Dall’intelligenza collettiva del gregge alle comunità nel tempo dell’epidemia. Di Marco Milazzo, presidente associazione Vita 21 Enna

Dall’intelligenza collettiva del gregge alle comunità nel tempo dell’epidemia.
Di Marco Milazzo, presidente associazione Vita 21 Enna
Gli studiosi dei comportamenti degli animali che hanno osservato le dinamiche delle greggi, parlano di intelligenza collettiva come quella “strategia di cooperazione all’interno di un gruppo che permette di collaborare unendo le competenze e l’affidabilità dei singoli”. In questo modo il gregge può perseguire tre obiettivi: difendere i più deboli, sopravvivere ai predatori e mangiare. E già solo questo è molto interessante.
La parola gregge oggi però è molto più associata ad immunità.
L’immunità di gregge è un meccanismo che si instaura all’interno di una comunità per cui se la grande maggioranza degli individui è vaccinata o ha sviluppato spontaneamente immunità, limita la circolazione di un agente infettivo, andando in questo modo a proteggere anche le persone più fragili che non possono sottoporsi a vaccinazione, magari per particolari problemi di salute.
Come si instaura l’immunità di gregge? L’immunità di gregge si costruisce in due modi: o con il vaccino o in modo spontaneo, come accade per la “normale” influenza. Gli scienziati ancora non si sono pronunciati sulla disponibilità di un vaccino e sulla relativa possibilità di sviluppare immunità come conseguenza della Covid 19. Per questo motivo il principio dell’immunità di gregge, che Boris Johnson aveva colpevolmente prospettato come strategia per arginare gli effetti dell’epidemia, non è applicabile. Le centinaia di migliaia di vittime di cui il premier inglese aveva parlato come prezzo da pagare per difendere il resto del suo popolo, sarebbero state un sacrificio drammaticamente inutile e infinitamente penoso. Per fortuna il sempre poco pettinato primo ministro inglese è ritornato sui suoi passi, applicando il “modello Italia” alla sua nazione. E’ sembrato che gli inglesi lo abbiano perdonato velocemente ricordando il successo ottenuto con la Brexit: tutto è poco di fronte all’indipendenza.
Il vaccino del comportamento. In attesa di un vaccino da inoculare, stiamo ottenendo un effetto analogo modificando i nostri comportamenti. Così come l’immunità anticorpale respingerà la Covid 19, anche tutte le azioni che ormai ben conosciamo e che stiamo mettendo in atto servono a bloccare la possibilità della SARS-CoV-2 di farsi strada nella popolazione. Questi comportamenti – una sorta di immunità di gregge comportamentale – riducono la trasmissibilità della Covid 19 e proteggono le fasce più a rischio della popolazione. Come un vaccino, ma disponibile da subito.
Gregge o comunità? Riporto un passaggio di un’intervista al prof. Alberto Montanari, direttore scientifico dell’ospedale Humanitas, rilasciata a Sky Tg 24 solo qualche giorno fa: “Preferisco parlare di una immunità della comunità, non mi piace sentirmi una pecora. A me piace sentirmi un membro di una comunità solidale e di una comunità solidale che difende i più deboli, nel nostro caso le persone più anziane”.
Le comunità stanno prendendo coscienza di una nuova dimensione, che speriamo le caratterizzi anche dopo l’emergenza: quella di avere in sé tutti i mezzi per fare fronte ad ogni circostanza negativa che possa svilupparsi in essa. Ma perché ciò avvenga servono almeno tre cose: che ciascuna persona che le compone consideri la propria vita e i propri comportamenti in relazione ai propri simili, che si dimostri affidabile rispetto alle consegne utili per la collettività e che metta a disposizione di tutti le proprie competenze. Questo, in fondo, lo abbiamo già appreso dalle pecore.
Marco Milazzo
Pres. Associazione Vita 21 Enna

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