Dissesto idrogeologico, 210 milioni di investimenti in meno Nasce “Confartigianato Imprese per l’emergenza”

Dissesto idrogeologico, 210 milioni di investimenti in meno
Nasce “Confartigianato Imprese per l’emergenza” a supporto delle prefetture
Solidarietà anche tra artigiani per concludere commesse perse a causa del maltempo
Disastri naturali, tutti i dati dell’Osservatorio economico
Artigiani pronti a scendere in campo, in caso di calamità naturali, per sostenere e potenziare le forze già in servizio, in tema di ricostruzione. È l’iniziativa di Confartigianato Sicilia, dal nome “Confartigianato Imprese per l’emergenza”, dopo la conta dei danni dei nubifragi del mese scorso, un’ondata di maltempo che ha messo in ginocchio la Sicilia portando distruzione e grossi disagi anche ad imprese che non hanno potuto portare a termine le proprie commesse. È scattato così uno studio dell’Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia, da dove emergono dati allarmanti, con un crollo della spesa pubblica locale per gli investimenti, con 210 milioni di euro di investimenti in meno rispetto alla media nazionale, abusivismo in costante aumento e un numero altissimo di lavoratori irregolari nel settore delle Costruzioni.

A supporto di famiglie e imprese che hanno subito i danni causati da frane e/o dissesto idrogeologico, si contano oltre 36 mila imprese artigiane, il 50% dell’artigianato del territorio, che operano per il 68,7% nel sistema casa (fabbricazione di prodotti in legno, fabbricazione di materiali da costruzione in terracotta, produzione di cemento, calce e gesso, fabbricazione di prodotti in calcestruzzo, cemento e gesso, taglio, modellatura e finitura di pietre, installatori di impianti, etc.), per il 27,9% nella riparazione di macchinari, auto, computer e beni personali, per il 3,3% nei trasporti di persone e per lo 0,1% nei servizi di trasloco.

Queste imprese, potenzialmente coinvolte nella riparazione e nella ricostruzione dei danni causati dal cambiamento climatico, sono così distribuite sul territorio: 8.148 in provincia di Catania, 6.435 in provincia di Palermo, 5.748 in provincia di Messina, 3.522 in provincia di Trapani, 3.460 in provincia di Ragusa, 3.091 in provincia di Siracusa, 2.872 in provincia di Agrigento, 1.562 in provincia di Caltanissetta e 1.533 in provincia di Enna.

SPESA PUBBLICA LOCALE PER INVESTIMENTI. In tutta Italia, secondo l’analisi dei dati Eurostat, le perdite economiche per disastri naturali sono ingenti.
Necessarie quindi azioni mirate per combattere i rischi causati dai cambiamenti climatici, in particolar modo facendo nuovi investimenti per le Infrastrutture. In Sicilia emerge una diminuzione della spesa pubblica pro-capite per investimenti che nel 2016 (ultimo dato disponibile), si attesta a 222 euro/abitante, inferiore ai 291 euro/abitante rilevati nel triennio 2012-2014 e ai 264 euro/abitante rilevati nello stesso periodo a livello nazionale. La minore spesa pro-capite sostenuta dalla regione rispetto alla media nazionale determina minori investimenti per 210 milioni di euro.

La minore spesa si traduce in maggiore vulnerabilità del territorio ai cambiamenti climatici e ai disastri naturali che stanno mettendo in forte difficoltà famiglie e imprese dell’Isola.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ispra sull’Isola in zone a media pericolosità idraulica si trovano a rischio 6.211 residenti (0,1% del totale), 2.417 famiglie (0,1% del totale), 4.563 edifici (0,3% del totale), 619 imprese (0,2% del totale) che impiegano 6.006 addetti e 9 beni culturali (0,1% del totale).

Mentre in aree a pericolosità elevata e molto elevata di frane risultano a rischio 55.987 abitanti (1,1%), 23.070 famiglie (1,2% del totale), 31.116 edifici (1,8% del totale), 2.534 imprese (0,9% del totale) che occupano 5.683 addetti e 458 beni culturali (5,6%).

ABUSIVISMO EDILIZIO. Ad amplificare il problema sul territorio siciliano è il numero elevato di edifici abusivi, l’indice che ne misura la presenza è in costante aumento dal 2007 e raggiunge il suo livello massimo nel 2017, pari al 57,7% (quota di abitazioni abusive costruite nell’anno ogni 100 abitazioni legali), valore superiore di 38,1 punti rispetto alla media nazionale (19,6%).

Nella classifica italiana la Sicilia occupa la quarta posizione per valore dell’indice di abusivismo edilizio, dopo Molise con il 71,1%, Campania con il 64,3% e Calabria con il 64,1%. La propensione a questo tipo di attività, disincentiva l’utilizzo degli ecobonus, detrazioni introdotte per favorire interventi finalizzati al risparmio energetico.

LAVORATORI IRREGOLARI. All’abusivismo edilizio si lega un altro fenomeno altrettanto preoccupante, quello del lavoro irregolare, uno dei principali problemi che attanaglia la regione, particolarmente accentuato nel comparto delle Costruzioni che conta (ultimi dati Istat, anno 2015) oltre 21 mila lavoratori irregolari, il 19,7% del numero complessivo di lavoratori non regolari che operano nel settore in tutto il Mezzogiorno (109 mila).

Tra le otto regioni del Mezzogiorno, per numero di lavoratori irregolari delle Costruzioni, la Sicilia è seconda dopo la Campania, che ne conta 35 mila.

RIFIUTI SMALTITI NON ADEGUATAMENTE. L’elevato numero di edifici abusivi a cui è correlato l’altrettanto alto numero di lavoratori irregolari, comporta un altro problema che è quello dei rifiuti speciali dell’edilizia smaltiti in modo non adeguato che reca ulteriori danni all’ambiente che oggi più che mai deve essere tutelato. Attualmente nella regione sono circa 3 milioni di tonnellate i rifiuti speciali prodotti dal comparto, il 23% di quelli dell’intero Sud Italia.

GIUSEPPE PEZZATI, PRESIDENTE REGIONALE CONFARTIGIANATO SICILIA. “Si spendono meno soldi per gli investimenti, e il territorio è sempre più vulnerabile ai cambiamenti climatici e ai disastri. Ciò mette sempre più a rischio famiglie e imprese. Come hanno dimostrato i recenti fatti di cronaca, che hanno visto la Sicilia messa in ginocchio dal maltempo, con danni ingenti e perdita di vite umane. Ci sono oltre 36 mila imprese artigiane – dice Pezzati – che potrebbero operare nei settori delle riparazioni e delle ricostruzioni dei danni causati dal cambiamento climatico. Se solo si sfruttassero questi potenziali, si potrebbe dare una spinta al settore artigiano, in particolar modo a quello delle Costruzioni, in crisi da anni con un calo costante di lavoratori (dal 2008 perse 78 mila unità) ma, soprattutto e da non sottovalutare, si potrebbe regalare maggiore sicurezza a tutte quelle famiglie che vivono in aree a rischio di frane e dissesti idrogeologici. Basterebbe riqualificare l’ambiente in cui si vive. Serve la cultura di cui parliamo sempre, avere rispetto dell’ambiente, delle famiglie e delle imprese per evitare danni, distruzioni e morte. È indispensabile incentivare le ricostruzioni con sgravi fiscali e maggiori investimenti da parte del governo. Manca una strategia di costruzione, i piani regolatori sono necessari, strumenti a cui non si può rinunciare e che vanno studiati con intelligenza ed adeguati al tempo e alle condizioni ambientali. Troppo facilmente si dà la possibilità di condonare – conclude il presidente – e questa è una mal strategia che porta un danno incalcolabile sul territorio”.

CONFARTIGIANATO IMPRESE PER L’EMERGENZA. È l’iniziativa dell’associazione di categoria che mette a disposizione delle prefetture, come pronto intervento sul territorio, le maestranze altamente specializzate, delle proprie imprese. Artigiani pronti a scendere in campo, in caso di calamità naturali, per sostenere e potenziate le forze già in servizio, in tema di ricostruzione. E non solo. Le imprese di Confartigianato, sono pronte a sostenersi a vicenda, nel caso in cui i disastri ambientali, rischiano di mettere in ginocchio l’economia di un’azienda stessa.

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