Enna Festival Nazionale della Legalità al Teatro Garibaldi Antonio Lovascio in “W Falcone”

“E’ difficile portare “W falcone” in Sicilia, per me che siciliano non sono”. Così al termine dello spettacolo Antonio Lovascio si apre al pubblico del teatro Garibaldi, quasi temendo che il suo monologo non sia abbastanza per degli spettatori dell’entroterra siciliano. Ma il prolungato applauso dalla platea e i pachi dice altro. Dice che forse doveva arrivare lui a ricordarci Falcone.
O meglio, non lui, ma il 15enne che ancora ha vivo dentro, con tutta la sua sete di comprensione e che porta in scena col nome di Salvatore.
Un giovane siciliano nato alla fine anni Settanta ed emigrato a Milano con la famiglia, sulla 127 rossa, che entra ed esce per 15 anni “dalla Sicilia senza mai rendersi conto di niente”. “Perché la sua Sicilia era bella”. Era la Sicilia vista attraverso lo sguardo innocente di un ragazzo che torna a farle visita ogni anno, in villeggiatura. Era la Sicilia di “Vitti na crozza”, con la quale apre il suo spettacolo, del ragazzo delle granite che ti sveglia alle 8 di mattina col suo canto arabo, dei versi della Gerusalemme Liberata nella tradizione dei Pupi, della suggestiva processione dei Casciari. La Sicilia nella quale l’acqua non esce dai rubinetti “perché ci sono persone che se la bevono tutta”. La Sicilia dei rituali alla quale la madre teneva perché “sapeva che quando sarei cresciuto, ovunque mi fossi trovato, io quel rituale lo avrei avuto dentro insieme all’isola, perché la Sicilia è tutto un meraviglioso rituale”.
Ma il 23 maggio del 1992 qualcosa si rompe nella sua bella Sicilia. Un’edizione straordinaria del telegiornale annuncia “ Falcone è morto!”.
E “cu è il giudice Falcone? Avevo 15 anni, forse troppo pochi per capire, troppi per non sapere”. Comincia un altro viaggio per il giovane Salvatore. Più doloroso, più reale. Necessario. Ed è a questo punto che Antonio Lovascio si moltiplica. Accanto a Salvatore sul palco porta la storia di quegli anni. Michele Greco, Rosario Spatola, Michele Sindona, il Ministro Martelli, Rocco Chinnici, Giovanni Brusca e Antonino Gioè, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Salvo Lima … i giovani palermitari, i giovani da tutta Italia. Una terra che soffriva e che cambiava.
Un’analisi storico- psico – sociologica della Sicilia di quegli anni. Un’analisi di pancia, ma mai banale. Essenziale. Chiara.
Una ricerca che tra un proverbio, un ricordo, un rituale, giunge dritta alla bocca dello stomaco, proprio lì, dove nasce per Antonio, provocando quel “fastidio” che l’ha condotto a 39 anni “a raccontarsi e raccontare verità scomode”, a raccontare ancora quel “paccio” di Falcone ai siciliani. A tenerne viva la memoria.
Un salto nella psicologia mafiosa, nelle sue regole, le sue logiche “mai sorpassate né incomprensibili. Logiche del potere”. Brevi dialoghi e istantanee scelte con sapienza. La puzza di fumo, i suoni impazziti degli antifurti delle case, i pezzi di asfalto che volano, la fiat croma turbo spezzata in due, il cellulare di Paolo Borsellino che squilla. Si rivive tutto. E poi, i giovani, gli studenti che al funerale fischiano e gridano contro i rappresentanti dello Stato assente e complice. Gli applausi alle bare. La netta divisione, “visibile per la prima volta, della mafia da una parte e il popolo dall’altra”. L’albero Falcone.
E nel dialogo con lo zio Antonio, Salvatore è cresciuto. Torna sul palco a occhi aperti, con i rituali nel cuore e una nuova coscienza di quella cara isola: “Salvatore li vedi tutti questi giovani che gridano “W falcone, la vera Sicilia è questa!”
E torna in mente l’invito “nun pinsari ca qualcunu ti cumanna, carma e pacinzia ci voli pi luttari”, del cantautore Davide Campisi che introduce lo spettacolo e omaggia la memoria con una sapiente scelta: “Joca” tratto dal suo album Badr (luna piena).
Un connubio ad hoc tra musica e teatro, dunque, che chiude la seconda giornata del festival nazionale della legalità Talè Talè Talia, che stasera vedrà sul palco SCIMMIE di Alessandro Gallo.
Giuliana Scillia

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