Enna all’Ospedale Umberto I primo intervento per migliorare la contrazioni cardiache

Di Angela Montalto
Perfettamente riuscito all’ospedale di Enna il primo intervento per migliorare, grazie a una sofisticata tecnologia, le contrazioni cardiache. Si è trattato di uno dei pochi interventi del genere in Italia eseguito dall’equipe di Lello Vasco, primario della Cardiologia dell’Umberto Primo.
Il paziente, un uomo di Acireale di 57 anni affetto da cardiopatia ischemica e conseguente scompenso cardiaco, che mal rispondeva anche alla terapia farmacologica.
L’operazione, in anestesia locale, senza alcuna complicazione, è durata quaranta minuti. Si è trattato di impiantare un piccolo dispositivo rettangolare sottocutaneo collegato a cateterini elettrici che conducono l’impulso al ventricolo destro, dove avviene di fatto la stimolazione del cuore.
“Una terapia innovativa – spiega Vasco – che consiste nel migliorare la contrattilità del cuore, in stato di insufficienza, mediante la stimolazione del muscolo cardiaco con impulsi elettrici intensi. A dispetto dei pacemaker – continua il primario – non ha lo scopo di produrre il battito del cuore ma interviene piuttosto il calcio, minerale che influenza la contrazione del muscolo cardiaco e quindi la capacità del cuore di contrarsi e di pompare sangue nel sistema circolatorio. Nel cuore scompensato infatti si riduce l’attività dei geni e delle proteine che promuovono il rilascio di calcio nella cellula dai depositi”
L’apparecchietto sottocute viene ricaricato elettricamente ogni settimana dall’esterno mediante una placca posizionata sulla cute soprastante, insomma come avere uno smartphone sul cuore. Un cellulare sì che ti allunga la vita, perché a sentire i commenti dei cardiologi già dalle prime settimane del mini-intervento che non è a cuore aperto, i pazienti riacquistano respiro e potenza corporea migliorando di gran lunga la loro qualità di vita. Il primo impianto di Ccm, ovvero del dispositivo per la Modulazione della contrattilità cardiaca è avvenuto sei mesi fa all’ospedale Mauriziano di Torino.
Ma a chi è destinato questo intervento? “A quei malati, e sono molti – spiega Vasco – con scompenso cardiaco derivato da patologie croniche che non rispondono più alle terapie farmacologica, terapia resincronizzante cardiaca. Ed ancora quei pazienti che non sono candidabili al trapianto di cuore perché per via del superamento dell’età o condizioni avverse di altri organi non possono accedere alle liste per il trapianto”.
Appena poche settimane fa in reparto è stato attivato l’ambulatorio dello scompenso che, con metodiche di avanguardia, programma i controlli per i malati e l’attività svolta permetterà all’equipe di Vasco di studiare una popolazione di pazienti che possono trovare giovamento da una terapia innovativa di questo tipo.
L’insufficienza cardiaca, a sentire i camici bianchi di Cardiologia, costituisce un problema di salute pubblica di enorme rilievo. A soffrirne nel nostro Paese sono 600 mila persone. E si stima che la frequenza raddoppi ad ogni decade di età. Dopo i 65 anni arriva al dieci per cento circa della popolazione anziana e rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale.

Fonte: Giornale di Sicilia

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