Enna, Domani sera al Teatro Garibaldi “Le Serve”

Uno spettacolo spiazzante per i continui capovolgimenti, giocato sul senso del “doppio”, con una forte metafora sulla Sicilia: terra che come una madre cresce i suoi figli, ma li attanaglia e li tormenta. Al Teatro Garibaldi di Enna domenica 18 gennaio alle ore 20.30 arrivano “Le serve” di Jean Genet, un testo scritto nel 1946 e liberamente ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. Si tratta di una tragedia violenta, prodotta da XXI in Scena, che vedrà sul palcoscenico ennese Luana Toscano, Egle Doria e Sergio Valastro per la regia di Saro Minardi, che firma anche l’adattamento.

La messa in scena di Minardi –che ha registrato il sold out in tutte le repliche catanesi – stimola continuamente i cinque sensi del pubblico. Per loro il senso di inquietudine inizia dall’ingresso in sala: le luci spente, solo il palco di questo grande atto unico è illuminato torpidamente. Nel buio più totale il silenzio è rotto dalle voci assatanate di due donne, che invadono lo spazio. Il dramma ha inizio.

La trama de “Le serve” mette a nudo la menzogna e la doppiezza che si rinnovano continuamente: da una parte le serve (Luana Toscano ed Egle Doria) e dall’altra l’ambigua Signora (Sergio Valastro), rappresentazione metaforica del potere a tutti i livelli. Le serve sono vittime e carnefici: sono sorelle, complici, si amano facendo finta di odiarsi. La Signora, invece, è la rappresentazione di tutto ciò che tormenta e debilita, che spinge a ribellarsi ma, al contempo, toglie la speranza di un’emancipazione dal suo potere reazionario e stagnante.

In questa messa in scena la Signora è anche la metafora di una terra, la Sicilia, che come una madre cresce i suoi figli, ma anche li avvelena, li attanaglia e li tormenta, alternando l’amore all’odio, il bene al male.

Dice Genet: “Le serve sono dei mostri, proprio come noi quando fingiamo con noi stessi e sogniamo d’essere questa o quell’altra cosa. Esse ci permettono, rispecchiandoci in loro, di vederci come non sapremmo o non oseremmo vederci o immaginarci e tuttavia quali sappiamo di essere!”

Uno spettacolo spiazzante per i continui capovolgimenti: dai ruoli degli attori, stravolti insistentemente, al finale inaspettato ma aspettato, dove tutta la follia del pezzo si rivela. Un’indagine della coscienza umana, debole e doppia.

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