Enna il Comitato promotore per i Diritti dei Cittadini sulla Toponomastica

Questo Comitato assieme ai cittadini ennesi che da anni, dal 2009, protestano attraverso diverse iniziative dalla raccolta di firme alla sosta della processione del Cuore di Gesù, dagli incontri avuti con la Prefettura alle numerose lettere inviate anche al Presidente della Repubblica, dagli incontri con i gruppi consiliari agli incontri con Assessori delegati per la Toponomastica ma anche con la stessa Commissione ultimamente il 27 settembre 2017, documentando con atti concreti e veritieri contro la delibera della G. M. del 19 ottobre 2009 n. 263, per gravi violazioni anche sfidando il penale perché contiene fra l’altro un falso in un atto pubblico, ancora una volta il Comitato è costretto a scrivere alle Istituzioni in indirizzo per chiedere la revoca di quella delibera e rimuovere subito la targa abusiva che si trova nella piazza S. Maria del Popolo, perché non sostenuta da nessun atto giustificato e motivato che autorizza la sua installazione.

Le motivazioni per continuare a chiedere la revoca di quella delibera sono a tutti le SS. LL. note perché la piazza era già stata nominata dallo stesso Comune nel 1978 come si riscontra da tutta la documenazione con la spesa di L. 160 milioni che furono spesi “per la sistemazione della piazza S. Maria del Popolo”, (come si legge nell’oggetto di tutta la documentazione del Comune di Enna), poi, in aggiunta furono spesi altri L. 65 milioni e dispari per la fontana, tutti spesi da parte dal Comune e non da altri per beneficienza o per sentito dire. Quindi chi può mettere in dubbio sulla nomina e la esistenza della piazza S. Maria del Popolo? Anche questo è falso, dire che non esisteva la denomnazione e che la piazza era anonima. Ma allora i soldi dove furono spesi? E da parte di chi? Ragionamenti e decisioni che non hanno fondamenti. Poi contiene la delibera un’altro grave falso che si trova scritto a fianco del nominativo che gli si attribuiva la nuova denominazione “ex Sindaco” che invece non risulta né dagli atti né da altra documentazione, risultando così un falso in un atto pubblico punibile penalmente.

Per la targa abusiva che non dà nessun dirittto che venga chiamata diversamente di piazza S. Maria del Popolo si chiede ancora una volta di toglierla subito, perché non risulta da nessun atto che è stata autorizzata e perciò è fuori legge e chi ancora omette questo provvedimento, può essere anche involontariamente e in buona fede, diventare complice di fatti illegali. E come se s’intestasse una targa in una piazza o in una via all’ex Presidente della Provincia Tanteri, senza nessun atto che autorizzasse motivata e veritiera la sua installazione, anche se è vero, come risulta dagli atti, che è stato Presidente della Provincia per otto anni, così si potrebbe porre il problema per chiunque altro.

Pertanto revocare la delibera n. 263 del 19 ottobre 2009 per l’autotutela e la rimozione dell’abusiva tabella nella piazza S. Maria del Popolo diventa urgente, per non rischiare di diventare involontariamente complici di atti falsi, abuso di ufficio ed omissione di atti d’ufficio falsi. Non si abusi di un popolo di ”buona indole, laborioso, ospitale, operoso”, rispettoso delle leggi, di ritardare ancora senza prendere i dovuti provvedimenti del caso, che non sia ancora mortificato da un’ingiustizia e illegalità commessa nei riguardi di un popolo fra l’altro religioso e che ha nella Madonna una particolare devozione per essere anche la Patrona di Enna. Si cancelli questa pagina vergognosa che offende tutta la città.

Questo Comitato ancora una volta si rivolge alle SS. LL. per fare trionfare la giustizia e la legalità, perché come dice un passaggio del Vangelo(vers.34) “LA GIUSTIZIA INNALZA UNA NAZIONE, MA IL PECCATO E’ LA VERGOGNA DEI POPOLI”, e un detto anglosassoni “UNA GIUSTIZIA RITARDATA E’ UNA GIUSTIZIA NEGATA”, quindi, ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Si chiede, pertanto, un incontro al più presto possibile con il Sig. Prefetto e con il Sig. Sindaco per discutere sull’argomento positivamente, anche perché non si ritiene giusto che siano stati indotti in buona fede e fiduciosi, di sbagliare, coloro i quali hanno espresso parere favorevole (di quella delibera del 2009) ignari di questi atti e gravi errori commessi: la G.M., Storia Patria e il Prefetto, che purtroppo ha approvato, secondo quanto prevede la legge e di trovarsi anche moralmente in errore.

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