Enna, il medico di Emergency Fabrizio Pulvirenti ha incontrati gli alunni del Liceo Linguistico Lincoln

Lunedì mattina i ragazzi del Liceo linguistico di Enna hanno trascorso due ore molto intense, di quelle che non si dimenticano facilmente. Dopo essersi raccolti per giorni (dal 24 novembre ai primi di gennaio) affianco alle compagne di classe hanno finalmente conosciuto e ascoltato con le laro orecchie la testimonianza di Fabrizio Pulvirenti, l’infettivologo simbolo della lotta contro ebola ma soprattutto il coraggiosa papà di Norma e Anastasia. L’incontro, fortemente voluto da preside e docenti che ha visto partecipare l’intero istituto, non poteva terminare in modo migliore: un abbraccio liberatorio. Quello fisico tra il medico e le figlie, che frequentano il Lincoln e quello simbolico di tutta la comunità scolastica che si è stretta a una famiglia che negli scorsi mesi ha combattuto una dura battaglia vincendola (come si evince dai volti sorridenti dei tre). La commozione era palpabile nel silenzio di un auditorium pieno di occhi lucidi, di professori e compagni di classe. Norma, la più grande ha ricordato il momento in cui sul display del cellulare «è comparso il messaggio di papà che diceva: “ho fatto il test e sono risultato positivo”, io e mia sorella siamo rimaste impietrite non riuscivamo a dire una parola. Pervase dall’angoscia abbiamo pianto a dirotto». Anya, così chiamano la più piccola, ha confessato il malessere vissuto, però ha voluto ringraziare dal profondo del cuore compagni e insegnati «che mi hanno sostenuto nella maniera giusta», tutti pronti ad ascoltarla nessuno ad indagare sulla sua vita. Che ha scaturito l’abbraccio di Pulvirenti che ha pianto anche lui di commozione. L’infettivologo, rispondendo alle tantissime domande rivoltagli dai ragazzi che volevano conoscere l’uomo non solo il medico famoso ha confessato «In quei giorni ho percorso a ritroso la vita. Sì, avevo paura di morire ma la fiammella della speranza è rimasta accesa. L’ultimo pensiero prima di essere sedato è stato per le mie figlie e il primo pensiero al risveglio è stato per le mie figlie». A introdurre l’incontro Angelo Di Dio, il dirigente scolastico che lo ha definito “uno di noi”, “non un eroe ma una persona che va ammirata per quello che ha fatto”. Alla sua vicenda umana ha partecipato tutto l’istituto per la presenza delle figliole. «Custodirò un solo ricordo racchiuso in un pianto e un sorriso – ha detto il preside – il pianto di Norma quando mi ha comunicato il contagio del padre chiedendomi di essere protetta dai giornalisti. E il sorriso di Anastasia, quando mi ha informato dell’avvenuta guarigione». La scuola è stata presa d’assalto dai media ma a cominciare dal preside attorno alle ragazze è stato eretto un muro protettivo, impenetrabile che gli ha permesso di non perdere un giorno di scuola. Pulvirenti, prima di rispondere alle continue domande dei ragazzi, ha mostrato un video per descrivere il lavoro che svolge Emergency, che riesce ha garantire un’assistenza occidentalizzata in zone dimenticate dal mondo e ha ribadito sollecitato dagli studenti «se non ci fossero stati i contagi l’occidente se ne sarebbe infischiato dell’ebola in Africa». Hanno chiesto dell’epidemia, del riscontro politico ed economico con l’occidente, della sua esperienza di paziente zero e anche dei bambini orfani: come sono trattati? «Quando finirà l’epidemia, si dovrà affrontare il “dopo Ebola”. Ci sono bande di bambini che vagano rifiutati dagli altri che temono il contagio. A questi si aggiungono quelli guariti. La fine che faranno è ingrossare le file dei “bambini soldato” oppure saranno venduti ai trafficanti di organi». Presenti anche Enrico Coppola e Francesca Morgano, volontari di Emergency, per ricordare che ognuno può fare la sua parte, l’associazione ennese raccoglie fonti tramite l’organizzazione di spettacoli e la vendita dei gadget. Al medico che ha calcato anche il prestigioso palco di San Remo l’istituto ha consegnato una targa con scritto: “Al dottore Fabrizio Pulvirenti con simpatia e ammirazione”, dopo tanti riconoscimenti questo avrà di certo un posto speciale.

Angela Montalto

Fonte: Giornale di Sicilia

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