E’ arrivata a Enna la Camminatrice Vienna Cammarota “Voglio raccontare la Sicilia come fece Goethe”

E’ arrivata ieri pomeriggio 30 maggio a Enna la camminatrice sessantottenne Vienna Cammarota, che dallo scorso 28 aprile è in Sicilia per ripercorrere a piedi lo stesso viaggio che fece nell’isola, circa 730 chilometri, lo scrittore tedesco Wolfang Goethe. Il suo cammino siciliano si concluderà il 14 giugno a Messina dove sarà ricevuta dal sindaco della città dello stretto. Ieri Vienna proveniente da Caltanissetta è stata “prelevata” da diversi amici ennesi tra cui gli ambientalisti Giuseppe Amato e il presidente del Circolo degli Erei Franz Scavuzzo ed altri ancora all’altezza di Portella dei Monaci. Dopodichè tutti insieme sono arrivati nel capoluogo al teatro Garibaldi dove ad attenderla c’erano altre persone e l’assessore al Turismo Francesco Colianni. Il pomeriggio è continuato con una visita alla sede del Geoparck Rocca di Cerere. Oggi 31 maggio Vienna che è anche rappresentante dell’Associazione Italiana Guide Ambientali sarà accompagnata alla scoperta della riserva naturale orientata di Montesambughetti Campanito in territorio di Nicosia. Il 2 giugno riprenderà il suo cammino per la Sicilia. Il viaggio continuerà con Calascibetta, Leonforte, Nissoria, Catenanuova, Catania, Aci Castello, Nicolosi, Sant’Alfio, Mascali, Calatabiano, Taormina, Letoianni, Roccalumera, Nizza Sicilia, Itala, Messina. “Non pensavo mai di che in Sicilia ci fossero tutte queste salite e discese – ci dice scherzando – in questo viaggio che sto facendo confermo che quello che diceva Goethe è assolutamente vero – commenta – la Sicilia è la chiave di tutto. Goethe ha raccontato molto della Sicilia, della sua terra usi e costumi. Ed quello che dovremmo fare noi camminatori, viaggiatori, guide quando andiamo in un posto. Quello che mi sta colpendo in modo particolare ad esempio questo contrasto di colori nel paesaggio una sensazione unica. Un’altra cosa importante che sto appezzando in questo viaggio l’ospitalità dei siciliani. Io mi muovo senza nessun supporto tecnologico e quindi per trovare la strada utilizzo il metodo più antico ma nello stesso tempo più efficace domandare alla gente e questa è sempre molto cordiale e gentile ed ospitale. La mia tabella di marcia non è fatta di chilometri ma di obiettivi. E quindi ogni giorno che inizio una tappa mi pongo un obiettivo da raggiungere.

Castro Giovanni, domenica 29 aprile
Oggi abbiamo notato ancor più fertilità e assenza di uomini. E’ arrivato il tempo piovoso, e ci ha reso le condizioni di viaggio molto spiacevoli, dato che dovevamo attraversare alcune correnti molto gonfie. Al Fiume Salso, dove invano si cerca un ponte, ci ha sorpreso una strana soluzione del problema.
Uomini robusti erano pronti e, a due a due hanno preso i muli con i cavalieri e i bagagli in mezzo, e li hanno portati attraversando la parte profonda del fiume su una grande spianata di ghiaia; una volta radunato tutto il gruppo di qua, abbiamo passato nello stesso modo il secondo braccio del fiume, con questi uomini che di nuovo a forza di spinte mantenevano l’animale sulla giusta via in mezzo alla torrente. Lungo l’acqua cresce qualche cespuglio, che però si perde subito verso l’interno della terra. Il Fiume Salso trasporta del granito, un passaggio verso il gneis, del marmo brecciato e monocolore.
Poi abbiamo visto davanti a noi il dorso della singolare montagna sul quale si trova Castro Giovanni e che imprime alla regione un aspetto serio e strano.
Quando abbiamo cavalcato sulla lunga strada laterale, abbiamo scoperto che la montagna è fatta di calcare conchilifero; abbiamo preso dei grandi gusci, ma solo quelli calcinati. Non si vede Castro Giovanni prima di essere giunti completamente in alto sul dorso della montagna, poiché si trova sul versante nord. Questa cittadina bizzarra, la torre e a sinistra a una certa distanza il paesino di Caltascibetta stanno uno di fronte all’altro in un modo assai diretto.
Nella plaine si vedevano le fave in pieno fiore. Ma chi mai avrebbe potuto gioire di questa vista? Le strade sono tremende e anche peggiori, perché una volta erano pavimentate; e ha continuato a piovere. La vecchia Enna ci ha accolto molto sgarbatamente: una stanza nel solaio con ante senza finestre, in modo che o dovevamo star seduti al buio o sopportare nuovamente la pioggia alla quale eravamo appena scampati. Abbiamo mangiato alcuni avanzi delle nostre provviste e passato una notte spiacevole. Ci siamo giurati solennemente di non scegliere mai più una meta lungo la strada solo per via di un nome mitico.
Così J. W. von Goethe scriveva di Enna nel 1787. Enna, allora Castrogiovanni, si presentava ai viaggiatori in uno dei suoi momenti peggiori. Finita la lunga parentesi medievale, incalzata dalla crescita di Caltanissetta ad Ovest e di Piazza a Sud, la città montana si era spopolata, si era trasformata in un paese poco avvezzo alle visite esterne se non per quei momenti in cui ancora si rinverdiva la tradizione delle grandi fiere.
Oggi, esattamente negli stessi giorni dell’anno in cui il nume della letteratura tedesca passava da questi luoghi, Vienna Cammarota, una istancabile viaggiatrice, ha raggiunto Enna. L’abbiamo accolta a Capodarso e con Lei stiamo camminando, rigorosamente a piedi, lungo la strada percorsa dal Goethe.
L’idea è quella di sperimentare modalità di viaggio in cui sia il viaggio stesso la destinazione, l’incontro, il confronto, la condivisione. Speriamo che Enna questa volta stia lasciando il giusto segno.
Buon Cammino Vienna, a presto!
D Giuseppe Amato

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