pietrina Saija e Dario Di Dio che hanno voluto rendere omaggio alla giovane ennese prematuramente scomparsa, come a tutte le donne vittime di violenza di genere, con la lettura di due toccanti liriche.

Il senso dell’iniziativa – dice Astorina, presidente de “Il Solco” – è quello di prendere posizione netta contro questo tipo di crimini, e la nostra associazione, che si spende spesso in iniziative di inclusione sociale e antiviolenza, ha pensato che un piccolo gesto potesse essere un input importante, uno spunto di riflessione per la nostra collettività, per partire con una azione educativa diffusa su tutto il territorio e iniziare così un percorso di sensibilizzazione su tutti i livelli”.

La comunità cittadina ha risposto molto bene, specialmente per una presenza importante di giovani e una diretta dell’evento trasmessa su facebook.

Auspicando che simili iniziative di sensibilizzazione non si fermino a eventi di commemorazione e riflessione, ma possano essere esportate in tutti gli spazi della città, a partire dalle scuole e dai vari i luoghi d’incontro sociale, creando dibattito e abbattendo il muro insopportabile del silenzio complice.

Giuliana Maria Amata

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