Enna, il direttore generale dell’Università rumena di Galati Cesar Bichescu “Noi andiamo avanti”

Già stamattina potrebbe avvenire il trasloco nei nuovi locali della facoltà romena di Medicina a Enna. «Noi andiamo avanti, nessuno potrà intimarci di chiudere i corsi se non un’ordinanza della Corte di Giustizia europea». La Dunarea de Jos, denuncia lo stato italiano alla commissione europea. L’Italia, starebbe perpetuando un abuso di potere ai danni dell’ateneo romeno in merito all’apertura della facoltà di Medicina a Enna non rispettando i trattati europei. A dirlo senza giri di parole, ieri mattino, è stato Cesar Bichescu, direttore generale dell’università di Galati arrivato in Italia a Enna dopo che la Finanza, l’11 novembre, ha apposto i sigilli ai locali dell’Umberto I dove si svolgevano le lezioni di lingua propedeutiche ai test d’ammissione. Ed in effetti i corsi non sono mai stati sospesi i 54 iscritti hanno proseguito le lezioni nella segreteria didattica. E visto che a dire della Proserpina “il problema sono i locali”, degli scorsi giorni il dietrofront prima dell’Asp di Enna e poi dell’assessore alla Salute Baldo Gucciardi che annullava ogni protocollo d’intesa, sono già stati individuate tre possibili sedi, locali privati, che in passato hanno ospitato una scuola e un ufficio pubblico. Inoltre per sopperire l’assenza di struttura ospedaliere italiane dove effettuare le attività di laboratori ed i tirocini si andrà a fare pratica in Romania non 20 giorni come pensato inizialmente ma 60. «Il Miur – ha detto Bichescu, nel suo intervento – ha preferito sollecitare l’intervento delle autorità locali per la chiusura dell’estensione ad ogni prezzo senza interpellarci e comunicarci il motivo di questa richiesta. Siamo giudicati senza essere informati del reato commesso, abbiamo tutti i documenti in regola ma nessuno li vuole vedere – e continua – tutti dicono che non sono in regola ma nessuno si ferma a leggerli». È questa la sua versione. Lo stesso non si capacita dell’ atteggiamento del Governo italiano in quanto la loro è un’università riconosciuta e accreditata a livello internazionale. Alla conferenza stampa tenuta in un noto hotel di Enna bassa il dirigente romeno per la prima volta non era affiancato dal partner italiano, Mirello Crisafulli, l’amministratore delegato del Fondo Proserpina presente è rimasto tra la platea ad ascoltare, vicino ai “suoi ragazzi”, ai genitori di questi ultimi e ad alcuni suoi fedelissimi. Alcuni genitori, piuttosto preparati sulla vicenda dovendo sborsare quasi 10 mila euro, hanno chiesto quali normative consentirebbero l’avvio dell’ “estensione” dell’università romena in Italia e la risposta – sempre la stessa – il Trattato di Lisbona (Art.49) con il quale si permette l’apertura di un corso in qualunque degli stati che appartengono all’UE. Ma è emerso un altro elemento curioso la Dunarea de Jos, avrebbe un protocollo d’intesa già da sei anni con l’università di Palermo che manda per un arco di tempo in Romania i suoi studenti a specializzarsi nella pratica. Quindi perché a Palermo si può ed a Enna no, la storia è controversa. «Noi saremo giudicati da un tribunale europeo e il nostro partner italiano risponderà alla legge italiana», ha concluso Bichescu.

Fonte Giornale di Sicilia

Angela Montalto

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