Enna festeggiamenti S.Elia, alla scoperta dei luoghi dove visse – di Francesco Gatto

A pochi giorni dai festeggiamenti di S.Elia unico santo di cui si ha la certezza della sua nascita a Enna, ritornato nel capoluogo solamente due anni fa e previsti per il 17 agosto, l’amico Francesco Gatto ci porta a farci conoscere il luoghi dove S.Elia, santo della Chiesa Indivisa e quindi venerato sia dai Cattolici che dagli Ortodossi è molto amato ovvero la terra di Calabria.
LA BASILICA DI SANTA MARIA DEI POVERI
E LE RELIQUIE DI SANT’ELIA DI ENNA
Tra i luoghi da visitare in Calabria sulle orme di Sant’Elia, una tappa di notevole importanza è certamente il paese di Seminara (RC) una località sita dietro Monte Sant’Elia luogo di elezione del santo ennese.
Seminara può offrire ai pellegrini che ripercorrono le strade della Calabria sulle orme del mitico santo ennese due tappe importanti:
– La Basilica di Santa Maria dei poveri, dove è possibile ammirare nel museo del tesoro della basilica, gli splendidi reliquiari della testa e del braccio di Sant’Elia in argento sbalzato, bulinato, cesellati nel 1603).
– Altra tappa importante è il Monastero Ortodosso di Sant’Elia il Nuovo (cioè l’ennese).
LA BASILICA DI SANTA MARIA DEI POVERI
Le cronache locali sono purtroppo avare di notizie relative alle chiese che hanno ospitato la statua della Madonna dei Poveri, si ha una sua traccia in un documento del 1325 dove si legge di un chierico
Bartholomeus de Pauperibus, che fa congetturare l’appartenenza di costui ad una probabile chiesa dei Poveri.
Per una seconda plausibile notizia bisogna attendere ben 261 anni, allorché il vescovo di Mileto, mons. Marco Antonio Del Tufo, il 27 ottobre 1585, nel corso di una sua visita pastorale, ispeziona una chiesa di Santa Maria delli Poveri dove è venerata questa Donna Santissima alla quale il popolo deve grande devozione.
In epoche più vicine si fa menzione della chiesa di S. Maria Pauperum nelle visite effettuate nel maggio del 1722 e del 1735. Infine, un riferimento è contenuto nell’atto del notaio seminarese Domenico Arena, con il quale il 31 luglio 1768 dalle autorità religiose e civili, riunite in pompa magna proprie ante ianuam majorem Venerabili, Ecclesia, sub titulo Sancte Mariae Pauperum, fu stabilito di dichiarare la Madonna dei Poveri patrona della città di Seminara e di fissare, in perpetum et in infinitum, la festa nel giorno 14 agosto di ogni anno.
Quella chiesa fu rasa al suolo dal terremoto del 5 febbraio 1783.
Il nuovo nucleo urbano sorse più a monte del precedente, e un’altra chiesa venne edificata in onore della Madonna dei Poveri, ma anche, questa patì danneggiamenti da periodiche scosse telluriche, in particolare dall’ultima del 28 dicembre 1908, si decise così per l’edificazione di un nuovo tempio, che, iniziato il 14 agosto 1922, venne ultimato il 12 agosto 1933 con consacrazione da parte del vescovo di Mileto mons. Paolo Albera.
Con bolla del 30 maggio 1955, Papa Pio XII ha elevato alla dignità di Basilica Minore il Santuario che già, sin dal 3 settembre 1659, godeva, col titolo di Collegiata insigne, della primazia su tutte le collegiate e le parrocchie della Diocesi di Mileto. Oggi la Basilica-Santuario, fa parte della Diocesi di Oppido-Palmi.
IL MUSEO DELLA BASILICA
Santuario della Madonna dei Poveri di Seminara,
è costituito da tre sale, adiacenti alla Basilica che accolgono i preziosi
nuovi spazi espositivi suppellettili liturgici, gli ex voto in argento e le opere in terracotta seminarese legati alla tradizione e alla Fede.
La nuova sede è costituita da tre sale:
prima sala detta “sala Amaranto”
sono esposti gli le suppellettili liturgici, gli ex voto in argento e le opere in terracotta seminarese legati alla tradizione e alla Fede;
nella seconda detta “sala blue”
si possono ammirare le tele, tra queste di particolare rilevanza vi è l’Immacolata, opera centinata di Giovanangelo d’Amato e il ritratto del Beato Angelo d’Acri;
Nella terza sala, la “sala del trono”
sono esposti i paramenti sacri e il trono ligneo della Madonna dei Poveri con la suppellettile che veniva posta sulla statua. Il tutto in una cornice che accoglie le lapidi e i resti marmorei appartenenti alla distrutta Basilica.

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