Enna, Pronto Soccorso dell’Ospedale Umberto Primo sotto organico: “l’odissea” di un anziano signore

Ecco “l’odissea di un anziano paziente al pronto soccorso dell’Ospedale Umberto Primo di Enna raccontata con una lettera dalla figlia inviata a tutti gli organi sanitari compenti. Una attesa durata oltre 12 ore. Non è la prima volta che capita che entrando al pronto soccorso in base alla gravità del codice che viene assegnato si attendono ore e ore per avere una diagnosi. Ad onor del vero tutto il personale impegnato nella struttura svolge il proprio compito con un alto senso di responsabilità e professionalità. Il vero dato allarmante che questo personale non basta a soddisfare il notevole carico di lavoro cui è sottoposto. Di conseguenza poi accadono fatti come quelli del signor Castagna.

“La parola è il primo strumento portatile dell’umanità” afferma V. Agnetti in una stampa che troneggia da tempo nel soggiorno di casa mia. Forte di questa massima a portata di mano voglio usare la parola scritta per raccontarvi un’odissea, si ma non quella di Omero in versione riveduta e corretta, ma l’odissea di una famiglia di cittadini ennesi, quindi siciliani e, pertanto, italiani nella sala d’aspetto di un Pronto Soccorso.
Mio padre, un anziano di 82 anni, viene investito alle ore 12,00 circa di giorno 20 giugno 2017, sebbene la situazione si presenti da subito non grave alcuni commercianti della zona limitrofa alla chiesa di San Sebastiano chiamano un’ambulanza del 118, avvisando successivamente le figlie e la moglie.
Ci ritroviamo alle 12,30 circa nella sala d’aspetto del Pronto Soccorso dell’Umberto I con un foglio rilasciato a mio padre che parlava di traumi sul lato sinistro del corpo identificato da un meraviglioso colore: “verde”. Qualcuno ci spiega che è un codice il quale scandisce il tipo di emergenza e quindi non ci resta che aspettare, dietro una porta dall’affascinante scritta “TRIAGE”, che venga, scandito il nostro cognome.
L’anziano signore, mio padre, tra il commosso ed il confuso, sta seduto in una versatile sedia a rotelle di colore rosso e così rimarrà per più di 12 ore!!
Si, signori e signore 12 lunghe ore di attesa infinita fatta di spostamenti continui per cercare una posizione quanto più comoda, manovre di riparo al getto gelido dell’aria condizionata e spazio da fare alla squadra delle pulizie ecc.
Alle 14,00, ancora convinti che fosse solo una questione di minuti, decidiamo di prendere un panino dal distributore per evitare un calo glicemico al papà diabetico e dolorante… Poi, prendiamo l’acqua perché ancora dotati di monete ed aspettiamo…..
Alle ore 18,30 circa finalmente viene pronunciato il nostro cognome ed io accompagno dal medico del Pronto Soccorso mio padre spingendo la sedia fino all’ambulatorio. Dopo una cordiale chiacchierata ed una palpatina nella zona femorale per giudicare scampato il pericolo di frattura si passa ad attendere in un’altra sala d’aspetto, il turno delle lastre…..
Ancora ore ed ore fino a quando arriva il turno dell’indagine radiologica. Bene, finalmente sembra che l’avventuroso viaggio di Ulisse stia per terminare; ma “lasciate ogni speranza voi ch’entrate” nella camera di varie doglianze e numerosi tormenti, tutto fino alla mezzanotte del 20 giugno. Alle 00,15 (già siamo passati al 21 giugno) comincio a lanciare i primi segnali di SOS agli infermieri ed al personale che si dà da fare con barelle, flebo, coperte dorate, che ricordano tanto le uova pasquali. Chiedo solo di raccogliere dal terminale i dati degli accertamenti e licenziarci verso le nostre agognate abitazioni.
Risposte varie: “non vede che ci sono urgenze, il medico è uno solo, adesso vediamo se posso interessarmi alla questione, noi lavoriamo in queste condizioni e non interessa a nessuno, nessuno scrive o si lamenta, quindi per voi va bene così “, ed altro ancora.
Alle 00,45 si sono esaurite tutte le scorte della nostra pazienza e chiediamo di poter andare via per poi tornare il giorno seguente a ritirare il prezioso foglio di “congedo”. Qualcuno sorride, qualcuno dice che bisogna firmare, altri vanno di corsa verso le camere della sofferenza.
Guardandoci ancora una volta più sgomenti che mai decidiamo di congedarci davvero, promettendo di lamentarci a chi di dovere e salutando gli altri compagni di sventura.
Apriamo la bussola e, spingendo la carrozzina, ci avviamo fuori. Dalla porta con l’affascinante scritta “TRIAGE” sbuca un giovane ed arguto lavoratore della Sanità che ci chiede ad alta voce il nostro cognome, rispondo con immediatezza chiedo, per pareggiare i conti, il cognome del medico in servizio. Dopo aver sentito il cognome vedo richiudere la bussola e mi avvio spingendo la carrozzina all’esterno. Qui il miracolo!! “Signora….. è tutto pronto, dopo tanto attendere è un peccato andare via così”. Stupore contro stanchezza, ritorno dentro spingendo l’esausto papà ottantaduenne ed arriviamo davanti sua maestà il computer dal quale viene sputato quel benedetto foglio di carta che contiene la nostra libertà, l’accesso alla fuga per la vittoria.
“Nessun problema particolare, antidolorifici al bisogno”. Scocca la prima ora di giorno 21 giugno 2017!! Adesso ditemi voi se anche lo stesso Ulisse non avesse a ridire qualcosa….

Prof.ssa Silvana Anna Rita Castagna

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