Enna, abusi d’ufficio al Comune, non luogo a procedere per gli ex sindaci Rino Agnello e Paolo Garofalo

Si è chiusa con una clamorosa sentenza di non luogo a procedere per otto dei nove indagati, emessa dal Gup di Enna Elisabetta Mazza, l’udienza preliminare sui presunti abusi d’ufficio del Comune. Tra i nove indagati, per cui la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio, figuravano due ex sindaci, Paolo Garofalo e Rino Agnello. La posizione del nono, il docente Sebastiano Bruno Caruso, indagato in un filone esterno, per una presunta truffa ai danni dell’Università di Catania, è stata invece stralciata e trasmessa per competenza a Catania. Il verdetto è uscito pochi minuti prima dell’una del pomeriggio, dopo circa un’ora di camera di consiglio. L’udienza invece era durata due ore e mezza, nel corso delle quali erano state ammesse le costituzioni di parte civile, pur con delle precisazioni da parte del giudice, e avevano discusso Pm e difese. All’ex sindaco Garofalo, difeso dall’avvocato Michele Caruso, erano contestati due reati. C’era un presunto abuso d’ufficio relativo alla nomina, nel comitato di valutazione, di Claudia Cozzo, ex assessore, e Giuseppe Gagliano (già candidato a una precedente tornata elettorale). L’accusa era contestata a lui in concorso con i due che furono nominati – che sono difesi dagli avvocati Prima Cammarata e Mauro Lombardo – e con l’ex segretario generale del Comune Maria Angela Caponetti, difesa dall’avvocato Mauro Di Carlo. E c’era poi una ipotesi di tentata concussione, per aver tentato di costringere il dirigente dell’Ufficio legale del Comune ad accettare anche l’incarico di dirigente della Polizia municipale. La dirigente però si oppose e la designazione saltò. All’ex sindaco Agnello, difeso dall’avvocato Gaspare Agnello, era contestata – in concorso con gli ex assessori Angelo Chiarandà, Giuseppe La Porta, Claudia Cozzo e Roberto Pregadio, difesi dagli avvocati Dante Tranchida, Patrizia Di Mattia, Cammarata e Agnello – un’ipotesi di abuso d’ufficio per la revoca della costituzione di parte civile nei confronti di alcuni imputati del processo sui cosiddetti “conti truccati” dell’ente. Da quel processo, va ricordato, poi tutti gli imputati uscirono assolti.

Il primo commento è dell’avvocato Patrizia Di Mattia, legale dell’ex assessore La Porta. “Siamo molto soddisfatti del risultato, perché il giudice ha fatto un vaglio attentissimo di tutto l’incartamento processuale e ha notato l’assoluta insussistenza dei fatti – dichiara l’avvocato Di Mattia -. Avevamo sperato che già in sede di indagine fosse prestata maggiore attenzione alle tesi difensive”.

L’avvocato Gaspare Agnello, per l’ex sindaco Agnello, sottolinea: “Il Gup di Enna ha confermato quanto abbiamo sempre sostenuto, cioè l’assoluta infondatezza dei fatti, tanto che l’accusa si è rivelata tale da non potere sostenere un giudizio, perché il fatto non sussiste”. L’ex sindaco Garofalo, dal canto suo, si è detto “assolutamente contento del risultato”. “Ritengo che sia la giusta risposta a chi crede che la giustizia sia distratta – afferma Garofalo – l’attenzione del giudice per l’udienza preliminare è stata proporzionata alla complessità della vicenda, per come veniva rappresentata. Si è pervenuti al giusto esito. Sono contento sia per me che per tutti gli altri coinvolti, anche della giunta precedente, che meritano tutto il mio rispetto e apprezzamento. Attendo – conclude – di leggere le motivazioni per potere aggiungere qualcosa. Per adesso sono felice di sapere che la mia integrità è stata accertata”. Proprio in riferimento all’ex sindaco, si registra pure un commento, nella sua pagina di Facebook, del segretario regionale del PD Fausto Raciti, che ha ricordato come Garofalo non si sia ricandidato a sindaco di Enna proprio per questa inchiesta, date le gravi accuse ipotizzate, che ora sono cadute. “ Paolo si è comportato da persona seria nei confronti della sua città e l’archiviazione è la prova che fosse anche un amministratore attento e perbene – afferma Raciti -. Restano l’amaro in bocca per la possibilità che la città di Enna ha perso e più di un dubbio sulla legge Severino”.

Il Gup, come detto, ha infine ha stralciato e trasmesso a Catania gli atti relativi alla posizione del professore Caruso, a cui è contestato di aver svolto attività professionale – difendendo, tra gli altri, il Comune di Enna al Tar – pur essendo professore ordinario a tempo pieno, per la Procura incompatibile con attività professionali. Caruso è difeso dagli avvocati Carmelo Peluso e Luigi Latino.

Josè Trovato

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