Enna, operazione «Marjuana Park» : debellata dalla Polizia di Stato una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti a Piazza Armerina,

Enna, operazione «Marjuana Park» : debellata dalla Polizia di Stato una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti posta in essere all’interno della villa comunale di Piazza Armerina, nei pressi di scuole e siti di aggregazione giovanile; arrestati 6 giovani, tre dei quali all’epoca minorenni, ed effettuate decine di perquisizioni ad altrettanti indagati in stato di libertà.

All’alba di stamane, la Polizia di Stato, ed in particolare la Squadra Mobile di Enna ed il Commissariato di P.S. di Piazza Armerina, a conclusione di articolata e complessa attività investigativa – coordinata brillantemente dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna – nelle persone del Sig. Procuratore dott. Massimo Palmeri e del Sost. Proc. dott. Francesco Lo Gerfo – e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta – nelle persone del Sig. Procuratore dott.ssa Laura Vaccaro e Sost. Proc. dott. Stefano Strino – ha proceduto – con la collaborazione dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, della Polizia Scientifica e di altre articolazioni della Questura di Enna, dei Commissariati di Leonforte e Nicosia, nonché del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale e delle Unità Cinofile Antidroga della Questura di Catania – ad arrestare sette giovani, tre dei quali all’epoca minorenni, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare, ed effettuare delle perquisizioni delegate nei confronti sia degli arrestati che di numerosi altri giovani dimoranti a Piazza Armerina, tutti indagati per reati inerenti la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti e, nello specifico, marijuana.
In particolare, l’articolata e complessa attività investigativa svolta dai poliziotti della Squadra Mobile di Enna e del Commissariato di P.S. di Piazza Armerina consentiva di accertare come una ramificata ed attiva rete di soggetti, autoctoni ed extracomunitari – questi ultimi ospiti nelle diverse strutture ricettive per immigrati di Piazza Armerina -, aveva individuato nel parco comunale “Villa Garibaldi” del centro armerino l’area di “mercato all’aperto” per lo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana ed hashish. L’indagine consentiva di individuare nel predetto parco pubblico, interamente monopolizzato per la gestione dell’illecita attività dai malviventi che lo presidiavano quotidianamente, un basilare punto di riferimento per qualsiasi soggetto che voleva acquistare facilmente e ad ogni ora dello stupefacente.
Sotto le direttive dei Magistrati che hanno coordinato l’indagine, i poliziotti esperivano attività di video sorveglianza, che veniva iniziata nel mese di agosto del 2017 e supportata parallelamente anche da riscontri emersi dall’attività di intercettazione telefonica; sono state così documentate centinaia di “cessioni”, anche a giovani acquirenti minorenni, che hanno portato, già in pochi mesi di attività1, a segnalazioni, arresti2 e al sequestro di dosi già “steccate” di marijuana, oltre a somme di danaro contante, provento dell’illecita attività di spaccio.
L’indagine, già dall’inizio dell’attività di monitoraggio, delineava le caratteristiche di due fazioni criminali, una capeggiata da CANCILLERI Marco e l’altra da un soggetto extracomunitario (all’epoca minorenne), classe 2000, entrambe dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti che condividevano lo stesso “mercato all’aperto”, individuando precise aree della villa per lo stoccaggio ed il confezionamento al dettaglio e l’occultamento dello stupefacente. Accettando i conseguenti rischi di un’attività vista come un vero e proprio “lavoro” dai pusher, riuscivano a gestire, in alcuni casi anche in rapporto di fungibilità, lo spaccio.
L’attività di monitoraggio dimostrava come lo spaccio si svolgesse in maniera frenetica nell’area d’interesse del parco comunale; infatti, gli indagati, effettuando le operazioni prodromiche all’illecita attività stessa – quali il confezionamento in dosi dello stupefacente da smerciare ed il relativo occultamento tra le siepi, individuate quale luogo sicuro – si ponevano in attesa nei pressi di una “panchina” quale punto di riferimento, ove, ricevuta l’ordinazione del tossicodipendente e prelevata la dose e/o il quantitativo richiesto, effettuavano la cessione in cambio della somma di denaro pattuita.
Il “bivaccare” nei pressi della panchina per un gruppo , o nell’area sovrastante, insistente a pochissima distanza dal cancello secondario d’ingresso alla Villa Comunale, per il gruppo facente riferimento agli extracomunitari – così come l’ occultare le dosi di marijuana tra le siepi o per terra, ben nascoste dai cumuli di fogliame e aghi di alberi -, ha rappresentato una costante, da un lato legata all’immediata individuazione da parte dei clienti e dall’altro all’adottata cautela di non essere trovati in possesso di alcunché addosso, in caso di controllo; oltreché, chiaramente, anche alla possibilità di allontanarsi repentinamente al minimo segnale d’allarme.
Cionondimeno, ogni tentativo da parte degli indagati di eludere le investigazioni – spostandosi continuamente all’interno del parco e cambiando i nascondigli delle dosi – è però rimasto vanificato dall’azione investigativa dei poliziotti.
Particolarmente emblematica è risultata, inoltre, l’indifferenza dei diversi frequentatori il parco comunale3 nei confronti degli spacciatori, probabilmente assuefatti al turpe mercato illecito.
Per rendere più complessa l’individuazione della cessione e la configurazione del reato, gli spacciatori, prevalentemente riconducibili al gruppo “capeggiato” dal CANCILLERI Marco, operavano in totale sintonia tra loro, effettuando gli scambi in concorso (nessuno aveva mai la disponibilità diretta ed immediata di un quantitativo di droga che potesse, di per sé, integrare la detenzione ai fini di spaccio) sotto la stretta sorveglianza o dello stesso CANCILLERI o di altri “amici” che, fungendo da vedette, provvedevano sia ad avvertire del passaggio di pattuglie delle Forze di Polizia, sia ad indirizzare gli acquirenti (i quali è capitato che si rifornissero di sostanza stupefacente più volte nell’arco della stessa giornata).
Nell’ambito del gruppo, i ruoli di pusher o vedetta erano assolutamente intercambiabili anche nell’arco della medesima giornata. Infatti, in caso di momentanea assenza di uno degli indagati, i “fiancheggiatori e/o correi” garantivano la prosecuzione dell’illecita attività, la quale assumeva in alcuni momenti l’aspetto di una vera e propria “catena di montaggio”.
I diversi interventi effettuati a riscontro dell’attività di indagine permettevano, tra l’altro, di stilare una sorta di “prezzario” della singola dose di marijuana. Emergeva, infatti, come gli indagati, in base ad una perfetta logica criminale, preferissero confezionare e vendere dosi della pezzatura pari o di poco superiore al ½ grammo al prezzo di 5 euro, perché così, sicuramente, i rischi, in caso di controllo, si sarebbero ridotti enormemente, prevedendo, già, l’ipotesi più attenuata dello spaccio.
Oltre a ciò, si configurava l’aggravante p.p. dall’art. 80 lett. “g” del D.P.R. 309/90. In particolare, la location del market all’aperto per lo spaccio della marijuana e dell’hashish, insistente in area centrale del comune di Piazza Armerina, era attorniata, nel raggio di alcune centinaia di metri, da numerosi istituti scolastici, quali l’I.T.I.S., il Liceo Classico, L’Istituto Industriale e l’Istituto Alberghiero, l’I.T.C.G., nonché il SER.T.4.

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