Enna, processo per lavori al Castello di Lombardia, Siciliantica Parte Civile

Lavori al Castello di Lombardia, inizia il processo: SiciliAntica Parte Civile

Tutto ebbe inizio la mattina del 22 di marzo 2014, quando una segnalazione su degli strani lavori al castello giungeva al presidente della sede SiciliAntica di Enna, dott. Gaetano Marchiafava il quale, tramite una immediata verifica in loco constatava che in effetti si era praticato uno sbancamento con mezzo pesante (mettendo in pericolo con le forti vibrazioni anche la sovrastante torre Pisana, già dichiarata a rischio di crollo) di una quarantina di metri lungo la fiancata di nord-ovest. Non era presente alcun cartello di cantiere.
La Soprintendenza di Enna subito informata dei fatti, dopo un sopralluogo, provvedeva a sospendere i lavori in attesa di chiarimenti. Questi lavori (peraltro mai ufficialmente comunicati alla Soprintendenza, nonostante la inequivocabile consistenza dei vincoli e delle norme di salvaguardia dei monumenti e dei beni archeologici, secondo gli artt. 2, 10 e 11 del D.L.vo n. 42/2004) erano stati programmati dal Genio Civile di Enna con le modalità della “somma urgenza” su espressa richiesta del Comune di Enna a causa della caduta di alcune pietre verificatasi oltre un anno addietro.
Un tecnico del Genio Civile di Enna, presente al sopralluogo, inoltre dichiarava che i lavori prevedevano l’asportazione di parte dello strato marnoso su cui poggia il banco roccioso allo scopo di realizzare un muro in cemento armato e anche la posa in opera di reti, cavi, pannelli e chiodi sulla parete rocciosa (sovrastante lo sbancamento) che va, in altezza, dalla strada alla base del muro di cinta del castello per una lunghezza di circa 50 metri.
Subito scattava l’allarme fra diverse associazioni culturali cittadine che formavano un comitato a difesa del castello, ritenendo inaccettabili queste soluzioni così invasive che non avrebbero fatto altro che arrecare ulteriore danno ad una situazione già fortemente compromessa e proponendo una soluzione alternativa, ovvero la cura della roccia tramite: 1) La totale asportazione dal costone delle essenze arboree (vere responsabili delle fessurazioni delle rocce) con successivo trattamento diserbante. 2) La totale asportazione delle radici e dei residui terrosi presenti sulla parete. 3) Il disgaggio delle pietre pericolanti. 4) Il consolidamento tramite sottomurazioni. 5) La sarcitura delle fessurazioni con malte speciali di colore similare alla roccia.
La linea che si continuò purtroppo a seguire, nonostante l’opinione pubblica apertamente contraria, fu quella dell’intervento duro con chiodature, pannelli e cavi in acciaio, “purchè si apra nel più breve tempo possibile l’accesso alla strada”, come se quell’anello, peraltro già interdetto al transito veicolare, fosse da considerare un’arteria di primaria importanza.
Nonostante un finanziamento di 263.000 euro si continua a dire che questi soldi sono insufficienti per un intervento di risanamento e che occorrono molti più soldi (ma quanti milioni di euro occorrevano per risanare 40 metri di roccia..?) quindi quei lavori erano da considerarsi provvisori, in attesa di interventi risolutivi (come se le chiodature e i conseguenti danni alla parete fossero interventi reversibili..).
Arrivarono pure minacce di querele, Genio Civile e Soprintendenza dichiararono sui giornali di avere trasmesso all’Avvocatura di Stato un dossier contenente tutti gli articoli di stampa e le pubblicazioni on line, che a loro dire avevano oltraggiato e leso la loro professionalità, il Comune infine ci bollò come coloro che si divertivano a porre ostacoli creando inaccettabili ritardi ai lavori.
Nel mese di marzo 2014 viene acquisita tramite una richiesta di accesso agli atti, dal nostro legale, avv. Gaetano Cantaro, tutta la documentazione e i carteggi relativi ai lavori all’epoca in possesso della Soprintendenza di Enna, e da una accurata verifica degli atti emergono numerose irregolarità.
Il 2 aprile 2014 le Associazioni culturali, riunitesi in comitato, anche in considerazione della mancanza di risposte ufficiali e delle notizie per nulla rassicuranti circa l’accaduto e le modalità previste per la continuazione dei lavori stessi, decidono di esporre i fatti all’Autorità Giudiziaria.
La risposta della Procura di Enna non si fa attendere, svelando tutte le responsabilità nell’indagine coordinata dal Sostituto Procuratore Francesco Augusto Rio e condotta dalla Compagnia Guardia di Finanza di Enna, diretta dal Capitano Roberto Russo, nell’ambito dei servizi a tutela del patrimonio artistico e della legalità nella pubblica amministrazione disposti dal Comandante Provinciale, Col. Giovanni Liistro e successivamente dal Col. Giuseppe Licari.
A inizio 2016 gli avvisi di garanzia, confermati con le richieste di sette rinvii a giudizio: Il Dirigente e due funzionari del Genio Civile di Enna, il Soprintendente e due funzionari della Soprintendenza ai BB.CC. di Enna, l’Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Enna.
Un anno dopo, il 2 febbraio 2017, si è tenuta la prima udienza, che però è stata rinviata al 30 marzo per motivi tecnici, in questa occasione la sede regionale di SiciliAntica, presieduta dalla prof. Simona Modeo assieme alla sede locale di Enna, presieduta dal dott, Gaetano Marchiafava, hanno presentato tramite il loro legale, avv. Gaetano Cantaro, la richiesta di costituzione di Parte Civile, ritenendo che un po’ tutti i cittadini ennesi abbiano subito un grave danno con il deturpamento del monumento simbolo della loro città e preannunciando che gli eventuali risarcimenti previsti per le parti civili saranno successivamente impiegati in opere di valorizzazione dell’area del castello di Lombardia.

Il Presidente della Sede SiciliAntica di Enna
Gaetano Marchiafava

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