Enna, incontro sulle grandi casate del 500

Tra storia, cronaca e araldica si è snodata l’interessante conferenza su “Le grandi casate cinquecentesche” tenuta venerdì pomeriggio ad Al Kenisa per iniziativa del Centro Studi Federico II di Svevia da Salvatore La Monica della Società Nissena di Storia Patria. Il relatore è stato presentato da Cettina Rosso presidente della Casa d’Europa e da Paola Rubino presidente del Centro Studi, che hanno sottolineato il valore della ricerca storica rivolta ad approfondire la conoscenza del territorio.

L’oratore, di probabili origini ennesi, grazie a certi indizi rintracciati in antichi documenti, si è soffermato sulle tre grandi famiglie aristocratiche, spesso tra loro imparentate, che coi prestigiosi matrimoni, l’influenza politica e i vasti feudi hanno interessato tutta l’isola.

Il ceppo più antico è quello dei Barresi, risalente al periodo normanno, seguono i Branciforte (1324), mentre i Santapau originari di un paesino dell’Alta Catalogna, giungono coi Martino sul finire del XIV secolo (1392).

Alla puntuale relazione è seguita un’altrettanto interessante proiezione di immagini dei palazzi signorili, ovunque sparsi, palermitani e non, tra cui a Pietraperzia dei Barresi e a Leonforte dei Branciforte. Si sono ammirate statue e ritratti dei principali rampolli e dignitari, tra cui donne energiche, e tra queste di tutte la più importante Dorotea Barresi e Santapau (1533-1591), prima donna italiana inserita tra i Grandi di Spagna, la quale dopo un’intensa vita a corte, scelse di morire in Sicilia: la sua tomba è nella Chiesa Madre di Pietraperzia. Il ruolo altolocato di questa nobildonna si può rilevare dal taglio dell’abito da lei indossato, simile a quello delle principesse di sangue reale, e dalla presenza accanto a lei dello stesso cane che Carlo V accarezza nel celebre quadro di Tiziano. Sicuramente essa fu a parte di segreti della corte spagnola. Tra le altre ipotesi quella che il marito potesse essere figlio naturale di Carlo V.

All’affascinante resoconto di La Monica è seguito un dibattito con autorevoli interventi: di Rocco Lombardo, vice presidente del Centro Studi e presidente del Comitato Dante Alighieri di Enna, dello studioso Nigrelli, del parroco scrittore Filippo Marotta. Infine Cettina Rosso ha sottolineato l’importanza di far conoscere nelle scuole la storia siciliana, che non è confinata nell’insularità ma è storia europea, e Paola Rubino ha raccolto la sfida lanciata dall’oratore di un museo a Enna che conservi le memorie delle radici storiche locali nella prospettiva della candidatura di Enna a capitale della cultura.

A questo cenacolo culturale hanno preso parte la preside dell’istituto alberghiero Federico II Giusi Gugliotta, la presidente dell’Officina Medievale Ivana Antinoro, il segretario regionale del Movimento federalista europeo Giuseppe Castronovo, ospiti da Leonforte e Pietraperzia.

Alla fine, a ricordo della serata, il relatore ha donato al Centro Studi un quadro con lo stemma della famiglia Barresi, realizzato da Francesco Bonanno.

Anna Maria De Francisco

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