Enna S.Elia e la Chiesa del Carmine

SANT’ELIA DI ENNA E LA CHIESA DEL CARMINE

La Chiesa del Carmine per l’imponenza della sua struttura architettonica, può essere considerata la cattedrale delle chiese carmelitane della nostra città. Le altre sono: la Chiesa Santa Maria del Popolo, la Chiesa di Santa Teresa e la Chiesa di San Marco.

Il complesso monumentale del Carmine, sorge sull’area della casa – fortezza della nobile famiglia Racchetta o Raciti, a cui apparteneva GIOVANNI il famoso frate ELIA, vissuto nel IX secolo.
Santo per la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa si distinse non solo per l’esemplarità della sua vita monastica e per le sue virtù, ma anche per gli eventi straordinari che segnarono la sua esistenza, come guarigioni, profezie e sorprendenti conversioni.

Sant’Elia di Enna è conosciuto nella agiografia dei santi italo greci come Sant’Elia il Giovane (in latino Juniore) o (in greco il Nuovo), per distinguerlo da Sant’Elia Tesbite dell’Antico Testamento e da Sant’Elia lo Speleota, anch’esso monaco italo greco che visse in Calabria negli stessi luoghi del nostro Elia, ma molto tempo dopo e il cui arrivo fu predetto dal nostro Santo.
Sant’Elia nacque ad Enna nell’anno 823 e fu battezzato con il nome di Giovanni.
Un anno dopo la sua morte, sulla base delle testimonianze di Daniele fedele discepolo del santo, un monaco anonimo scrisse la sua biografia da questa si evince che la casa del santo era posta in un punto non precisato della città e fu abbandonata quando il piccolo Giovanni aveva circa 8 anni a causa dell’imminente attacco dei saraceni.

“i suoi genitori lo presero con sé insieme ai pochi beni e raggiunsero il CASTELLO DI SANTA MARIA, quando la città di Enna stava per essere devastata dai Saraceni di Cartagine,”
(il testo fa riferimento all’attacco sferrato nell’estate dell’828 dall’esercito musulmano reduce dall’assedio di Siracusa).

Dunque, S. Elia insieme alla sua famiglia si rifugiò proprio qui, nel logo, dove oggi sorge la chiesa del Carmine e qui visse fino all’età ai 12 anni.
– In questo luogo il piccolo Giovanni ebbe le prime rivelazioni,
– in questo luogo accolse ubbidiente e con coraggio la volontà del Signore che lo inviava in terre lontane “per ricondurre i vacillanti alla fede”,
– da questo luogo un giorno si allontanò per non farvi più ritorno.

– Qui, i genitori videro crescere Giovanni, nell’amore e nel timore del Signore, ricco di doni spirituali.
– Qui, “il Signore stesso gli manifestò il suo compiacimento mostrandogli eventi futuri, concedendogli la grazia di vedere gli accadimenti da lontano”.
– Sempre in questo luogo sperimentò le prime delusioni ed amarezze da parte del popolo che in lui non vide un profeta illuminato dal Signore ma un indovino e annunciatore di sventure.

1. LA CHIAMATA DEL SIGNORE
Come dicevo in questo luogo, il nostro santo ricevette la sua chiamata : “una notte mentre dormiva, ebbe una apparizione divina che gli diceva:

<< Giovanni, occorre che tu raggiunga l’Africa da prigioniero, da servo e molti di coloro che sono vacillanti nella fede in quella terra tu li conduca alla verità >>.
“Dopo avere esposto questa predizione ai genitori, egli rimase in attesa che il disegno del Signore si realizzasse, ma i genitori non gli permisero di uscire dalla città neppure per un breve tratto”.

2. LE PRIME DELUSIONI DELLA SUA MISSIONE
Sempre in questo luogo sperimentò le sue prime delusioni ed amarezze “All’età di 12 anni illuminato dallo Spirito del Signore, ebbe le prime rivelazioni di eventi futuri riguardanti la nostra città.
Una volta, tre giorni prima, avvisò del pericolo di una strage imminente a causa dei nemici che avrebbero assalito gli abitanti del luogo, dicendo i nome di coloro che sarebbero stati uccisi.
Tutto il popolo si radunò presso di lui per udire la sua parola, ed egli li esortò a pentirsi.
“Ma quando le predizioni si avverarono gli stolti e la parte amorfa del popolo non comprendevano che in lui albergava la grazia dello Spirito del Signore, lo chiamavano indovino e annunciatore di sventure”.

3. SANT’ELIA VIENE RAPITO
“Un giorno i genitori partirono per un paese e il piccolo Giovanni rimase a casa da solo. Alcuni amici coetanei andarono a trovarlo e forzandolo lo fecero uscire fuori dalla città.
Allontanatisi molto, furono improvvisamente catturati dai Saraceni.

Giovanni, fu trascinato a forza sulla nave, per essere condotto prigioniero in Africa. Ma in sogno ebbe una visione. Un cavaliere vestito di bianco gli preannunciava la sua imminente liberazione: “Non Ti rattristare, il Signore ti renderà ai tuoi genitori e con te anche tutti quelli che sono in tua compagnia”.

E così avvenne. Nel mar di Siracusa fu liberato insieme ad altri prigionieri e restituito ai suoi genitori con cui rimase altri tre anni.
Non passò molto tempo che una nuova incursione di Saraceni prese la città e il nostro santo fu fatto nuovamente prigioniero e venduto ad un cristiano.
Riscattatosi ed ottenuta la piena libertà, raggiunse la Palestina e dal Patriarca di Gerusalemme, ricevette l’abito monastico prendendo il nome di Elia.

Per alcuni anni visse nel monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, da lì passò ad Alessandria d’Egitto, poi in Persia ed Antiochia e di nuovo in Africa. Ritornato in Sicilia, raggiunse Palermo per rivedere la madre anziana.
Sostò a Taormina dove conobbe il monaco Daniele suo discepolo fidatissimo, testimone prezioso dei suoi racconti e degli eventi mirabili della sua esistenza.
Trasferitosi in Calabria nel territorio Pentadattilo delle Saline, fondò nell’884 un monastero che prenderà il suo nome.

A causa delle incursioni saracene da lui profetizzate, fu costretto a fuggire a Patrasso, ma appena fu possibile fece ritorno in Aspromonte a Santa Cristina.
Come pellegrino visitò Roma e fu accolto da Papa Stefano V.
Le varie peregrinazioni, i prodigi e l’opera vastissima di evangelizzazione che Elia aveva svolto in tre continenti, estese la sua fama fino a Costantinopoli, dove l’imperatore bizantino Leone VI lo invitò a soggiornare.
Elia accolse l’invito e benché ormai vecchio e sofferente, ancora una volta si metterà in cammino confidando al suo discepolo Daniele che la morte lo avrebbe colto durante il viaggio.
Elia s’incamminò ma come aveva predetto non riuscì a giungere a destinazione;

Arrivato a Tessalonica, l’odierna città di Salonicco (Grecia), fu colto da malore su un ponte e trasferito con un lettuccio in un luogo detto delle Fornaci e lì morì il 17 agosto del 903 all’età di 80 anni.
Il suo corpo fu deposto dopo le esequie nel tempietto di San Giorgio, in attesa che l’imperatore autorizzasse la traslazione del feretro in Calabria per la tumulazione definitiva nel monastero da lui fondato.
Prevedendo le difficoltà che l’imperatore avrebbe opposto al trasferimento del suo corpo, Elia scrisse una lettera che consegnò al fedele discepolo Daniele per farla recapitare a Leone VI subito dopo la sua morte.

Dieci mesi dopo, ottenuta l’autorizzazione dall’imperatore, il corpo di Sant’Elia fu trasportato dal monaco Daniele da Salonicco al porto di Tauriana e solennemente traslato dai monaci nel suo cenobio presso Palmi e tumulato nella chiesa del monastero.

Oggi una sua reliquia si venera nel Monastero Ortodosso dei santi Elia il Nuovo e Filarete l’ortolano a Seminara (Reggio Calabria) .

LA CHIESA DEL CARMINE

In una chiesa così bella di grande valore storico e artistico come questa, l’arrivo della statua di Sant’Elia donata da un anonimo benefattore ennese e benedetta il 4 maggio di quest’anno, rappresenta certamente un valore aggiunto
– sia da un punto di vista spirituale perché ci richiama la preziosa testimonianza di fede del nostro santo,
– sia per l’importante contributo al dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi, che insieme venerano la sua memoria,
– sia per il significativo richiamo alla storia di questo sito.

I carmelitani, ormai organizzati anche loro secondo l’ordinamento degli ordini Mendicanti, si stabilirono nel convento presso la Chiesa dell’Annunziata, nell’area del Castello di Santa Maria.

La Chiesa del Carmine sorse nel 1618 sui ruderi della chiesetta dell’Annunziata divorata dalle fiamme, di cui si conserva ancora una tela il quadro dell’Annunciazione posto sul lato destro del presbiterio.
L’interno maestoso presenta una sola grande navata con 10 altari lungo le pareti laterali.
Al suo interno troviamo delle opere d’arte di grande valore:

– Pregevole è il quadro raffigurante l’estasi di Santa Teresa d’Avila di Saverio Marchese.
– Un crocifisso su tela del settecento, affiancato da due interessanti tele dell’Addolorata e di San Giovanni Evangelista,
– Uno splendido gruppo scultoreo settecentesco d’autore ignoto, è la Madonna del Carmelo che consegna lo scapolare a San Simone Stok.
Segue un quadro raffigurante una deposizione del compianto di Eduardo Fontanazza.
Sopra l’ingresso del convento possiamo ammirare un pregevole quadro di San Giuseppe, nella cappella che segue, una statua del settecento di Sant’Elia profeta dell’Antico Testamento di autore ignoto e nella cappella accanto la statua di Sant’Antonio Abate, di autore ignoto realizzata tra 600 e 700, proveniente dalla vecchia chiesa a lui dedicata, demolita perché fatiscente.
Di epoca recente, è il mosaico dell’abside, che rappresenta la mediazione di Cristo fra Dio e gli uomini.
LA FACCIATA della Chiesa del Carmine è una delle più belle di Enna è armoniosa in tufo giallo.
Nel primo piano il portone centrale riccamente decorato, affiancato da due finestre, nel secondo piano un balcone finestra con l’immagine della Madonna, è affiancata da due nicchie con statue in calcare raffigurante l’arcangelo Gabriele e la Santa Vergine.

LA TORRE CAMPANARIA annessa alla chiesa, in stile gotico catalano, denominata TORRE DI SANT’ELIA, fino allo scorso anno rappresentava l’unico segno del legame che univa il ricordo del santo a questo sito.
Il campanile sorge su fondamenta antichissime risalente all’epoca dei romani, infatti piccoli pallottole di catapulta che sono state rinvenute ed attestano l’antichità del sito.
La vecchia torre militare, detta di frate Elia fu distrutta nell’859, quando la città cadde in mano ai saraceni e ricostruita nel 1300, a forma quadrangolare caratterizzata da un angolo arrotondato a forma cilindrica e divisa da cornici in tre piani.

Nel 1872 la chiesa, assieme ai locali dell’ex convento carmelitano maschile, divenne proprietà dell’ospedale civile.

Cari amici

È ancora vivo in me l’emozione
che provai 15 settembre di quest’anno
quando il nostro vescovo Mons. Rosario Gisana
nel suo discorso di benvenuto a Papa Francesco
nominò per primo e con orgoglio
tra i Testimoni di Fede della Chiesa Armerina,
Sant’Elia di Enna monaco italo greco
e l’applauso che ne seguì.

Guardiamo anche noi con orgoglio
a Sant’Elia
allo splendore della sua santità,
sentiamoci eredi responsabili della sua luminosa
testimonianza di fede
e non permettiamo che la sua memoria
scivoli nuovamente nell’oblio.

Custodiamo
la Chiesa del Carmine
un luogo strettamente legato
alla memoria del nostro Santo
e alla storia della nostra città.

Che Sant’Elia con la sua preghiera
e la sua benedizione
sostenga ogni sforzo di rinascita
della nostra comunità cittadina
ed a tutti i suoi devoti ottenga
le grazie che più stanno a cuore.

20/10/2018 Francesco Gatto

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