Enna: Festa del Libro, a Enna Bruno Segre “Un ebreo anomalo testimone di pace”

In occasione della VIII^ edizione della Festa del Libro e della Lettura, Enna ha ospitato l’incontro con Bruno Segre “Un ebreo anomalo, testimone di pace”.
L’incontro coordinato dalla dirigente del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) di Enna, Fenisia Mirabella, proponeva “la promozione della cultura del dialogo, interculturale e interreligioso”.
Dopo Reggio e Messina è toccato dunque alla sede di ‘Hennaion. La biblioteca degli autori ennesi’, accogliere il messaggio di “dialogo e memoria dinamica” del noto avvocato, giornalista e sociologo.
“Che razza di ebreo sono io”, titolo del suo ultimo libro, è la riflessione con cui si apre l’incontro che si trasforma ben presto in una storia di uomini così ordinari da divenire, come ironizza lo stesso Segre, “pilastri del dialogo interreligioso”.
Un ebreo anomalo, non osservante, a-religioso, Bruno Segre, il cui cammino negli anni cinquanta, incrocia quello di Renzo Fabris, “uno che faceva un sacco di domande sugli ebrei, ma aveva messo le mani sull’ebreo sbagliato. Un rompighiaccio che aveva una forte esigenza di dialogo a viso aperto”. E in seguito e grazie a Fabris, quello del Padre domenicano Bruno Hussar, un uomo “con quattro identità. Un ebreo, nato e cresciuto al Cairo, figlio di ebrei non religiosi, che scopre la fede nella chiesa Cattolica e diviene cittadino dello Stato di Israele”.
Hussar, Fabris e Segre hanno in comune l’oasi di pace di Nevé Shalom/Waahat as-Salaam, un luogo Situato a metà tra le città di Tel Aviv e Gerusalemme nell’entroterra israeliano dove dal 1974 convivono pacificamente ebrei, cristiani e musulmani. Un villaggio simbolo della reale possibilità di dialogo e pace tra i popoli che fa parte di quelle “possibilità vere e testimonianze di cui si avverte il bisogno – afferma Fenicia Mirabella – ma che purtroppo non fanno tanto rumore, come quelle assordanti legate alla paura”.
“Io non uso paroloni per descrivere il dialogo. Io lo faccio. Con la mia faccia” afferma Segre.”La giornata della memoria rischia di diventare ipocrisia. Serve solo a lavarsi la coscienza. A una memoria statica io preferisco una memoria dinamica, affinché i giovani leggano la storia con occhio critico. Quello che è successo è andato ripetendosi. Parlare di unicità della Shoah mi fa senso. Ci sono più di sessanta conflitti in atto e noi tiriamo avanti senza rendercene conto”.
“La memoria su qualcosa d’inenarrabile – prosegue – ha senso se si ricordano i giusti, cosa che ha permesso a molti ebrei di riconciliarsi con le società che li avevano perseguitati e se consente di aiutare gli altri. Occorre mettersi insieme per progettare un futuro che sia meno schifoso”.
Dalle ore 10 di questa mattina, Segre sarà a Sala Cerere di Palazzo Chiaramonte, per dialogare con gli alunni delle medie.

Giuliana Scillia

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