Enna: “Non sono tutti liberi coloro che si fanno beffa delle loro catene”

Non sono tutti liberi coloro che si fanno beffe delle loro catene.”

(Gotthold Ephraim Lessing, Nathan il saggio, 1779)

La vita ci riserva a volte delle strane sorprese. Mai infatti avrei potuto immaginare che io un giorno mi sarei ritrovato ad auspicare la collocazione di una … catena! E dire che ho sempre pensato che le catene migliori siano quelle spezzate e non ho mai avuto un bel rapporto neanche con le catene … da neve!

Le circostanze tuttavia a volte mutano e ciò che, per sua intrinseca natura, è il simbolo della costrizione e della mancanza di libertà, può anche divenire l’emblema della strafottenza delle istituzioni nei confronti delle legittime aspettative dei cittadini.

Ed è triste constatare come questa chiave di lettura sia confermata da come oggi le catene siano usate nella nostra città.

Diverse fanno bella mostra di sé nel delimitare spazi che devono essere riservati a pochi e invece, anche quelle già esistenti, vengono eliminate quando il loro uso serve a delimitare uno spazio a vantaggio di tutta la collettività. Non può spiegarsi diversamente la pervicacia con cui, chi ne ha la competenza, continua a non apporre la catena tra le due colonnine poste all’ingresso di quel pezzo di via Varisano che passa in mezzo alla scuola media Pascoli e all’edificio che ospita il Banco San Paolo.

L’abbattimento di quelle colonnine, nelle scorse settimane, è stato al centro di tante discussioni su tutti i gruppi Fb e la loro ricollocazione, fatta a titolo gratuito da un cittadino ennese, ha avuto grande risalto anche sulla stampa. Ora è evidente che tali supporti hanno un senso solo se servono a fissare una catena che impedisca alle auto di entrare nella strada ma se questa benedetta catena, tra l’altro esistente da moltissimo tempo fino allo scorso anno, non viene ricollocata, a cosa è servito ripristinare le colonnine?

Michele Pirrera

 

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