Enna, ultimo atto

Enna, ultimo atto

Come da molti era stato ampiamente previsto, Enna è stata nuovamente espugnata e sono già iniziati i saccheggi e le esecuzioni sommarie. Le prime vittime sono i precari dell’ex provincia regionale per i quali è morta anche la speranza dopo che gli oltre 4 milioni di euro che l’A.R.S. aveva stanziato per i loro stipendi, sono stati invece incamerati dall’ente che con questi soldi spera di allontanare per qualche mese lo spettro del dissesto finanziario. A breve toccherà ai precari del comune e a quelli di tutti gli altri enti. Sarà quindi la volta di coloro i quali, fino ad ora sentendosi protetti da un contratto a tempo indeterminato, si sono disinteressati della sorte dei primi sperando fino all’ultimo di essere risparmiati.

Essendo Enna una città che si reggeva in massima parte sulla classe degli impiegati, il cui smantellamento procede molto più in fretta di quanto occorra ai poveri malcapitati per comprendere di essere divenuti vittime, seguirà a ruota la chiusura degli esercizi commerciali che ancora resistono e delle imprese artigiane superstiti.

Alla fine resteranno solo le macerie dell’Urbs Inexpugnabilis e di quella ridente cittadina che il VI Dicembre 1926 divenne inaspettatamente capoluogo di Provincia per gli imperscrutabili disegni di Mussolini e che, per tale ragione, in pochi anni si arricchi di uffici, impiegati e servizi che ne elevarono notevolmente il tenore di vita.

Qualcuno adesso ha deciso di cancellare tutto ciò e di annullare in un sol colpo gli ultimi 90 anni della nostra Storia. Il perché ciò stia accadendo non ci è dato sapere e dubito fortemente che mai qualcuno vorrà davvero spiegarcelo ma deve necessariamente trattarsi di un disegno maledettamente importante se si è deciso di annientare, senza tanti complimenti, la nostra comunità e di desertificare il nostro territorio. Purtroppo quel che in questo momento appare più probabile è che l’Enna come l’abbiamo conosciuta e amata non ha futuro e tutto avrà fine con la nostra generazione. Chi vorrà salvarsi, potrà farlo solo correndo via lontano da qui.

E mentre tutto ciò avviene sotto gli occhi atterriti e increduli di chi ancora si sveglia sotto il nostro cielo, i nostri rappresentanti al civico consesso si beccano come i capponi di Renzo di manzoniana memoria e non si rendono conto che, tra poco, il pentolone d’acqua bollente accoglierà anche loro che tutti presi dal gioco delle parti che stanno recitando più o meno inconsapevolmente, non si rendono conto di essere solo i figuranti di uno spettacolo tragico di cui non conoscono né il produttore né il regista.

Forse un giorno la Storia chiarirà a chi verrà dopo di noi, i motivi del nostro rapido declino e le ragioni che hanno portato Enna a soccombere senza neanche capire chi siano i nemici né da dove siano venuti. Mi spiace davvero tanto di non poterci essere.

E’ tempo di tirare i remi in barca.

Michele Pirrera

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