Confagricoltura Sicilia su campagna semina grano

CAMPAGNA DI SEMINA: INCERTEZZE TRA I CEREALICOLTORI

 

 

Una crisi, quella del grano duro siciliano, immediatamente  imbavagliata con l’emanazione di una serie di iniziative rimaste, a distanza di mesi, quasi tutte sulla carta.

Di questo argomento si ricomincia a parlare, con particolare insistenza, ora che si avvicina  il momento di effettuare le nuove semine autunno/vernine.

“Presso le nostre sedi provinciali – sottolinea il presidente della Confagricoltura siciliana, Ettore Pottino – giungono quotidianamente numerose richieste di consigli e pareri sulle varietà cerealicole da coltivare per non incappare in una nuova disfatta economica.

Domande a cui non sappiamo dare risposte attendibili a causa di uno scenario economico complesso e per la mancanza di valide tutele comunitarie in grado di garantire un livello minimo di reddito.

E’ su quest’ultimo punto che monta la rabbia dei produttori i quali, per le stesse direttive comunitarie e nazionali, si trovano costretti ad operare in una giungla, sempre più fitta, di disposizioni di ordine sanitario, di sicurezza del lavoro ed alimentare, in materia di collocamento e di adempimenti burocratici in generale”.

C’è poi parecchio malumore per la sensibile ripresa del prezzo del grano duro di questi ultimi giorni, ritenuta una ulteriore penalizzazione in quanto tali aumenti non fanno altro che ripercuotersi  immediatamente sul prezzo del grano da seme.

Le quotazioni dello stesso prodotto vanno giù quando viene venduto e su quando gli stessi agricoltori lo ricomprano trattato per la semina.

“Il sentimento che più si sta diffondendo – aggiunge Pottino – è quello del disamore nei confronti di un lavoro che non è più ritenuto gratificante, sia in termini economici che di attenzione da parte della politica e della collettività.

Immaginiamo per un solo momento come potrebbe essere la Sicilia senza la presenza attiva degli agricoltori sul territorio, quando già adesso fuoco ed alluvioni sono le calamità più ricorrenti.

E poi l’impatto sociale su intere comunità delle aree interne dove le uniche entrate economiche sono rappresentate dalle pensioni di vecchiaia e dalle giornate agricole”.

“Per quanto ci riguarda – prosegue il presidente della Confagricoltura regionale – ci sforzeremo di dare sempre un quadro reale della situazione che il più delle volte, salvo qualche rara eccezione, è sempre a tinte fosche”.

Tornando alla crisi del grano duro la Confagricoltura siciliana non chiede altro di dar seguito alle proposte contenute nell’atto di indirizzo formulato dalla Giunta regionale all’indomani del crollo del prezzo, crollo  che ancora persiste.

In Sicilia sono quasi 300 mila gli ettari investiti mediamente a grano duro, la quasi totalità ubicati in zone dove non è possibile effettuare, per condizioni ambientali ed agronomiche, produzioni alternative.

Il pregio del prodotto siciliano è quello dell’assenza di micotossine il fungo che produce effetti nocivi per l’uomo. “Nonostante questo “jolly” – commenta amaramente Pottino – in Sicilia non si riesce a concludere un vero accordo di filiera con la conseguenza che si riducono progressivamente  sia  le superfici agricole ma anche gli insediamenti industriali, come molini e pastifici”.

 

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