ENNA. Supercinema GriVi….La storia inizia Settantasette anni fa.

ENNA. Supercinema GriVi….La storia inizia Settantasette anni fa.

a cura di Salvatore Presti

I fratelli Alfredo, Giovanni e Mario Grillo, con la sorella Giuseppina e al marito Francesco Virlinzi, nel 1941 iniziano le pratiche per la costruzione di un Cinema su di un vasto terreno da loro acquistato in pieno centro storico, tra il quartiere antico “dà Iudeca” (quartiere ebraico) e la storica Chiazza (antico mercato), nei pressi della Chiesa di Maria SS. Addolorata il cui campanile, in stile arabo (XVII secolo), adornato da maioliche siciliane policrome, svetta da solo incontrastato.
Le vicissitudini della guerra fecero accantonare ai proprietari l’idea fino al 1946.
Nel 1948 l’architetto Carmelo Aloisi (1894 – 1970), esponente del linguaggio decò catanese, che costruì negli anni ’30 del Novecento il cine-tetro “Odeon” di Catania, assunse l’incarico di progettare e costruire il Cinema, che fu chiamato GriVi, acronimo delle lettere iniziali dei cognomi dei proprietari. Edificato tra il 1948 e 1951, il cinema GriVi adotta cromie e linguaggi tipici del tardo novecentismo italiano. Si presenta imponente con una leggera curva prospettica quasi a voler far straripare la sua bellezza, e si affaccia sulla Piazza Ghisleri abbracciandola ad angolo retto.
Nasce con una capienza di 1.100 posti, un’ottima fono-assorbenza dettata dalle sinuose volte del controsoffitto in Eraclit, perfettamente calpestabile attraverso una pregevole opera di corridoi ed arcate, e da un particolare innovativo materiale fono-assorbente che ricopriva le pareti, novità assoluta proveniente dall’Inghilterra.
Il salone all’altezza della tribuna era il luogo deputato alle feste e ai banchetti di nozze e ricevimenti vari, le pareti e l’alto tetto erano adornati da pregevoli stucchi, e in alto c’era un piccolo palco da dove si esibivano i musicisti.
Erano gli anni ’50, la guerra era finita e l’Italia si avviava proficuamente alla ricostruzione e al boom economico.
Sullo schermo si susseguivano i più bei film delle produzioni italiane: Lux Film, Titanus, e di quelle americane: Goldwin Mayer, Warner Bros (dal nome dei loro produttori ebrei dell’Europa dell’est, emigrati in America a causa della guerra e delle persecuzioni razziali). Indimenticabili i famosi cinegiornali e le settimane INCOM, rigorosamente in bianco e nero. Nel 1953 ebbero inizio anche gli spettacoli teatrali con l’esibizione di Nilla Pizzi, reduce dei successi di Sanremo, con un concerto live. Dagli anni ’60 e ’70 in poi si poterono seguire anche spettacoli d’alto livello artistico, tra i quali ricordiamo una commedia musicale con Walter Chiari, grande protagonista e uno spettacolo di cabaret con Pippo Franco e Oreste Lionello, una commedia brillante scritta da Tony Cucchiara, “Pipino il breve”, interpretata da Tuccio Musumeci.
L’afflusso degli spettatori era continuo e costante, i profitti notevoli, il fascino del Cinema sempre in ascesa.
Nel Cinema GriVi, a metà degli anni ’50, con l’avvento della televisione, il cui alto costo la rendeva accessibile a pochi, s’iniziò a trasmettere ogni giovedì lo spettacolo televisivo “Lascia o Raddoppia” presentato da Mike Bongiorno che veniva dall’America, portando tante idee e novità.
Nello stesso periodo lo schermo panoramico fu sostituito dal Cinemascope, ed il bianco e nero dal colore.
Era l’epoca dei film “I Dieci Comandamenti” e “Ben Hur” i cui incassi a distanza di quasi 50 anni si possono equiparare soltanto al “Titanic”.
I favolosi anni ’60 e ’70 continuano ad essere anni proficui per il Cinema, con le commedie all’italiana, i western e i film storici. il salone delle feste era stato trasformato in discoteca con luci psichedeliche e musiche assordanti.
Gli anni ’80 segnarono la grande crisi del cinema con chiusure a catena di sale cinematografiche in tutta Italia ed anche il Cinema GriVi accusa il colpo per la mancanza di produzioni valide sia italiane che straniere, dovuto anche alla presenza sempre più invadente della televisione.
Negli anni ’80 la Commissione di Vigilanza sui Pubblici Locali impose che il salone delle feste fosse destinato unicamente ad uscita di sicurezza della tribuna! Il Cinema GriVi è costretto, per una politica economica di sopravvivenza a proiettare anche film a luci rosse… questo il triste destino di molte sale cinematografiche del profondo sud.
Alla fine del 1980, il Cinema GriVi cambia ragione sociale, diviene amministratrice la nipote Cettina Emmi che lo rivoluziona, cambia la programmazione cinematografica, i rapporti con le case distributrici, rinnova il personale e offre un nuovo prodotto alla Città: il Cinema, inteso come luogo di aggregazione per tutte le classi sociali ed età. Viene quindi restituito alle famiglie, ai giovani, alle coppie e ai bambini, che imparano ad andare da soli al Cinema perché luogo sano e controllato.
Contemporaneamente vengono fatti alcuni adeguamenti, suggeriti da nuove direttive sulla sicurezza: i posti a sedere si riducono a 750, viene rilasciato il NOP (nulla osta provvisorio).
Enna, capoluogo più alto, tra i più piccoli d’Italia, balza improvvisamente sulle cronache del giornale economico “Il Sole 24 Ore” dividendo con la ricca Bologna il primato per la città con la più alta frequenza di pubblico al Cinema.
Iniziano i contatti con le scuole. Sono gli anni in cui si parla di educazione all’immagine, di alfabetizzazione dell’immagine, e di protocolli di intesa tra Ministero della Pubblica Istruzione e l’A.G.I.S. Scuola (Associazione Generale Italiana Spettacolo), presieduto da Gian Luigi Rondi.
Due studenti ennesi, in epoche diverse, rappresentano la Sicilia al Festival di Venezia in qualità di giurati del Leoncino d’Oro. E un gruppo di 50 studenti costituisce ogni anno al cinema GriVi una giuria di giovani intitolata “Premio David di Donatello”.
I film d’essai vengono proiettati rigorosamente ogni giovedì per un pubblico di nicchia che ricerca anche attraverso l’evasione stimoli culturali “Venite a leggere un buon libro al Cinema” così si intitolava la brochure di commento al film.
A fine anni ‘90 si registra la chiusura del Cinema GriVi.
Le norme di legge imponevano gli adeguamenti entro il 12 settembre 1999.
Il FUS risulta insufficiente a finanziare le spese necessarie. Il GriVi sospende l’attività nel giugno del 1999, ufficialmente per chiusura estiva che si protrae sino al 2008, anno della riapertura.

IDEA IMPRENDITORIALE

Nasce nel 2001 la società GriVi, finalizzata alla riapertura del supercinema GriVi allo scopo di utilizzare le risorse finanziare ex legge 236/93.
La società è composta dagli eredi Grillo e Virlinzi e dalla nipote Concetta Emmi che lo gestiva nel periodo precedente alla chiusura, autrice del progetto sulla imprenditoria giovanile per la riapertura di un cinema storico.
Il progetto, finanziato nel 2007 dopo lunghe vicissitudini legate all’alternarsi dei governi nazionali e alle lungaggini burocratiche, fu l’unico ad essere approvato in tutta Italia.
La Società nasce dalla volontà di riaprire il cinema GriVi e si fonda sulla necessaria complementarietà delle figure promotrici, tasselli di un unico puzzle che è l’idea imprenditoriale.
Il cinema GriVi, è l’unica struttura della Città nata per ospitare un cinema, collocata in centro storico a ridosso della via Roma, dove insistono bar, ristoranti, paninerie e tanti negozi (tradizionalmente via Roma è considerata la via dello “struscio”, passeggiata, e adesso anche della movida).
Il cinema GriVi è l’unico della provincia di Enna che si distingue per la bellezza architettonica e la capienza ed è luogo di aggregazione per eccellenza per le famiglie e per i giovani: la sua riapertura ha dato vita ad un centro culturale e vivacizza la qualità della vita della città e del quartiere.
Il progetto ha previsto la conservazione dell’assetto storico-architettonico dell’immobile, intitolando all’architetto Carmelo Aloisi la sala destinata a banchetti e a mostre (come in occasione “du vernissage” della pittrice Iole Prato con i suoi magnifici pupi siciliani) e attuando modifiche che nascevano dalla necessità degli adeguamenti alla normativa vigente e all’evoluzione dei tempi.
L’unica sala cinematografica viene trasformata in una multisala polifunzionale (sala Tornatore n.440 posti e sala Faenza 131 posti) dove la vecchia tribuna diventa la seconda sala. Di recente ha acquisito, con gli opportuni accorgimenti e modifiche, anche la dicitura di Teatro e Sala Convegni. Sono stati creati i camerini per gli artisti ed altri servizi annessi.
Si realizza attraverso lo spettacolo un polo di interessi socio-culturali all’interno della stessa struttura di prima, modificando non il contenitore che resta immutato all’interno del suo paesaggio originale ma i contenuti, le offerte e le capacità culturali di espandersi sul territorio.
Le due sale, sin dall’anno della riapertura, permettono programmazioni distinte, destinando la prima sala alle famiglie, bambini, giovani e la seconda sala ai film così detti d’essai.
Le stagioni teatrali ogni anno hanno proposto interessanti cartelloni con compagnie siciliane e nazionali di chiara fama. Il resto è storia recente.

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