Confagricoltura Sicilia lancia un ulteriore allarme sul Psr

Grande preoccupazione. Questo, in estrema sintesi, il giudizio  del Consiglio Direttivo della Confagricoltura regionale, riunitosi d’urgenza, sull’attuale difficile situazione in cui versa il settore primario siciliano.

Ciò che più scoraggia, hanno rimarcato i dirigenti dell’organizzazione, è la totale assenza di  interlocuzione  politica, la cui classe risulta perennemente impegnata in campi diversi da quelli propriamente istituzionali. Da un rimpasto all’altro, operazioni quasi sempre annunciate con grande anticipo ed il cui effetto immediato è quello di demotivare gli assessori in attesa di passare il testimone, la Sicilia rischia di trovarsi in un mare di macerie.

La Confagricoltura siciliana ha posto in particolare l’attenzione sulla programmazione comunitaria, al momento l’unica fonte finanziaria in grado di favorire gli investimenti. La nuova, quella relativa al periodo 2014/2020, tarda ad essere approvata,  mentre  quella in via di conclusione rischia di trasformarsi in una “caporetto”  per coloro che vi hanno partecipato. Infatti, molti decreti relativi alle cosiddette “misure ad investimento” sono stati emanati con notevole ritardo mentre è rimasto invariato il termine per la definizione delle opere da realizzare. In questa corsa contro il tempo gli agricoltori si sono trovati di fronte ostacoli insormontabili come quelli legati alla concessione dei crediti, dove gli istituti di credito hanno vestito i panni sia del Dr. Jekyll che di Mr. Hyde, ed alle avverse condizioni climatiche che non hanno favorito il regolare svolgimento dei cantieri. Su questo tema, in mancanza di interlocuzione da parte della Regione, la Confagricoltura siciliana si è attivata per portarlo all’attenzione del livello nazionale chiedendo l’attivazione della norma di riconoscimento della causa di forza maggiore per calamità naturali, nonché l’attivazione delle procedure previste dall’altro programma comunitario, PO FESR, che stabilisce il termine del 31 dicembre 2015 per la conclusione delle opere, rinviando ad un momento successivo tutta la fase relativa alla rendicontazione.

“Il problema veramente grave, e  forse non  compreso abbastanza – hanno rilevato i dirigenti della Confagricoltura siciliana – non è tanto quello della restituzione delle somme non spese dalla Regione, fatto rilevante ma di cui non devono rispondere gli imprenditori, bensì il prelievo forzoso, a causa del probabile sforamento delle scadenze, delle anticipazioni già erogate ai beneficiari delle misure. In pratica, senza una proroga ragionevole sui termini di conclusione degli investimenti, si aggiungerebbero altre macerie a quelle già esistenti indebolendo ulteriormente il già fragile tessuto produttivo e la voglia di  fare impresa e creare sviluppo in Sicilia”.

Il Consiglio ha poi affrontato la situazione all’indomani dell’allarme lanciato dall’OMS sul rischio alimentare per alcuni tipi di carni. Oltre alla necessità di una informazione chiara, e ciò per evitare eccessivo allarmismo, l’organizzazione degli agricoltori ha puntato l’indice nei confronti dell’Unione Europea che in questo ambito è stata totalmente assente non dando, così come invece avviene per altri ambiti meno importanti, precise prescrizioni ed orientamenti.

“Si è puntato – ha evidenziato il presidente della Confagricoltura siciliana, Ettore Pottino – più sul benessere degli animali che non su quello degli uomini. Occorre quindi che l’UE corra subito ai ripari per colmare questa lacuna attivando misure in grado di riportare ordine in un settore vitale per la nostra economia e puntando sulla ricerca scientifica senza pregiudizi e falsi preconcetti. Forse – ha concluso Pottino – sarebbe stato meglio un impegno concreto su questo fronte che non su argomenti, fonti di posizioni  ideologiche,  come gli OGM”.

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