Enna, un altro tesoro ancora tutto da scoprire, la villa romana di contrada Gerace

Recenti scavi nella Villa Romana di contrada Gerace (EN)
Il sito di Gerace si trova a poca distanza da Enna e dalla Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, in un’area di basse colline assai fertile nell’antichità e ricca di risorse. Il complesso tardoantico venne scoperto nel 1994 in occasione di scavi agricoli che misero in luce porzioni di strutture murarie e di pavimenti a mosaico. Gli scavi eseguiti in seguito fino al 2012 liberarono parte della villa, cui si erano sovrapposti edifici di età medievale. Dal 2013 opera nel sito un team della University of British Columbia diretta da R. Wilson. Gli scavi eseguiti in questi ultimi anni hanno rivelato l’esistenza di un complesso residenziale ben più vasto di quello che era stato portato già in luce, comprendente anche edifici di servizio e fornaci.
Le indagini hanno rivelato che la villa fu in uso per circa un secolo: costruita nella prima metà del IV secolo d.C. venne distrutta da un incendio nella seconda metà del V secolo d.C. Nel complesso residenziale vero e proprio alcuni ambienti sono decorati da ricchi mosaici pavimentali: si tratta degli ambienti destinati ad accogliere gli ospiti; quelli in cui risiedeva il proprietario sono più sobri, con piani in opus signinum o in laterizio.
Accanto alla villa è stato portato in lue un granaio, forse antecedente ad essa, distrutto da un violento terremoto. Preliminari indagini geognostiche hanno permesso di individuare diverse strutture intorno al complesso residenziale, che hanno suggerito l’apertura di diversi saggi di scavo. In alcune trincee sono state portate in luce strutture irregolari di età protobizantina di incerta funzione. La scoperta più importante è costituita da un complesso termale composto da diversi ambienti, compresa una vasca per immersioni, con complessi sistemi di riscaldamento tramite tubuli in cui circolava l’aria calda prodotta nell’ipocausto. La ricchezza di queste terme, ancora in corso di scavo, è suggerita dalla presenza di mosaici e di lastrine marmoree che coprivano i pavimenti e le pareti. La data di costruzione è stata determinata intorno al 400 d.C. con un uso di circa mezzo secolo prima del definitivo abbandono. La presenza di questo complesso termale di un certo pregio suggerisce che quella scavata finora forse è solo una porzione di una villa più grande, la cui vicinanza alla monumentale Villa del Casale potrebbe avere condizionato il proprietario a realizzare una residenza, se non proprio uguale, il più possibile simile a quella. Si attendono gli esiti delle indagini eseguite nel corso del 2017.
I tetti della villa erano coperti con tegole che riportano il bollo “PHILIPPIANI”, appositamente fabbricate per la struttura residenziale. L’identità di questo Philippianus rimane incerta e non è certo che si tratti di un nome di persona: Wilson ritiene che possa trattarsi di un gioco di parole, ovvero “amante dei cavalli”, magari con riferimento al proprietario di cavalli di razza allevati nella zona. Il bollo comunque costituisce un titolo di appartenenza che si voleva rendere ben distinguibile rispetto ad altri complessi residenziali di lusso sparsi nell’entroterra siciliano
(Informazioni e immagini da: R.J.A. Wilson, “UBC Excavations of the Roman Villa at Gerace, Sicily: Results of the 2013 Season”, Mouseion, Series III, Vol. 12 (2012); The University of British Columbia sito ufficiale; E. Castiglione)

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