Confagricoltura Sicilia su dichiarazioni del commissario europeo Phil Hogan

Mentre nella Sicilia sud orientale monta la protesta per una crisi commerciale che sta duramente colpendo i prodotti simbolo della cosiddetta fascia trasformata, con prezzi all’origine al di sotto dei costi di produzione, da Bruxelles giunge la precisazione del Commissario Europeo, Phil Hogan che nulla sarà fatto in relazione alla rivisitazione degli accordi di libero scambio con il Marocco.

A supporto di questa tesi il massimo responsabile dell’agricoltura europea snocciola i dati riguardanti le importazioni del pomodoro marocchino che non hanno superato i contingenti mensili previsti dall’accordo.

“Bella risposta commentano i vertici della Confagricoltura siciliana da sempre schierati per una rivisitazione degli accordi commerciali. Accordi tarati esclusivamente sulle produzioni mediterranee, di cui la Sicilia è la massima espressione produttiva, e che non tengono conto delle conseguenze di ordine economico che queste disposizioni unilaterali stanno provocando all’agricoltura regionale.

Il problema non è – precisano ancora dalla Confagricoltura siciliana – se il Marocco ha superato o meno il 100% della quota mensile prevista, ma i risultati che questa concorrenza genera al settore che la subisce e che è obbligato ad operare in un sistema comunitario con regole stringenti e costi contrattuali diversi”.

Le trattative europee con altri Paesi extracomunitari, dove le merci di scambio non sono le cosiddette produzioni mediterranee, vengono portate avanti con i piedi di piombo stando attenti a tutte le possibili distorsioni economiche. Quando si tratta invece di olio, agrumi ed ortofrutta non si applica lo stesso livello di attenzione.

Al Commissario Hogan che è uscito fuori tema, forse a causa di una traduzione sbagliata del quesito, si è chiesta la revisione degli accordi, introducendo aspetti legati alla reciprocità ed alla compensazione a favore delle produzioni oggetto della concorrenza.

L’accordo con il Marocco, stipulato da più tre anni e recentemente impugnato dall’Alta Corte di Giustizia Europea, una volta entrato a pieno regime sta creando quelle difficoltà che già da diversi mesi denunciano con rabbia e disperazione gli agricoltori di una delle zone agricole più evoluta e moderna dell’isola.

Non va poi dimenticato come nell’ambito dello scacchiere internazionale le politiche delle sanzioni e delle aperture commerciali abbiano sempre come merce di scambio le produzioni mediterranee.

Secondo una recente indagine dell’Ufficio Studi di Confagricoltura ammonta a 241 milioni di euro il danno economico subito dall’agricoltura italiana nel 2015 a causa della chiusura delle frontiere con Mosca. Non è ancora dato sapere quanto inciderà l’apertura di credito commerciale alla Turchia.

Intanto, conclude la Confagricoltura siciliana, il pomodoro ciliegino nell’area del ragusano non riesce a superare la soglia di 30 centesimi/chilo, rendendone antieconomica persino la raccolta.

Segnali non incoraggianti anche per l’altra produzione messa in concorrenza dalle disposizioni comunitarie, ovvero l’agrumicoltura che oltre ai problemi commerciali si trova ad affrontare le anomalie climatiche.

In questo quadro abbastanza complicato non è poi da sottovalutare il recente via libera votato dalla competente commissione parlamentare europea per l’incremento delle importazioni di olio d’oliva dalla Tunisia. L’unico lato positivo, al momento, proviene dal fronte dei controlli che, specialmente per l’olio, stanno dando ragione a tutte le preoccupazioni manifestate riguardo l’aumento di operazioni speculative e di frodi commerciali.

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