Enna: le “Colonne Prigioniere” del Castello di Lombardia

Le colonne prigioniere

Molti ricorderanno quella fila di antiche colonne che faceva bella mostra di sé, ben allineata contro un muro nel primo cortile del Castello di Lombardia.
Si trattava in massima parte di colonne provenienti dall’antica chiesa di San Martino, i cui ruderi esistevano dentro il Castello fino agli anni ’20 del 900. Durante l’esecuzione degli scavi archeologici iniziati alla fine degli anni 90, le colonne furono spostate e successivamente si è saputo che furono collocate dentro la torre del “Palatium” dove si trovano tutt’ora, irriguardosamente distese a terra e in certi casi poste anche una sull’altra, come fossero roba vecchia e senza valore collocata alla rinfusa in uno scantinato. Eppure in tanti anni non sarebbe stato difficile trovare una degna collocazione a ciò che ci è pervenuto dalla notte dei tempi a testimonianza di una ricchezza architettonica classica di cui a Enna non resta più alcuna traccia.
Negli anni passati ogni tanto sui social si è discusso di questa cosa ma tutte le proposte che sono state avanzate, sono rimaste lettera morta. La passata amministrazione se n’è infischiata nella stessa identica maniera in cui continua a farlo quella nuova. E lo stesso infelice destino delle colonne del Castello è condiviso dalle tre “sorelle” che si trovano inchiodate alla berlina nel cortile di quel che fu il Museo Alessi. Di queste, le due colonne più esterne si stano letteralmente “sciogliendo”, a causa delle intemperie, come fossero burro e senza che nessuno muova un dito.
Ma quel ch’è più grave è che guardando le poche foto “rubate” delle colonne prigioniere dentro la torre del Castello, i conti non tornano. Sembra che manchino all’appello due colonne rispetto a quelle che sono state esposte per una settantina d’anni. Se così fosse, che fine hanno fatto? C’è qualcuno tra gli amministratori di questa città che voglia prendersi la briga di valorizzare finalmente questo patrimonio che ad oggi viene utilizzato solo come piano d’appoggio per gli attrezzi da giardinaggio?
Non credo ci voglia un capitale e neanche un finanziamento straordinario, occorre solo un po’ di buona volontà e un po’ d’amore per questa città in cui tutti sembra facciano a gara per distruggerne un pezzo alla volta.

Michele Pirrera

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