Enna Settimana Federiciana: Federico II e l’arte della Difesa: ne parla l’ennese Angelo Bartuccio

Federico di Svevia nasce a Jesi, una piccola cittadina delle Marche il 26 dicembre 1196 da Enrico VII e Costanza d’Altavilla. La madre è nipote del celeberrimo Ruggero II, il re che su mandato di Papa Niccolò II era riuscito a riconquistare la Sicilia che fino agli albori dell’XI secolo era stata in mano araba. Federico cresce pieno della direzione culturale, sociale e politica derivata dalla madre. Una volta salito al trono, il suo regno si contraddistingue per la multiculturalità, infatti, sotto la sua egida, come in una nuova Pax Augustea, popoli di lingue, culture e religioni differenti vivono in perfetta armonia. Esaminare con attenzione tutta la novità dell’era federiciana sarebbe impossibile in poche righe, per cui, ci soffermeremo solo sull’architettura militare che Federico mette in atto nella Sicilia della prima metà del XIII secolo; l’età di Federico è infatti ricordata come un periodo di forte rinnovamento, non solo in campo storico artistico, ma anche delle istituzioni politiche e militari.

Prima di parlare più nello specifico dell’architettura militare siciliana, è il caso di discutere delle caratteristiche generali dei castelli federiciani. Essi sono edifici che raramente nascono ex novo, ma che trovano il loro primitivo punto d’appoggio in torri di difesa di più antica erezione, risalenti nella maggior parte dei casi all’era normanna. Lo schema generale del castello federiciano prevede: una struttura poligonale, nella maggior parte dei casi quadrangolare, con torri agli angoli  di giunzione delle cortine murarie e alla metà delle medesime. Tali castelli sono edifici prettamente funzionali e con scopi ben precisi, che variano dalla natura specificatamente militare a quella abitativa.

Veniamo ora all’elaborazione di piccoli approfondimenti sui castelli siciliani; si tratta di una grande quantità d’architetture, per cui, verranno presi in esame solo gli esempi più significativi. Il primo castello è quello di Milazzo: esso si trova su un alto sperone roccioso, sul quale le sue cortine sono organizzate in forma ettagonale, con torri cilindriche all’incontro dei vari segmenti murari. Interessante notare come nel parco del castello furono allontanate le bestie locali e fu incrementata la popolazione di selvaggina, per favorire, probabilmente, la caccia col falco, tanto amata dall’imperatore Federico. Altro interessante maniero federiciano è Castel Maniace a Ortigia, costruito sui resti di un antico forte dell’XI secolo eretto dal greco Giorgio Maniace. Il castello presenta una pianta quadrilatera con torri cilindriche angolari; l’intera struttura è inserita in un  perimetro maggiore formato da cortine murarie a forma di stella a otto punte; la difesa del sito era, inoltre, assicurata da un lembo di terra davanti al castello, che in caso di emergenza era artificialmente allagabile dal mare. L’interno presenta una grande sala di 5X5 campate voltate a crociera e sostenute da colonne libere e semicolonne dai capitelli riccamente decorati. All’ingresso erano presenti due arieti in bronzo, di questi uno solo è stato tramandato fino ai giorni nostri ed è conservato al Museo archeologico regionale di Palermo. Ultimo esempio di castello federiciano è il Castello di Lombardia a Enna, la cui struttura era già in opera all’arrivo di Federico, il quale lo rende un maniero inespugnabile. Il castello è ricordato nei “Castra exempta” federiciani come “Castrum Ioannis”, dal nome arcaico della città di Enna, mantenuto fino al 1926. Tale castello è uno dei più grandi della Sicilia e si presenta composto da tre recinti murari non concentrici, con torri quadrangolari agli angoli e alla metà delle cortine murarie. Ad oggi, in maniera particolare sotto forma di resti, rimangono sette torri, tra cui la “Pisana” unica integra e visitabile; in passato, stando alle fonti del XVI e XVIII secolo, le torri del castello dovevano essere circa venti, confermando la celebre inespugnabilità della città.
 
Castello di Lombardia

Ultimo dato interessante nel panorama difensivo federiciano penso possano essere le torri di difesa della città di Enna, trasformate negli anni tutte in campanili delle chiese della città. Si tratta di torri quadrangolari poco svettanti, ma con il primo piano o il pian terreno molto alto, con un’unica grande volta a crociera. Alcune di queste sono state, intorno al XIV secolo decorate con interessanti trafori o decorazioni “a vescica di pesce”. Si tratta delle torri campanarie delle chiese di S. Francesco, S. Tommaso, del Carmine e S. Giovanni; quest’ultima non è mai stata una torre di difesa, ma sempre una torre campanaria di una chiesa oggi scomparsa, nonostante ciò l’ho voluta ricordare, perché ripesca gli stessi stilemi delle altre.
 
Carmine

Federico muore a Castel Fiorentino, in Puglia, nel 1250, ma il suo legame con la Sicilia è forte e nonostante le varie peripezie per il trasporto del corpo, verrà sepolto accanto a Ruggero II nella cattedrale di Palermo. La Sicilia attraverso la sua arte e architettura, porta avanti nei secoli il ricordo dell’uomo che sognava, già diversi secoli fa, un’ Europa unita, dove la multiculturalità potesse esse, come nel suo regno, l’arma vincente.
Angelo Bartuccio

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