Enna, al Duomo “Il Duello dell’ottava Colonna”

Il duello dell’ottava colonna

Un’antica incisione sull’ottava colonna di destra del Duomo di Enna ci racconta una storia di sangue avvenuta la domenica mattina del 9 aprile 1673 in quello che allora veniva definito “il piano della matrice” e cioè nell’attuale Piazza Mazzini.
Pare che due nobili castrogiovannesi: Don Federico Leto e Francesco Polizzi, Barone del Pizzuto si siano affrontati in un duello all’ultimo sangue uccidendosi a vicenda l’uno con “una pistolata” e l’altro con “una sticcata” (un colpo di spada).
Lo storico ennese Paolo Vetri ci racconta i retroscena della vicenda che portò al cruento duello. Ne viene fuori un quadro impietoso della nobiltà di Castrogiovanni del XVII secolo, descritta come debole e imbelle perché “sfibrata dal modo di vivere, aveva smessa l’antica fierezza e tenacità”.

La vicenda trae origine dallo scontro tra i servi dei due nobili per una questione di precedenza ad essere serviti da un venditore di carne. La lite coinvolse presto anche i loro padroni ognuno dei quali giurò che l’avrebbe fatta pagare all’altro reo di cotanto affronto. Tuttavia sia il Cav. Federico Leto che il Barone Francesco Polizzi, entrambi abbastanza vigliacchi, non si spinsero mai aldilà delle roboanti minacce che ognuno proferiva nei confronti dell’altro, e anzi, come afferma Paolo Vetri, “l’uno temeva dell’altro e studiatamente si sfuggivano.”
Ma il destino fu loro fatale e la mattina del 9 aprile del 1673 i due si ritrovarono faccia a faccia nella piazza situata tra il Duomo e la chiesa di San Michele. Lo scontro fu inevitabile e “senza alcuna regola cavalleresca”: si scagliarono l’uno contro l’altro finendo con l’uccidersi a vicenda l’uno vibrando un colpo di spada, l’altro sparando una pistolettata.
All’inizio la contesa sembrò coinvolgere le rispettive famiglie ma ben presto i due clan, preferendo il quieto vivere ad una guerra dall’esito incerto, trovarono un accordo e decisero che la precedenza, da quel momento in poi, sarebbe spettata a turno, una settimana per ciascuna famiglia.
Questa vicenda è giunta fino a noi perché una mano ignota ne volle lasciare traccia, incidendone la storia in una colonna del Duomo, ma quell’antica scritta sta per sparire definitivamente perché sommersa dagli scarabocchi e dai graffi dei tanti e devoti concittadini senza attenzione e senza memoria.
Quell’incisione è un prezioso documento che val la pena preservare, perché non la si protegge?

Michele Pirrera

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